OCCUPAZIONE. SANTORO: NON ABBIAMO BISOGNO DI POLITICHE ANNACQUATAMENTE RIFORMISTE

OCCUPAZIONE. SANTORO: NON ABBIAMO BISOGNO DI POLITICHE ANNACQUATAMENTE RIFORMISTE

L’Italia dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2014, secondo Bruxelles. Il Governo Renzi, invece, prevede una crescita del PIL dello 0,8%.

“La crescita del Paese sembra sarà graduale”, interviene Manuel Santoro, coordinatore di Convergenza Socialista, “e, secondo Bruxelles dovrebbe attestarsi su livelli inferiori rispetto a quanto dichiarato dal nostro Governo. Numeri comunque bassi e sicuramente non sufficienti affinchè ci si avvii verso una vera ripresa del mercato del lavoro, senza la quale una estesa crescita economica sarebbe impossibile ”.


“Dico questo”, continua Santoro, “ perché, leggendo i dati Istat sul livello occupazionale e sulla salute del nostro mercato del lavoro, ci si rende conto come l’Italia abbia bisogno di ben più ampi margini di crescita per sperare in un futuro sociale diverso e certamente più roseo. Il problema, naturalmente, non è solo italiano ma europeo”.

“Diciamoci la verità. Necessitiamo di ampie riforme strutturali che questa Europa non vuole. Non le vuole la Germania e, di conseguenza, neanche il nostro Governo, allineato, come i precedenti, alle politiche economiche tedesche. Le stime di crescita previste sotto il punto percentuale non danno alcuna speranza per un futuro migliore visto anche che il tasso di disoccupazione del Paese dovrebbe attestarsi intorno al 12,7%, in aumento rispetto all’anno scorso. Il dato preoccupante, però, è nel tasso di disoccupazione di lungo periodo, vale a dire in quell’indice che misura il numero delle persone in cerca di occupazione da più di un anno”.

“I disoccupoati di lungo periodo”, continua Santoro, “sono in costante aumento in Italia. Oggi ci attestiamo intorno al 56% del totale dei disoccupati rispetto al 45% di inizio crisi. Il dato che dovrebbe far riflettere e che emerge chiaramente dai dati Istat è che la percentuale maggiore di disoccupati di lungo periodo continua a risiedere nel sud Italia. Era al 55% del totale nel 2007 ed è oggi accresciuta di dieci punti percentuali”.
“I due punti fermi”, conclude Santoro, “chiari da tempo, almeno per noi, sono che le politiche annacquatamente riformiste non risolveranno mai i difetti strutturali del Paese, e che per risollevare l’Italia da un stato di degrado sociale evidente bisogna passare da una “rivoluzione politica” europea”.

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