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IMMIGRAZIONE: ALLA RICERCA DI UNA POSIZIONE COMUNE

di Rainero Schembri

C’è un problema rispetto al quale dobbiamo assolutamente trovare una posizione comune come Convergenza Socialista: mi riferisco, ovviamente, al problema del secolo, cioè, alla spinosissima questione dell’immigrazione. Per quanto sia difficile trovare una soluzione adeguata non possiamo fare finta di niente. Il problema dell’immigrazione è destinato, infatti, a incidere e a condizionare nei prossimi anni ogni scelta politica.

Purtroppo, come sempre accade in questa circostanze, davanti a problemi di questa dimensione l’unica cosa certa è che a tutti i livelli politici regna una grande confusione. C’è chi vuole accogliere tutti, chi invece all’estremo opposto pensa di bombardare le navi prima che partano, chi vuole puntare sulla nascita di uno Stato unitario libico, chi fa affidamento sull’Onu, chi sulla Nato o sull’Unione Europea, chi crede che bisogna investire in Africa, chi ritiene che bisogna rafforzare l’esercito, insomma, si sente di tutto.

Premesso che non ci sono soluzioni semplici per problemi estremamente complessi, rimane il fatto che ogni partito deve comunque tentare di prospettare una soluzione unitaria. Così, se Convergenza Socialista ha fatto della nascita di un Nuovo Stato Sociale il suo cavallo di battaglia, deve anche chiarire molto bene a chi dovrebbero andare i benefici di questo nuovo Stato. Se, infatti, il nostro senso di umanità ci porta a dire a ‘tutti’, sappiamo molto bene che ciò è quasi impossibile. Allora che fare? Vogliamo limitare i benefici solo agli immigranti regolari, riservando ai clandestini solo il primo soccorso? Vogliamo introdurre dei limiti temporali per i non regolari?

Comunque, sul piano generale, occorre chiarire molto bene le idee su come CS ritenga che vada affrontato questo dramma che rischia di assumere dimensioni bibliche. Una risposta collettiva la dobbiamo dare. E non servono, in questo momento, generiche considerazioni filosofiche o riflessioni storiche sulle colpe del passato. Occorre trovare una risposta concreta e immediata. E non ha importanza se in questo momento non siamo in grado di incidere su questa realtà: quello che non possiamo fare è non dire niente salvo poi a criticare chi, comunque, una decisione la deve prendere.

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Un pensiero su “IMMIGRAZIONE: ALLA RICERCA DI UNA POSIZIONE COMUNE”

  1. È molto difficile passare dallo status di “clandestino” a quello di “immigrato regolare”, visto che alla maggior parte delle persone che sbarcano sulle nostre coste viene sottratto il passaporto, sempre che ne avessero uno al momento della partenza. Chi fugge dalla fame e dalla miseria cronica o dalla guerra (che poi è la stessa cosa – si tratta in ogni caso di situazioni estreme e non contrastabili) non sempre parte nelle condizioni di chi si reca all’estero in tutta calma e con una programmazione adeguata. Quindi come si potrebbe riservare a quelli “regolari” (ma chi sarebbero poi? Ci si “regolarizza” solo dopo molte vicissitudini e comunque già sul territorio ospitante) un trattamento diverso dai “clandestini” (parola che implica, in ogni caso, una connotazione negativa che la assimila a un reato)?
    In ogni caso la domanda solleva una questione che rimane aperta e non mostra una posizione al riguardo o un orientamento, anche generale, su tematiche pressanti e di grandissimo rilievo umanitario.

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