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SIAMO SICURI CHE PRIVATIZZARE E’ SEMPRE BELLO? PER LA BOLIVIA NO

di Rainero Schembri

Come in quasi tutto il mondo occidentale anche in Italia è passato il discorso che il ‘pubblico’ fa inevitabilmente rima con inefficienza, spreco, clientelismo, partitocrazia, favoritismo, regno dei lavativi ecc., ecc. Al contrario, il ‘privato’ sarebbe sinonimo di efficienza, concorrenza, bassi costi e modernità. Fu proprio con questa ‘filosofia’ che a partire dagli anni Ottanta è iniziato in Italia il lungo processo di privatizzazione delle imprese di proprietà pubblica o a partecipazione statale (Iri, Efim): un processo superato solo da Giappone e Gran Bretagna. Pensiamo alla cessione dell’Alfa Romeo a Fiat, di Lanerossi al gruppo Marzotto, per poi passare alle privatizzazioni di IMI, INA, delle tre banche di interesse nazionale, di Aeroporti di Roma, Telecom, parte di Eni ed Enel, Alitalia, Autostrade, ecc.

Gli obiettivi del programma di privatizzazione furono indicati dal governo nel «Libro verde sulle partecipazioni dello Stato», presentato al Parlamento nel novembre del 1992: l’aumento dell’efficienza aziendale; la creazione di una decina di gruppi industriali capaci di competere internazionalmente (politica industriale); lo sviluppo della proprietà azionaria diffusa, assicurando al contempo il controllo delle imprese privatizzate da parte di nuclei stabili di azionisti; la riduzione del debito pubblico.

Obiettivi raggiunti? Quali sono stati i vantaggi concreti per la gente comune?

Su questo argomento bisognerà tornarci più volte. Per ora limitiamoci a evidenziare i risultati raggiunti da un Paese che ha compiuto una scelta diametralmente opposta: invece di privatizzare ha statalizzato i servizi essenziali. Parliamo della Bolivia, fino a dieci anni fa uno dei Paesi più poveri del mondo ma che oggi cresce a un ritmo superiore al 5% all’anno (il più alto dell’America Latina). Oltre alle fonti energetiche la Bolivia ha nazionalizzato tutti i servizi essenziali del Paese, abbassando la povertà dal 38% al 18%, Sarà anche vero che l’Italia non è la Bolivia, però rimane difficile dare torto all’Ambasciatore boliviano a Roma, Antolin Ayaviri Gomez, quando sostiene che per gli operatori privati i servizi essenziali sono soprattutto “un’opportunità per fare affari e non il soddisfacimento di un diritto fondamentale. Il modello di sviluppo boliviano persegue un obiettivo diametralmente opposto. E risulta non solo più efficiente e vantaggioso per la popolazione ma genera anche ricchezza nazionale”.

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3 pensieri riguardo “SIAMO SICURI CHE PRIVATIZZARE E’ SEMPRE BELLO? PER LA BOLIVIA NO”

  1. Il percorso dell’emancipazione sudamericana dal grande capitale e dai grandi interessi dovrebbe essere preso come esempio, e noi esattamente questo faremo. La Bolivia è uno dei diversi esempi che sono emersi e che, in sud america emergeranno in futuro.

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