ADERISCI A CONVERGENZA SOCIALISTA

TESSERAMENTO E PARTECIPAZIONE

Convergenza Socialista è il partito socialista italiano richiedente adesione al Partito della Sinistra Europea.

Convergenza Socialista è il partito della rivincita del socialismo sul capitalismo finanziario che, anche in Italia, sta producendo danni inestimabili in termini di miseria, povertà, disoccupazione, peggioramento della qualità della vita dei cittadini.

Tesserarsi a Convergenza Socialista significa darsi da fare e non solo stare a guardare.

Tesserarsi a Convergenza Socialista significa essere partecipi, e non più solo testimoni, del proprio futuro e accendere la speranza nelle generazioni future.

Come è scritto sulla nostra tessera per il 2016:

Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli

Aderisci, quindi, a Convergenza Socialista.

Cliccando su questo link troverai tutte le informazioni relative al tesseramento.

https://convergenzasocialista.com/adesione/

Fai conoscere il partito anche ai tuoi amici e contatti.

TERREMOTO CENTRO ITALIA: IL NOSTRO PENSIERO ALLE VITTIME

Il pensiero del partito della Convergenza Socialista va alle vittime, ai feriti ed a tutti coloro che nella notte sono stati colpiti da diverse scosse di terremoto nell’Italia centrale. Alcuni paesi sono stati parzialmente annientati e molto ci sarà da fare per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite ed iniziare la ricostruzione.

Altro lavoro, certamente strategico, dovrà essere quello di rinforzare l’Italia nelle sue costruzioni storiche, certamente non idonee a sopportare scosse come quella di ieri notte. E’ un lavoro arduo, di lungo periodo, ma che andrà fatto poiché il nostro Paese è quasi tutto ad alto rischio sismico.

REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO VUOL DIRE ANCHE REDISTRIBUZIONE DEL TEMPO DI VITA

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento sulle politiche del lavoro e pensioni

Difficoltà sono state incontrate, molte ancora non risolte, da parte del governo nel disciplinare una nuova forma di rapporto di lavoro che, grazie alla telematica, rende possibile un approccio al mondo del lavoro decisamente più intelligente: smart work, liberamente tradotto in “agile”, evidentemente per contrapporlo al suo opposto “rigido”.

Conciliare tempi di vita e di lavoro a favore dei primi, decisamente più penalizzati in termini di bisogni sociali, è stato un obiettivo sino ad oggi ricercato soprattutto per coloro che avevano particolari emergenze familiari o personali, non estendibile in via di principio a tutti i lavoratori. Quando studi accademici hanno dimostrato che ne avrebbe beneficiato anche la produttività del lavoro in termini di costi, salari e profitti (quella sociale ne beneficia già dalla mera conciliazione dei tempi), allora si è allargata la cerchia degli utenti potenziali, tra cui il pubblico impiego.
Quest’ultimo, ancora ristretto in ambiti lavorativi gerarchici e compartimentali nelle mansioni, organizzativamente e culturalmente è testimonianza di archeologia industriale.
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UNIVERSITA’ STATALI E RICERCA PUBBLICA IN ITALIA: UNA SITUAZIONE MOLTO DIFFICILE

di Daniele Colognesi, Dipartimento sulle politiche per l’università e la ricerca

Pochi mesi fa è stato presentato ufficialmente un grosso volume che racconta in modo particolareggiato, con cifre, tabelle e grafici, lo stato di salute degli studi universitari e della ricerca scientifica nel nostro paese. Si tratta del secondo rapporto biennale dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), una realtà costituita da esperti di nomina governativa e quindi assolutamente non sospetti di faziosità o di partigianeria anti-establishment (anzi, se mai dell’opposto). Eppure il quadro dipinto dall’ANVUR è assai preoccupante, peggiore di quello di due anni fa: (i) è basso il numero delle immatricolazioni; (ii) la percentuale di laureati e dottorati resta scarsissima rispetto alla media dei paesi dell’area OCSE (essenzialmente quelli economicamente più sviluppati); (iii) diminuisce il numero dei professori e dei ricercatori. Il dato meno sconfortante è quello (vi) secondo cui, almeno per ora, la ricerca scientifica italiana, nonostante un certo rallentamento, continua a essere a un buon livello rispetto alla media europea. Ma vediamo brevemente di cosa si tratta, riassumendo e commentando in poche righe le recenti analisi del giornalista scientifico Sandro Iannaccone apparse sulla rivista telematica Wired.
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UNA SPERANZA AMERICANA NELL’ERA POST-SANDERS

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

Molti socialisti italiani, oggi, incensano Sanders per il suo senso di responsabilità nell’aver appoggiato Hillary Clinton alla DNC, Democratic National Convention. Io penso, invece, che Sanders abbia commesso un errore strategico, in termini politici, enorme.

Prima di tutto, dobbiamo partire dal fatto che le piattaforme politiche di Sanders e di Clinton erano diverse, a tratti diversissime, sull’aspetto bancario, economico e soprattutto finanziario. Ma non solo.

Clinton è il candidato dei poteri forti, di tutti, da Wall Street ai militari, dalle multinazionali all’industria per la difesa ed armamenti, dalle star di Hollywood ai grandi media (probabilmente solo Bill O’Reilly della Fox News è vicino a Trump), e il candidato vice presidente appena nominato, Tim Kaine, supporta una spinta deregolamentazione del sistema bancario americano, già ampliamente deregolamentato da Bill Clinton il quale, nel 1999, volle e firmò la Gramm-Leach-Bliley Act* che rimuoveva le differenze tra banche commerciali e banche d’investimento. Legge ritenuta ormai la causa principale della crisi sistemica del sistema bancario e finanziario del 2008.
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DIRITTO! APPUNTO, DIRITTO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Abitare, nelle società primitive, voleva dire costruire la propria casa nel luogo più consono, magari non da soli, creando comunità e gruppi, ma il diritto all’abitare era insito nel fatto d’essere nati e di calpestare la faccia sorridente della Madre Terra.

Nel neolitico delle Società Gilaniche e del Principio Femminile, negli anni, nei secoli misteriosi della Dea Madre, delle società circolari e senza potere, abitare non era nemmeno un diritto era molto più semplicemente, normale.

Solo l’evoluzione, ammesso che si possa chiamare tale, dell’arbitrario concetto di proprietà, stabilito dagli uomini del ferro e della filosofia Greca ed Occidentale, venuti dal Nord e Dall’Ovest modificò questo assioma, che pure perdura arrivando sino a noi. Occupando un suo spazio più che doveroso nella nostra carta costituzionale.
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4.6 MILIONI DI POVERI. UN NUMERO CHE DOVREBBE FAR PAURA

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

4.6 milioni di poveri, sono una cifra da medioevo, significa povertà diffusa, visibile, tangibile. Verificabile nella pratica quotidiana, avendo la cura di alzare lo sguardo dal proprio piatto e dal proprio ombelico.

Per una Nazione occidentale che si vanta di essere Primo Mondo una vergogna assoluta, sono cifre che contraddicono senza alcun dubbio le affermazioni arrembanti ed illusorie del nostro Principe Rottamatore Fiorentino e della sua Favorita o dei suoi scherani che ci parlano di una ripresa dietro all’angolo e di famiglie, addirittura arricchite dalla crisi.

Lo ripeto 4.6 milioni di poveri assoluti, conclamati, al di sotto del limite di povertà. Quante famiglie, non rilevate e non dichiarate in difficoltà? Quanti i poveri relativi o gli impoveriti?
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UNA RIFORMA INSUFFICIENTE, NON PENSATA PER LA GENTE MA PER IL PROFITTO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Si può ancora chiamare riforma? Una legge pensata, non già per risolvere i problemi di chi maggiormente soffre, ma semmai per ottimizzare i profitti?

Una legge che non parte né dalla riqualificazione del patrimonio, che non affronta le tematiche del bisogno se non per porci un argine numerico e statistico limitando al 20% del totale degli assegnatari quelli provenienti da segnalazioni d’urgenza e di reale emergenza.

Una legge che limita la possibilità di intervento dei comuni ad ogni livello, da quello costruttivo, a quello della creazione dei bandi di assegnazione. Che estranea il tessuto sociale dal controllo dei criteri di assegnazione. Che apre la strada all’intervento privato ad ogni livello, dalla proprietà dei beni alla manutenzione.
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SISTEMA BANCARIO ITALIANO. IN EUROPA SIAMO ALLA RESA DEI CONTI

di Manuel Santoro, Segretario nazionale

“La eccezionale gravità della recessione ha inciso significativamente sulla qualità degli attivi delle banche italiane, divenuta il principale fattore di vulnerabilità del sistema. A fine giugno i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18 per cento del totale.”
Indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano. Audizione di Carmelo Barbagallo. Roma, 9 Dicembre 2015

Il 18% dei prestiti bancari in Italia sono, quindi, ‘cattivi’. Tale percentuale che corrisponde a 360 miliardi di euro di crediti ‘cattivi’, non performanti, è più di tre volte i prestiti bancari ‘cattivi’ degli Stati Uniti su base percentuale, nel 2009, al culmine della crisi finanziaria.
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