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E SE DESSIMO CORPO A UN IPOTETICO ‘MODELLO DIOMEDE’?

di Rainero Schembri

Tra i primi a rispondere ai vari appelli a creare un nuovo Stato Sociale è stato (come abbiamo riferito nel precedente commento) Antonio Diomede, Presidente della REA, Radiotelevisioni Europee Associate. A questo punto, anche per comodità di esposizione, cominciamo ad approfondire le sue argomentazioni, battezzando la nascita di un ipotetico ‘Modello Diomede”. In questo modo, oltre a dare a Cesare quello che è di Cesare (cioè, la paternità dell’originale idea), facciamo anche un omaggio al mitico eroe greco Diomede, grande divulgatore della civiltà classica e fondatore di moltissime città dell’Italia meridionale.

Tornando al nostro Diomede Antonio, la sua riflessione si basa su tre pilastri. Cominciamo dal primo, secondo il quale l’Italia potrebbe finanziare la nascita di un nuovo Stato Sociale facendo ampio (se non esclusivo) ricorso al nostro patrimonio artistico e culturale, un patrimonio che, secondo alcuni esperti, ammonterebbe approssimativamente alla cifra sbalorditiva di 20-30 mila miliardi di euro (ammontare tutto da verificare naturalmente). A questo punto se riuscissimo a far fruttare solo dell’1% di questo capitale (secondo un normale parametro imprenditoriale) potremmo disporre di qualcosa vicino ai 300 miliardi di euro da destinare al Nuovo Stato Sociale.

Per inquadrare meglio l’ordine di grandezza di questa cifra è sufficiente ricordare che attualmente lo Stato incassa complessivamente poco più di 800 miliardi di euro, anche se ha un debito che supera i 2.100 miliardi. Ma più che soffermarci per ora sulla grandezza delle cifre, partiamo dall’assioma che potenzialmente (e questo è sicuro) l’Italia possiede un’enorme cassaforte (quella dei beni artistici e culturali) in grado di finanziare da sola una delle più grandi rivoluzioni sociali della storia.

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