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UNA RINNOVATA POLITICA INDUSTRIALE TRA LAVORO E CRESCITA ECONOMICA

Ridefinire le direttrici di una politica industriale, ecologicamente compatibile, nel nostro Paese è a dir poco necessario se si vuole affrontare con coraggio e senza illusioni il problema del lavoro e della crescita economica.

Oggi l’Italia sembra arenata, senza un minimo di pianificazione per il futuro.

Oggi l’Italia sembra arenata, senza un minimo di pianificazione per il futuro. Una mancanza che ci pone in ritardo rispetto ad alcuni dei più importanti Paesi europei quali la Francia, la Gran Bretagna e la Germania.


L’Italia è un Paese con un tessuto produttivo composto prevalentemente da piccole imprese e, quindi, piccoli investimenti, che per troppo tempo si è convinta che bastassero milioni di partite Iva (Tremonti dixit) per una economia competitiva e sostenibile.

Purtroppo non è così, e in un mondo globalizzato, ad alta competitività industriale con enfasi sull’export, attivare i grandi poli dell’economia italiana nei settori dell’informatica, della chimica, della farmaceutica, dell’elettronica, e via discorrendo, diventa prioritario.

Per tre motivi:

Primo: una galassia di piccole-medie imprese puntellate da grandi centri dell’innovazione industriale e dell’avanzamento tecnologico è in grado di sopravvivere a momenti di lunga crisi poiché continua ad attingere commesse, e quindi lavoro, da chi può competere globalmente in momenti difficili.

Secondo: i grandi poli dell’economia contribuiscono enormemente alla crescita professionale di risorse umane altrimenti perdute.

Terzo: solo un tessuto produttivo con grandi punti di riferimento può sperare di risollevare un’economia di piccole-medie imprese impantanate in una crisi profonda.

Sfruttiamo, allora, gli assist che ci vengono dall’Europa e, quindi, le direttive europee definite in “Europa 2020” in cui la Commissione Europea ha riassunto alcuni aspetti importanti in materia di politica industriale verso cui gli Stati membri sono “invitati” a convergere: investimenti nelle nuove tecnologie e nell’innovazione, miglioramento delle condizioni di mercato, sostegno all’accesso ai finanziamenti, sostegno agli investimenti in capitale umano e competenze.

In questo contesto, l’Italia dovrebbe puntare su tre priorità di crescita economica individuate nello sviluppo economico basato sulla conoscenza e sull’innovazione; nella promozione di un impianto economico più efficiente, più competitivo ed ecologicamente compatibile da un punto di vista delle risorse; nella valorizzazione di una economia ad alto tasso di occupazione che favorisca una maggiore coesione sociale e territoriale.

Per il raggiungimento di questi obiettivi ci si pone alcune iniziative tra cui tre reputo fondamentali. Punti che il nostro Paese dovrebbe perseguire. Favorire una politica con lo scopo di sviluppare una base industriale solida e sostenibile in grado di competere globalmente; creare un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro modernizzando i mercati occupazionali e permettere ai lavoratori di migliorare le proprie competenze; definire una piattaforma europea contro la miseria ridistribuendo in modo equo i benefici della crescita e i posti di lavoro.

Questi punti sono già stati definiti dalla Commissione europea in “Europa 2020”. Andrebbero solo attuati con una pianificazione di lungo periodo.

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