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UN GOVERNO INADEGUATO AL MOMENTO STORICO

UN GOVERNO INADEGUATO AL MOMENTO STORICO

di Manuel Santoro

Il Governo italiano chiede aiuto alla BCE. Avendo sovrastimato il PIL di diverse spanne, Renzi e Padoan chiedono conforto a Draghi il quale avrebbe il “compito” di evitare, al peggio, un avvitamento al ribasso dell’inflazione cementificando quello stato di fatto che chiamasi deflazione. Ma la BCE non è la Federal Reserve ed i miracoli difficilmente avvengono, soprattutto se l’unico mezzo per evitare effetti deflazionistici è l’abbassamento, già di per sé ai minimi, del tasso d’interesse.

Padoan, dal canto suo, ribadisce quello che ogni Ministro dell’Economia ha sempre detto e ridetto. Ci vuole tempo (2 anni) per verificare gli effetti delle riforme di renziana memoria. Ma fra due anni saremo totalmente immersi in quella gran bella fregatura che prende il nome di Fiscal Compact.

Quindi, tra la volontà del Governo ad una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro ed una tendenza ad ascoltare voci pro-tedesche (Guido Tabellini, l’esponente più autorevole della cabina di regia economica che Matteo Renzi vorrebbe a Palazzo Chigi) per una diminuzione dei salari e, contemporaneamente, una diminuzione della tassazione alle imprese, tra un accentuarsi del processo di svalutazione interna e un inaridimento dei consumi complessivi, l’Italia non è proprio messa bene ed il futuro richiede, ora si, un cambio di verso in chiave, però, anti-renziana.

Il renzismo o, più propriamente detto, “cambio verso” ci accompagnerà, invece, diritti al baratro senza alcuna possibilità di virare.

Ripensavo, infatti, ai suggerimenti di Tabellini, all’attenzione del Governo, di perseguire contemporaneamente sia una politica di diminuzione dei salari e dei costi in una sorta di svalutazione interna per rendere più competitivi i beni prodotti in una ottica pro-export, sia una politica di abbattimento della tassazione sulle imprese. Entrambi punti pro-aziendali, pro-tedeschi e mercantilistici, e nessuno di essi pro-lavoratori.

Colui che lavora, sempre in una ottica mercantilistica e “germanica” pro-export, diventerebbe sempre più schiavizzato, con un salario più leggero, un potere d’acquisto più snello e con la cronica incapacità di acquistare ciò che produce. In questa ottica, dovrebbero essere gli “stanieri”, e solo loro, a dover risollevare la produttività delle aziende italiane mortificando così la domanda interna, già piatta. Nessuno però dice che, in Europa, compra più nessuno. Certo, ci sono altri mercati ma, tendenzialmente, su quelli gli europei non competono per i costi del lavoro estremamente bassi.

Al contrario di Tabellini e del Governo Renzi, la cui proposta è irricevibile, la crescita economica va ricercata del rinvigorimento della domanda interna attraverso una minore tassazione su famiglie ed imprese, con un progressivo aumento dei salari, maggiori investimenti strategici pubblici che ci consentano di ripianificare una politica industriale importante ed ecologicamente compatibile, e sostenere lo sforzo “economico” del Paese con l’istituzione di un sistema finanziario e bancario pubblico e “socialmente utile” per riavviare il credito ed evitare tassi bancari d’usura. Sforeremo così il patto di stabilità? I patti possono essere sempre rinegoziati e, se serve a milioni di donne ed uomini, rotti.

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