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L’EUROPA LATITANTE E LE ABIEZIONI SOCIALI

di Roberto Spagnuolo
Responsabile del Dipartimento Lavoro

Nihilismo politico e tecnocrazia hanno caratterizzato l’intervento esclusivamente finanziario dell’UE nella soluzione della grave crisi della Grecia.
Anche se la disciplina finanziaria imposta dall’UE può aver avuto un senso, tuttavia, senza una legittimazione sociale, che può concretarsi solo attraverso rappresentanza diretta dei popoli in un Parlamento sovrano con effettivi poteri-guida, la tutela degli interessi sociali (oltre che economici) non potrà mai realizzarsi.

Finora è latitata una disciplina solidale europea, strutturale a quella finanziaria, di conseguenza latita una politica sociale trasversale che abbia dimensione realmente europea ed eviti le chiusure nazionaliste, così antitetiche rispetto agli obiettivi solidaristici che la Carta dei diritti dell’uomo rappresenta e che l’UE ha anche sposato, avendo posto la “persona al centro della sua azione” ma sinora solo sulla carta.

Una diversa scala dei diritti impone ai responsabili politici di invertire i termini nella ricerca delle soluzioni ai problemi delle economie nazionali: dagli equilibri nei bilanci ma a danno dell’economia reale, all’utilizzo dei bilanci proprio a garanzia dell’economia reale verso gli shock esterni, consentendo così al welfare di fare un salto di quantità oltre che di qualità: da nazionale a europeo.

Eppure, nonostante le diverse (e autorevoli) critiche sui rischi delle politiche di austerity sino ad ora adottate, il terzo salvataggio della Grecia privilegia ancora banche, FMI e BCE, lasciando meno della metà delle risorse agli investimenti per l’economia reale del paese. Anche i primi due interventi di salvataggio avevano concesso poco meno del 12% al governo e il resto diviso tra creditori internazionali e banche, delegando a via residuale le risorse per interventi strutturali sul sistema socio-economico.

L’attuazione del Fiscal Compact in assenza di un parallelo Social Compact che ne guidi le politiche attuative, ricerca soluzioni aggreganti sul tessuto bancario ma disgreganti su quello sociale.

L’assenza di un pratico senso sociale da parte dei rappresentanti tutti ha impedito l’affermarsi del principio democratico in UE, quello che, con la forza della ragione, consente di prevenire aberrazioni sociali come i “nuovi poveri stipendiati”, effetto collaterale dell’attuazione di soluzioni finanziarie imposte solo con la ragione della forza.

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