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IL PERCHE’ DI “CONVERGENZA SOCIALISTA”

Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 si cominciò a discutere, anche in Italia, della situazione politica della sinistra cilena. Si mise in evidenza, allora, come in Cile la sinistra fosse divisa tra due aree: una comunista, essenzialmente composta dal Partito Comunista e da gruppi filo sovietici ed una socialista, composta dal filone del socialismo storico.

Il processo politico che si tentò di avviare all’epoca consistette nel far convergere questi due grandi filoni in un’unica soggettività politica che rappresentasse, nella sua interezza, l’interesse del popolo cileno. L’idea della “convergenza socialista” presupponeva una grande prova di pluralismo delle idee, trasparenza dei metodi e democrazia interna.

Scriveva Basso in tal proposito: “Principalmente partiamo dalla constatazione che nelle lotte sociali cilene degli ultimi cinquanta anni sono presenti due grandi componenti ideologico-politiche: una comunista (che si identifica con quello che possiamo chiamare il comunismo storico), e l’altra socialista. A nostro giudizio, questo parallelismo non ha ostacolato l’esperienza politica della classe operaia, al contrario l’ha arricchita, ma mentre la prima tendenza ha raggiunto una considerevole coesione dottrinale e organizzativa, la seconda non è stata capace di esprimersi con sufficiente chiarezza. C’è di più, questa confusione ideologica, la moltiplicazione dei centri di direzione e le divergenze di linee di azione l’hanno condotta ad una crescente sterilizzazione politica, originando un grande vuoto all’interno delle forze che combattono contro la dittatura militare. Per questi motivi, creare un’opportunità per verificare il grado attuale di convergenza delle diverse componenti socialiste non è un obiettivo solo utile, ma necessario”.

Oggi, naturalmente, non combattiamo contro una dittatura militare ma potremmo affermare che lottiamo contro il solidificarsi di una dittatura politico-finanziaria i cui risvolti egoistici sono in costante accelerazione. Inoltre, oggi in Italia, non siamo più in presenza di due grandi aree rappresentative delle istanze popolari ma testimoniamo lo sgretolamento atomistico di quelle aree della sinistra storica e, di conseguenza, la moltiplicazione esponenziale dei centri di direzione. Consideriamo, inoltre, che i punti di riferimento geo-politici sono cambiati rispetto ai tempi di Basso e, nel tempo, le forze della sinistra storica italiana hanno raggiunto i loro minimi in termini di militanza e di voti. Oggi, paradossalmente, è proprio la massa delle individualità non incanalate in soggetti politicamente organizzati ad essere di gran lunga maggioranza all’interno di quel che rimane della sinistra italiana. In questa situazione politica frastagliata ha senso, quindi, verificare il grado attuale di convergenza all’interno della galassia socialista? Ha senso riprendere il discorso di una convergenza socialista in Italia?

Ha senso riprendere il discorso di una convergenza socialista in Italia?

A mio parere, sì. Non provarci significherebbe rimanere fuori dalla storia soprattutto in un mondo in cui i popoli rivendicano la necessità di un’azione socialista.

E’ in quest’ottica che sorge l’idea di “Convergenza Socialista” e dei suoi intenti politici.

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