IL NUOVO STATO SOCIALE NON SARA’ L’EDEN DEI FURBI

di Rainero Schembri

Nell’elaborazione di un Nuovo Stato Sociale si deve necessariamente partire dalla parte più debole della popolazione in base al principio che ogni Stato civile deve fare di tutto per impedire o, almeno, ridurre al minimo possibile il numero di persone che non riescono a beneficiare delle condizioni essenziali di sopravvivenza: mangiare regolarmente, avere un tetto, un’assistenza sanitaria, un’istruzione adeguata. Ogni risultato positivo raggiunto su questo piano si rifletterà automaticamente su tutte le persone. In una società più giusta ed equilibrata c’è meno criminalità, meno conflitti, più serenità, più allegria, più voglia di vivere a tutti i livelli.
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UNO STATO FORTE MA CON I SANGUISUGA DELLA SOCIETA’

di Rainero Schembri

Se c’è una percezione collettiva su cosa rappresenti oggi lo Stato, quella che probabilmente più s’avvicina è la sensazione di avere a che fare con un “potere forte con i deboli e debole con i forti”. E questo in fondo spiega tutto: se da un lato lo Stato appare imbelle verso i grandi potentati economici, verso le organizzazioni criminali, verso i mega corruttori ed evasori, dall’altro lato s’accanisce e non assiste il cittadino comune, le persone isolate e non protette, gli esercenti di piccole attività, coloro che desiderano intraprendere qualunque cosa a titolo individuale.
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TERZO PILASTRO: UNA GESTIONE SEPARATA PER I BENI CULTURALI

di Rainero Schembri

Nei precedenti commenti abbiamo esaminato i primi due pilastri sui quali dovrebbe reggersi il nuovo Modello di Stato Sociale, da noi schematicamente chiamato ‘Modello Diomede’. Il primo si basa sul concetto che ogni Paese deve trovare il suo ‘petrolio’ per finanziare l’ NST: nel caso dell’Italia questo ‘petrolio’ si chiama ‘beni culturali’, una materia prima che abbonda nel bel Paese anche se pessimamente gestito. Il secondo pilastro coincide con la consapevolezza che i ‘beni culturali’ rappresentano un immenso patrimonio lasciato in eredità a tutti gli italiani. Di conseguenza l’utilizzo dei suoi frutti non è una regalia o una carità ma un diritto per tutti gli italiani, a prescindere dai redditi personali.

Il terzo e ultimo pilastro riguarda la necessità di introdurre un capitolo di spesa distinto e autonomo nell’ambito del bilancio dello Stato. I frutti ricavati dallo sfruttamento dei nostri beni culturali non possono confondersi nel grande calderone della spesa pubblica ma debbono servire esclusivamente a costruire un Nuovo Stato Sociale. Altrimenti si finisce come per la benzina.
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IL LAVORO TRA STATO SOCIALE ATTIVO E STATO DI DIRITTO PASSIVO, UNA COSTANTE ATTUALITA’

di Roberto Spagnuolo

Non si è dovuto attendere molto per avere un primo riscontro dei rischi strutturali che vive l’attuale sistema previdenziale e del lavoro in termini di ciclo: produttività – salario – contributi – PIL – montante rivalutato.
Ciò che emerge chiaramente è proprio la diversa finalità posta a monte delle iniziative politiche che si sono occupate delle questioni previdenziali legate al lavoro.

Un primo esempio deriva proprio dalla riforma del sistema di funzionamento delle pensioni la cui normativa, preoccupata dei vincoli di bilancio a breve, ha perso di vista l’equità sociale del provvedimento. Il riferimento è alla non applicazione, a tempo debito, del tetto dell’80% della pensione rispetto alla remunerazione lavorativa proprio per le categorie di lavoratori che meno hanno necessità di integrare la parte mancante, cioè abilitate a lavorate sino a 70 anni ed oltre, cumulando i versamenti anche del metodo contributivo sul massimo già ottenuto con il sistema retributivo.
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