IL NUOVO STATO SOCIALE NON SARA’ L’EDEN DEI FURBI

di Rainero Schembri

Nell’elaborazione di un Nuovo Stato Sociale si deve necessariamente partire dalla parte più debole della popolazione in base al principio che ogni Stato civile deve fare di tutto per impedire o, almeno, ridurre al minimo possibile il numero di persone che non riescono a beneficiare delle condizioni essenziali di sopravvivenza: mangiare regolarmente, avere un tetto, un’assistenza sanitaria, un’istruzione adeguata. Ogni risultato positivo raggiunto su questo piano si rifletterà automaticamente su tutte le persone. In una società più giusta ed equilibrata c’è meno criminalità, meno conflitti, più serenità, più allegria, più voglia di vivere a tutti i livelli.

Il perseguimento di questo obiettivo non è solo un fatto etico ma anche conveniente per tutti. In passato i marxisti ortodossi sostenevano che il graduale miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri serviva solo a ritardare la rivoluzione proletaria. Per i socialisti, chi ha fame oggi non può aspettare una eventuale (e poco probabile) rivoluzione da compiersi domani, o forse dopodomani, o chi sa quando.

Certo, occorre approfondire come finanziare questo Nuovo Stato Sociale. Ma occorre anche combattere l’idea che il Nuovo Stato Sociale sia l’eden dei nulla facenti, degli sfaticati, degli approfittatori che vogliono tutto senza dare nulla. Il Nuovo Stato Sociale rappresenta anche un radicale cambiamento di mentalità e di stili di vita. In questa nuova realtà a essere messi ai margini della società non saranno più i poveri (come avviene oggi) ma i furbi, forse la categoria più nociva in assoluto.

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