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INFORMAZIONE MONDIALE: IL VOLTO DEGLI OLIGARCHI

di Rainero Schembri

Se si va verso una concentrazione dell’informazione a livello mondiale è bene tenere in mente chi sono i grandi monopolisti. Uno dei più noti è sicuramente il produttore televisivo australiano naturalizzato americano Rupert Murdoch. Si tratta di uno degli uomini più ricchi del mondo. E’ stato calcolato che i suoi giornali, magazine, stazioni televisive, produzioni cinematografiche e digitali satellitari, raggiungono ogni giorno poco meno di 5 miliardi di persone: ben oltre la metà della popolazione mondiale.

In Sud America spicca la famiglia Marinho, la più ricca del Brasile (giusto per la cronaca vale la pena di ricordare che secondo la rivista Forbes le 15 famiglie più ricche del Paese hanno un reddito che supera i 122 miliardi dollari, il 5% del Pil). Attraverso la potentissima rete Globo, una delle più grandi del mondo (giornali, riviste, televisioni, cinema), la famiglia Marinho da oltre un secolo esercita un’influenza enorme sulla vita politica ed economica del Brasile, il gigante dell’America Latina.

Ci sono naturalmente altri grandi magnati della comunicazione nel mondo, tra cui anche Berlusconi in Italia. Tuttavia la vera partita per il controllo dell’informazione si gioca non tanto sul piano della produzione quanto su quello del dominio delle frequenze. E qui stanno scendendo in campo le varie Telecoms. Un nome per tutti: il messicano Carlo Slim, l’uomo più ricco del mondo (ha un patrimonio di circa 80 miliardi dollari). E’ vero che oltre alle telecomunicazioni Slim opera anche in ambito bancario, assicurativo, del tabacco e petrolifero.

Per quanto riguarda, specificamente, le telecomunicazioni, Slim detiene il controllo di tre gigantesche compagnie (Telmex, Telcel e America Movil) che insieme controllano oltre il 70% del traffico della telefonia mobile in America latina, con oltre cento milioni di utenti. Da registrare che oltre ad aver acquistato il 3% della Apple, nel 2011 Slim voleva allearsi con Rupert per controllare la Formula 1.

A questo punto rimane sempre fantapolitica immaginare che fra pochi anni l’intero sistema di comunicazione e informazione (giornali, radio, televisioni, telefonini, internet, ecc) possa essere controllato e gestito da un ristrettissimo club di super magnati?

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