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INTERVENTO SULLA ‘CARTA PER UN NUOVO STATO SOCIALE’

di Mariano Musicò

Cari amici e compagni di CS, a mio modesto avviso, lo stato sociale disegnato in questo modo, cioè “lo Stato che dovrà tornare a essere il principale erogatore e controllore dei servizi essenziali, come la sanità, l’istruzione, l’elettricità, il gas, l’acqua, l’ambiente, ecc” non sarebbe un “nuovo” stato sociale ma una mera ripetizione della prima repubblica.
Inoltre ponendo sotto il controllo dello stato i principali mezzi di produzione del paese lo “stato” non sarebbe “sociale” ma “padrone in quanto proprietario”. In parole povere se identifichiamo lo stato come strumento del “socialismo” non facciamo altro che negare il socialismo commettendo gli stessi errori commessi dal socialismo mondiale da Lenin in poi.

Noi non dobbiamo rinchiuderci nuovamente nella oppressione della proprietà statale ne tanto meno di quella privata, il compito dei socialisti del XXI secolo, a mio modesto avviso, è quello di socializzare la proprietà dei mezzi di produzione e soprattutto della moneta.
Il XXI Secolo dovrebbe essere l’epoca della democrazia ma, in realtà, l’1% della popolazione mondiale possiede “oltre” il 50% della ricchezza.

Ovviamente, come ci mostra in maniera incontrovertibile la storia, chi possiede la ricchezza ottiene anche il potere politico e istituzionale e, quindi, l’illecito controllo su tutto cio che è “proprietà statale”, diventando così vera e propria classe dominante.
Se ciò avviene è unicamente perche questa ristretta classe dominante controlla la “proprietà” della moneta e delle imprese, prescindendo dal fatto che sia proprietà “privata” o “statale”, perche in ogni caso le controllano entrambe.
In effetti, noi accettiamo ancora di vivere secondo le stesse logiche di proprietà dittatoriali in cui viveva, ad esempio, l’Italia fascista di Benito Mussolini cento anni fa: la proprietà privata e la proprietà statale.

A mio parere essere socialisti significa avere l’aspirazione a modificare in senso democratico le logiche di proprietà, combattendo ugualmente la proprietà privata e quella statale che sono entrambe sotto il controllo della stessa classe dominante.

Le strutture attraverso cui, da secoli e secoli, si controllano moneta, imprese, stato, mercati e lavoro, cioè le strutture attraverso cui la classe dominante comanda, controlla e opprime l’umanità sono: banche e camere di commercio.

Sono loro i nostri dittatori, sono loro che controllano la proprietà ( attenzione sto dicendo controllano la proprietà e non che ne sono i titolari) della moneta e delle imprese, sono loro che controllano illecitamente lo stato e tutto ciò che è di proprietà statale e, dulcis in fundo, sono loro che producono le crisi che tutti soffriamo.

Prova ne è che, la cosiddetta seconda repubblica, in perfetta continuità con la prima, si è aperta nel 1993, con l’approvazione di due leggi riguardo banche e Camere di Commercio.
Infatti, tra le stragi e tangentopoli, il “parlamento italiano”, mero comitato che amministra gli interessi della classe dominante, avvertiva l’impellente necessita di:

1) trasformare, con legge n. 580 del 29 dicembre “1993”, le Camere di Commercio in istituti di diritto pubblico, cioè enti privatissimi che possono assumere debiti con la garanzia dello “stato”;

2) approvare la legge Amato riguardo la despecializzazione operativa del sistema bancario. Tale norma criminale annullando la distinzione tra banche commerciali e banche d’affari ha reso ogni risparmiatore italiano vittima della giungla finanziaria globale e, ha privato le imprese delle risorse per gli investimenti in economia reale e occupazione. Se oggi c’è il credit crunch è unicamente perche grazie a tale norma tutte le banche sono libere di rischiare i nostri risparmi nei meandri dei mercati finanziari dove attraverso titoli di debito pubblico e speculazione selvaggia si ottengono maggiori profitti anche se si impiccano i popoli.

Se vogliamo realizzare la democrazia e, uscire dalle crisi prodotte volontariamente dalla nostra classe dominante, dobbiamo dare evoluzione alla nostra società rendendo la proprietà della moneta e delle imprese “democratica”.

A mio parere, per rendere democratiche le logiche di proprietà e, realizzare finalmente l’unica società democratica possibile e cioè la società senza classi, dobbiamo portare i lavoratori nel capitale sociale delle imprese in qualità di azionisti, di proprietari e, al tempo stesso, dobbiamo trasformare la proprietà statale in proprietà sociale e cioè soggetta unicamente alla sovranità popolare e, non agli interessi di banche e camere di commercio che controllano capillarmente politici e burocrati di stato.

Se gli operai dell’ILVA fossero stati azionisti dell’azienda non sarebbero stati costretti a cedere la salute e la vita propria e dei propri cari per questa forma di schiavitù che erroneamente continuiamo a definire “lavoro” e, il genocidio dei tarantini, che come sempre in Italia rimarrà impunito, non si sarebbe verificato.

Se ENEL non fosse una SpA quotata in borsa noi non saremmo costretti a pagare il costo dell’energia piu alto del mondo al solo scopo di regalare utili netti agli azionisti privati e, i fondi neri dell’ENEL a certe camere di commercio che provvedono a riciclarli e a farli propri.
Se la moneta e la BCE fossero proprietà sociale, la “BCE”, venderebbe la moneta al tasso effettivo dello 0,05% direttamente a noi cittadini e imprese e, non unicamente ed esclusivamente alle banche private che poi, come veri dittatori, se vogliono darci moneta ci impongono il tasso strozzandoci liberamente, oppure, se preferiscono, come avviene oggi, ci negano completamente l’accesso al “capitale” lasciandoci morire per asfissia di liquidità e investimenti trattandoci da meri sudditi sottomessi.

Il giorno in cui il popolo entrerà nella proprietà della moneta e delle imprese allora e soltanto allora inizieremo a realizzare l’unica società democratica possibile la società senza classi. Quel giorno diritti, doveri, lavoro, ricchezza e potere politico saranno distribuiti secondo logiche di “uguaglianza, giustizia sociale e democrazia”.
A mio parere l’unico “nuovo” stato sociale di cui abbiamo assoluta necessità è quello che vada a socializzare la proprietà della moneta e dei mezzi di produzione.

In mancanza di ciò ogni riforma è una pia illusione perche le catene della nostra schiavitù rimarranno tali: la proprietà privata e la proprietà statale e, i nostri oppressori rimarranno, come da almeno due secoli, banche e camere di commercio.

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3 pensieri riguardo “INTERVENTO SULLA ‘CARTA PER UN NUOVO STATO SOCIALE’”

  1. un piccolo commento al sig. Musico’. Comprendere bene cio’ che ha scritto ma come tutte le tesi cartacee si dice cosa sarebbe giusto fare, ma non come farlo, e’ facile dire che la vera democrazia e’ quella che ha il popolo sulle banche o camere di commercio, ma praticamente come possiamo dare questa immensa facolta’ al popolo senza creare panico istituzionale e monetario ? Io consiglio di capire che quello che e’ il prodotto piu’ importante per uno stato cioe’ il suo reddito resti allo stato ma con amministratori che siano onesti e capaci di distribuire questo reddito in servizi e benessere per i cittadini, per assicurare questo ci vuole che la legge funzioni e i criminali vengano imprigionati, cosa che oggi e palesemente efficace per i poveri, ma inefficace per chi e’ nelle classi sociali abbienti. Per quello che concerne le classi sociali ci sono e ci saranno sempre, perche socialmente parlando non siamo tutti uguali, se introduciamo il discorso della meritocrazia, automaticamente abbiamo fatto una scelta, ma una scelta migliore per le nostre operazioni nazionali, colui che noi vogliamo in alto perche’ e’ piu’ bravo, e’ il meglio, vorra vivere una vita migliore per la sua famiglia e sicuramente guadagnare piu’ di un operaio che e’ importante come lui, ma non allo stesso livello sociale. Finisco, le classi sociali non sono un danno, ma uno sprono a migliorare la propria vita lavorando, studiando, sacrificando il divertimento, per essere felice quando i capelli bianchi lo avranno preso, io sono impiegato, ma volevo essere un avvocato, non ho potuto studiare quindi sono sceso di livello sociale, ma non mi sono mai pentito di quello che faccio, e non mi manca nulla, c’ho pure il mutuo da pagare, mi sento come uno di loro, non meno.

  2. Non comprendo la necessità di cavillare sui termini lasciando pero invariati i concetti. Proprietà di Stato o socializzazione?
    La proprietà pubblica o privata è giuridicamente un diritto reale. Come si socializzano settori strategici del Paese (reti energetiche e idriche, ricerca, industria farmaceutica, comunicazioni, trasporti, viabilità, rifiuti) senza trasferire i diritti di proprietà da soggetti privati a un soggetto pubblico che non sia lo Stato o un ente ad esso riconducibile? E la proprietà della moneta che oggi non è una moneta ma un metodo di governo come può tornare ad appartenere alla collettività senza riconvertire la Banca d’Italia da ente di di diritto pubblico ma con proprietà privata ad ente pubblico effettivo e ricomporre quel maledetto divorzio con lo Stato fatto da Andreatta e Ciampi nel 1981?
    Non è più semplice dire che l’UE europea è un progetto neoliberista e che nulla sarà possibile se non si esce dall’euro e dai principali trattati europei? Timidezza o mancanza di una coscienza critica?

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