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LIBERATE RAIF BADAWI

Raif Badawi, un blogger saudita, fu arrestato nel 2012 ed in seguito condannato a 10 anni di prigione e 1.000 frustate, pena da subire pubblicamente ogni venerdì, 50 ogni settimana, a un’ammenda di 1.000.000 di Riyals (€ 237.141,00) e a ulteriori 10 anni di interdizione all’espatrio.
Nel frattempo, il suo avvocato e cognato, Waleed Abu al-Khair, è stato condannato a 15 anni di carcere per il suo attivismo pacifista e ha subito maltrattamenti in carcere.

Qual è il crimine commesso da Raif?
Quello di istituire un sito web, Free Saudi Liberals, che avrebbe “insultato l’Islam attraverso canali elettronici”.

Free Saudi Liberals sosteneva libertà di opinione e diritti umani. Raif è stato sottoposto a 50 frustate il 9 gennaio 2015. La pena è stata poi sospesa per 5 mesi, ma la Corte suprema saudita ha confermato la sentenza il 7 giugno 2015, dunque le frustate potrebbero ricominciare anche venerdì 12 giugno prossimo.

Raif non sembra al momento essere in buone condizioni di salute. Alla fine di maggio la moglie del blogger, Ensaf Haidar, rifugiata in Canada con i suoi tre bambini, ha intrapreso un giro di sensibilizzazione di due settimane in Europa, che comprendeva vari incontri politici. La Germania e il Regno Unito hanno tenuto discorsi decisi sul caso Badawi. La Svezia è anch’essa alleata per porre fine alla cooperazione militare con l’Arabia Saudita.

Per il 17 giugno prossimo, alle 14.30, data in cui ricorre il terzo anniversario dell’arresto di Raif, è previsto un “Day of action for Raif Badawi” in Downing Street 10, sede del Primo Ministro britannico.

Il 26 giugno, il Center for Inquiry di Los Angeles, congiuntamente ad Amnesty International ed il PEN Center USA protesterà per la sentenza davanti al Consolato saudita a Los Angeles.

E noi?
Quali sono le azioni che il governo e le imprese italiane intendono intraprendere per non incorrere in una distratta complicità, in un silenzio che è inevitabilmente consenziente e che può permettere il compiersi di un’atrocità?

Non vogliamo espressioni di cordoglio e rammarico tardive, Convergenza Socialista prende posizione e chiede un fermo NO da parte del Governo italiano e di tutte le istituzioni a una sentenza di morte in differita, una lunga agonia, rallentata rispetto alle decapitazioni pubbliche che sono una pratica corrente in quel Paese, crudele, anacronistica, disumana.

Noi di Convergenza Socialista chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Parlamento, al Senato e al Presidente della Repubblica di fare pressioni sul governo saudita affinché liberi Raif Badawi e gli permetta di raggiungere sua moglie e i suoi bambini in Canada.

Unitevi a noi.

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