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LA VIOLAZIONE DELLE LIBERTA’ E DEI DIRITTI (parte 1 di 5)

di Annamaria Carrese

EFFETTI DELLA TRASFORMAZIONE DELLA POLITICA E DEL RIFORMISMO INVISIBILE

Negli ultimi decenni il volto della democrazia italiana ha subito profondi mutamenti: si è andata costituendo una democrazia che potremmo definire derivata, non ben definita, con a tratti marcati accenti populistici quando non orientati carismaticamente verso la persona, e con numerose liste di candidati raggruppate sotto nomi fantasiosi, ma in sostanza priva di partiti. Si è quindi consolidato un sistema privo di aggregazioni politiche solide e strutturate, ma composto da entità confuse ed incolori e da opachi partiti personali. L’aspetto più evidente di tale nuovo assetto è stato lo smantellamento dei soggetti della mediazione politica che ha consentito, a seconda dell’esito elettorale, fasi di rifiuto delle regole, di attacchi ai profili costituzionali e pause di tranquillità.

Tra i deludenti ed inefficienti strascichi che questa fase politica ha lasciato, ben radicato nelle coscienze, vi è il sorprendente peso che hanno assunto media e denaro. Nel primo sistema politico italiano il dibattito culturale animava lo scontro fra i partiti, attori rilevanti della vita istituzionale. Il secondo sistema politico, invece, insediatosi negli anni novanta, ha da subito mostrato un approccio carente dal punto di vista culturale ai problemi sostanziali del Paese; contemporaneamente ad esso si sono affacciate nuove figure di esperti da consultare, nelle cui mani risiedeva il successo delle operazioni, come il sondaggista e l’esperto di marketing, ai quali il politico ormai ricorre abitualmente per assistenza e soccorso.

Non solo. Negli anni novanta è iniziato un sorprendente processo di deformazione semantica; tutti hanno adottato le parole “riformista” e “liberale”; queste autodefinizioni, avendo perso le loro connotazioni originarie, si sono prestate a un utilizzo generico, non definito, e quindi non verificabile da parte dell’elettore, che via via ha perso dunque i suoi strumenti di analisi critica e di controllo.

Si è diffuso inoltre un orientamento collettivo, una volontà di prendere a modello certi aspetti di frivolezza, di visibilità, di mondanità e di facile accesso all’ascesa sociale, ispirati a partiti elettorali-aziendali-mediatici. Questo ha portato a un allontanamento da un’identità e da una cultura condivisa.

Il marketing politico, spesso improvvisato, ha preso il posto dell’analisi reale e la comunicazione, anziché strumento della politica, ne è diventata il succedaneo, sempre più simile a un messaggio pubblicitario.

Il partito originario non si limitava al solo coordinamento istituzionale dei pubblici poteri, ma la sua compattezza dipendeva dalla capacità di costruire una solida macchina la cui funzione era dare forza collettiva a un programma di comune identità e interessi sociali. Esso rivestiva dunque delicate mansioni di mediazione, svolgendo un ruolo fondamentale e insostituibile nel processo di fondazione dello Stato democratico e nella sua legittimazione. Come disse in maniera chiara Giorgio Amendola, allora, furono i partiti la vera garanzia delle istituzioni. La propria autonomia culturale, in particolare nel partito di massa, era tutelata dalla comunicazione alimentata con la propaganda autogestita e che costituiva una barriera protettiva rispetto all’esterno. Per questo motivo, il partito di massa tendeva a proibire riviste socialiste che fossero fondate con capitale privato e quindi indipendenti dal controllo sociale del partito. Il partito di massa mostrava nella sezione territoriale un luogo aperto di socializzazione identitaria. Con il declino del partito di massa nel territorio, soppiantato da partiti liquidi e personali, si percepisce un’assenza. L’elevata percentuale di iscrizione ai partiti era un indice di vitalità e di cultura civica presente in un contesto regionale.

Riferimenti bibliografici:
Giovanni Maria Flick (2008), In “Vita e Pensiero”, La costituzione va rivista, ma con rispetto
Roberto Michels (1908), Proletariato e borghesia nel movimento socialista italiano
Michele Prospero (2012), Il partito politico
Michele Prospero (2007), La costituzione tra populismo e leaderismo
Amartya Sen (1997) La libertà individuale come impegno sociale
Max Weber (1980), Economia e società

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