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PATTO DEL NAZARENO SI O NO, PER NOI NON CAMBIA NULLA

di Manuel Santoro

Ora che il Patto del Nazareno sembra essersi irrimediabilmente rotto, sarà complesso capire le differenze tra due mondi, quello renziano e quello berlusconiano, che per moltissimi versi si sovrappongono e si equivalgono.

Mentre la rottura del Patto allontana, solo virtualmente, due parti del Paese che cominciavano ad annusarsi con simpatia e iniziavano a specchiarsi riconoscendosi identici, esso solidifica un ricompattamento più certo del Parito democratico evitandoci, così, di doverci sorbire i velleitari propositi di scissione civatiani ed i disperati mal di pancia cuperliani. Ora continueranno, ma non dubitavamo, a rimanere nel PD e questo sarà un elemento in meno di confusione, di rumore bianco, per il variegato mondo della sinistra, così come lo sarà il possibile trapasso vendoliano sulle orme di Migliore & co.

Chiarezza in primis, quindi. Dopotutto, gli aggiustamenti parlamentari o di schieramento che ci sono stati e ci saranno non corrispondono ad una nuova visione del mondo ma ad una personale sconfitta politica e, di conseguenza, ad una altrettanta personale consapevolezza che per rimanere in vita politicamente è necessario ubbidire, con capo chino, agli ordini altrui. Il mondo socialista ne sa qualcosa.

Naturalmente, la rottura del Patto del Nazareno potrebbe essere solo un violento e ricucibile litigio. Tutto è lecito e possibile tra i due falsi duellanti. In questo caso ci ritroveremmo dove siamo stati sino ad oggi.

Per noi, avversi alla politica socio-economica renziana, comunque, non cambia nulla. Il nostro primo obiettivo rimane quello di rimodellare un nuovo stato sociale, di smetterla di raffigurarci come testimoni inermi (anche se spesso lo siamo) di trame liquide e tattiche per il privilegio di alcuni (anche se numerosi) a scapito del Paese intero, e quello di continuare a contrapporre una visione strategica, che potrebbe, con il nostro importante contributo, ricreare qualche parvenza di solidità. Sempre, e senza sconti, per il benificio dell’underdog, di colui cioè che la nostra società ha volutamente lasciato indietro.

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