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LA VIOLAZIONE DELLE LIBERTA’ E DEI DIRITTI (parte 5 di 5)

di Annamaria Carrese

EFFETTI DELLA TRASFORMAZIONE DELLA POLITICA E DEL RIFORMISMO INVISIBILE

Dall’ultima parte dell’articolo precedente “La violazione delle libertà e dei diritti (parte 4 di 5):
Come afferma Giovanni Maria Flick, ogni revisione alla Carta costituzionale deve comunque riconoscerne il grande servizio reso alla democrazia nel nostro Paese. Essa si è opportunamente orientata a una prospettiva fortemente garantista, di equilibrio fra i poteri, per evitare il rischio di un nuovo autoritarismo, perché prioritario era, in quel momento, “abbondare in garanzie e poi il resto verrà”.
Le sentenze della Consulta, quando chiamata a pronunciarsi su questioni rilevanti e soprattutto improcrastinabili, devono comunque mantenere le fondamentali e irrinunciabili garanzie della persona, prima ancora che del cittadino, per scongiurare una corrosione nel tempo dalla quale sia poi difficile tornare indietro.

Occorre ora ripensare un’idea di comunità anche su basi identitarie ma con apertura verso i mutamenti del tempo; bisogna non lasciare inascoltato il disagio crescente di chi subisce incrementi delle tasse a fronte di una crescente esiguità di servizi al cittadino; di chi è stanco di sacrifici per far fronte alle emorragie di denaro causate dall’inefficienza e dalla disattenzione, se non dal dolo e dall’avidità di chi approfitta di una posizione temporanea per accumulare il più possibile; di chi avverte un diffuso senso di sfiducia nella possibilità di sviluppo e crescita a breve-medio termine; e occorre quindi anche ricreare un’idea di partito che sia radicato nella vita e nelle esigenze reali dei cittadini; che pensi a una possibilità di accesso per tutti ai servizi di base e alle condizioni minime di dignità che conferiscono alle persone un’identità con la definizione di cittadino/a a tutti gli effetti.

Per far questo è necessario ripartire dalla ricostituzione di gruppi più omogenei che per opera e per convenienza delle classi dirigenti sono state nel tempo frammentate in più categorie, pensando di appartenere a status differenti ed avere quindi esigenze diversificate. Serve allora riappropriarsi del concetto di cittadinanza come diritto inviolabile che accomuni nei doveri quanto nei diritti, che non separi in compartimenti, corporazioni, segmenti indicanti appartenenze diverse, a seconda delle connessioni e delle convenienze individuali. Bisogna ripartire da qui, dal concetto di comunanza, dalla fine della frammentazione in caste, vera o presunta. Questo, senza mai perdere di vista lo strumento che per primo garantisce un’uniformità di condizione e di trattamento, la Carta dei diritti e dei doveri dei cittadini, intesi come l’elemento essenziale che fa di un territorio uno Stato, e che deve essere costantemente preservato da un invisibile e graduale smantellamento inferto a piccole scalfitture e rimodellamenti. Ed infine serve attivismo, identità capace di mantenere coesione anche nel partito, e occorre che questo partito sia radicato nei luoghi del lavoro e del sapere, che sappia superare quelle difficoltà di sistema che abbassano il rendimento storico delle istituzioni.
Come suggerisce Michele Prospero, “senza un recupero della dimensione politica del mondo del lavoro, dei saperi e delle professioni, è di fatto impossibile tratteggiare i lineamenti di un’autonomia della politica dalle grandi potenze della finanza e dell’economia. In un mondo globalizzato che vede un ritorno alla stratificazione di classe (altro che società degli individui in cui tocca al mercato e non alla politica l’integrazione delle forme sociali) non si recupera l’autonomia della politica senza un esplicito riferimento al lavoro”.

L’attuale e tutt’altro che breve depressione economica dovrebbe spingerci ora a stabilire l’entità delle perdite subite in termini di diritti alienati, di minore potere d’acquisto, di carenza di occupazione e di scarsa qualità di quella residua; questo nonostante i sacrifici degli ultimi anni, e di quelli ai quali saremo chiamati. Dovrebbe a quel punto affacciarsi in maniera nitida la prospettiva di un’unica possibile risalita: quella che consta dell’istanza di tutti, dal basso, dei servizi minimi cui ognuno ha diritto, e che non è così irrealizzabile come abbiamo fatto l’abitudine a credere: una ridistribuzione equa delle risorse e una riappropriazione degli elementi-base coincide con l’idea stessa di Stato, affinché il termine “cittadinanza” abbia un senso compiuto e non sia soltanto un’etichetta priva di significato, perché, come afferma Prospero, incidendo sull’ordinamento dello Stato si mutano i connotati dell’idea di società che una costituzione assume come fondamento della convivenza. Non ultima, è indispensabile la trasparenza su tutto ciò che è pubblico, in cui gli interessi privati siano previsti solo a fronte di un reale e proporzionalmente maggiore incremento del benessere collettivo: un obiettivo possibile, che determini uno sviluppo uniforme e durevole che soprattutto non lasci indietro nessuno.

Riferimenti bibliografici:
Giovanni Maria Flick (2008), In “Vita e Pensiero”, La costituzione va rivista, ma con rispetto
Roberto Michels (1908), Proletariato e borghesia nel movimento socialista italiano
Michele Prospero (2012), Il partito politico
Michele Prospero (2007), La costituzione tra populismo e leaderismo
Amartya Sen (1997) La libertà individuale come impegno sociale
Max Weber (1980), Economia e società

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