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LA GLOBALIZZAZIONE DELLO STATO SOCIALE

di Rainero Schembri

Nessuna forza politica, nessun governo, nessun Paese e neanche un intero continente come l’Europa, può risolvere in forma isolata un problema che è planetario: parliamo, ovviamente, del dramma dell’emigrazione che è destinato a coinvolgere prima o poi tutti i Paesi. Per questa tragedia esiste una sola una soluzione: la globalizzazione sociale. Spieghiamoci.

Tutti sappiamo che sono due le cause che stanno determinando l’esodo di milioni di persone: le guerre e la fame. Quindi, diventa lapalissiano che solo pace e migliori condizioni sociali potranno fermare questo esito biblico. Tutto il resto sono solo palliativi. In questo contesto s’inserisce anche il problema della povertà esistente nei Paesi destinatari dell’emigrazione. Prendiamo il caso dell’Italia: qui già ci sono oltre 6 milioni di poveri autoctoni, ai quali si stanno aggiungendo migliaia e migliaia (con il rischio che diventino milioni) di altri poveri provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.

A questo punto, quando parliamo di Stato Sociale e d’introduzione di un Reddito di cittadinanza, diventa evidente che ci troviamo di fronte a un bivio: o decidiamo che le misure di sostegno valgono solo per gli italiani e per gli extracomunitari integrati, o cerchiamo di estendere queste misure a tutti. Detto diversamente: o percorriamo una strada umanamente insostenibile o rischiamo di cercare di svuotare il mare con un secchiello d’acqua.

Purtroppo, l’unico modo per risolvere questo problema è che ci sia una globalizzazione dello Stato sociale. Occorre una decisione planetaria affinché i miliardi di sussidi internazionali erogati ogni anno (che in molti casi servono soprattutto per mantenere strutture faraoniche) vengano in gran parte convogliati su questo obiettivo, costringendo tutti i Governi a impegnarsi in tale direzione. Il Reddito di cittadinanza deve diventare un obiettivo mondiale. Deve essere una battaglia simile a quella intrapresa contro l’inquinamento e surriscaldamento della terra o contro la pena di morte: del resto, non stiamo condannando a una lenta morte milioni di profughi?

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