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SULLA STRATEGIA COMUNICATIVA DI CONVERGENZA SOCIALISTA

Relazione di Rainero Schembri, Responsabile del Dipartimento Comunicazione

Premessa

L’esperienza generale ci conferma che le prime due domande che i nostri interlocutori fanno quando cerchiamo di presentare Convergenza socialista sono: a) a che serve un nuovo partito? b) che senso ha chiamarsi socialista?
E qui comincia il difficile compito di spiegare che è vero che abbiamo una marea di partiti, ma che nella sostanza sono quasi tutti partiti senz’anima che ideologicamente non rappresentano nulla, legati come sono semplicemente a singoli individui. La gente aderisce a questi partiti come se tifasse per una squadra di calcio. Questo fenomeno, anche se ampiamente diffuso su scala mondiale ha tuttavia assunto in Italia caratteristiche ormai insopportabili.

Per quanto riguarda l’idea socialista, per gli aderenti a CS essa non è legata al recente passato ma si riferisce al modo di intendere i rapporti umani, ai conflitti sociali, alla necessità di sostenere i più deboli. Principi che storicamente risalgono non all’ottocento ma addirittura a oltre duemila cinquecento anni fa, a Platone, ai fratelli Gracco, a Cristo, a Buddha, a Ghandi. Per tornare all’attualità, guardiamo con simpatia a quello sta avvenendo, ad esempio, in America Latina, con il suo tentativo di consolidare un socialismo del XXI secolo. Non a caso, lo stesso Papa che proviene da quelle terre lontane, rappresenta oggi l’anima sociale e socialista della chiesa.

Idea forte

Convergenza Socialista si caratterizza per un’idea molto forte: occorre assolutamente ricreare in Italia, in Europa e nel Mondo un nuovo ed efficiente Stato Sociale. E questo per un doppio motivo: primo, perché la ricerca di una maggiore giustizia sociale deve sempre rimanere alla base di ogni progetto politico di un partito di sinistra. Secondo, perché preservare lo Stato sociale significa preservare la democrazia, non solo quella formale ma soprattutto quella sostanziale. Ma su questo torneremo più avanti.

Un punto importante da chiarire ai nostri interlocutori è che per CS lo Stato Sociale non è uno Stato assistenziale. In parole povere, lo Stato non deve regalare nulla ma offrire a tutti la possibilità di vivere dignitosamente, assicurando i 6 bisogni essenziali: 1) Nutrirsi; 2) Vestirsi; 3) Avere un tetto; 4) Curarsi, 5) Istruirsi; 6) Difendersi legalmente.

Questo obiettivo lo si potrà raggiungere attraverso due percorsi: il primo coincide con una forte presenza dello Stato, in concorrenza con il privato, nell’ambito dei servizi essenziali: sanità, istruzione, energia, sistema bancario, ecc.
Il secondo percorso è quello di moltiplicare a livello Locale, Regionale e Nazionale, la creazione di lavori socialmente utili e ‘produttivi’. Questi lavori vanno remunerati adeguatamente in modo da garantire a tutti la possibilità di vivere dignitosamente. Naturalmente su questi lavori va esercitato un controllo capillare affinché non diventino mai un semplice sussidio clientelare.

Come finanziare lo Stato sociale?

Ogni Paese deve trovare il suo petrolio per finanziare lo Stato Sociale. Nel caso dell’Italia si tratta della cultura e del turismo. Non v’è alcun dubbio che una più efficiente e corretta gestione del nostro patrimonio archeologico e culturale, distribuito su quasi l’intero territorio, potrebbe offrire delle risorse impensabili per migliorare la situazione sociale del nostro Paese. Non è accettabile, ad esempio, che una città come Berlino abbia più turisti di Roma, Firenze o Venezia, o che il museo della squadra di calcio del Barcellona incassi quasi lo stesso del Colosseo.

Insieme ai ricavi provenienti dal nostro sistema culturale e turistico per CS occorre istituire una tassa unica per lo Stato Sociale. Si potrebbe, ad esempio, raggruppare tutte le imposte improprie oggi collegate alla benzina e che non hanno più alcun senso (pensiamo solo alla tassa per la Guerra in Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963, ecc.). Quindi non si tratta di una nuova tassa ma di far confluire tutte le tasse improprie in un’UNICA TASSA SOCIALE.

Difesa della democrazia
Come è stato detto precedentemente, la difesa dello Stato Sociale non è solo una questione di giustizia ma anche di difesa della democrazia. Ormai comincia ad essere convinzione diffusa che a livello mondiale un’infima minoranza di persone appare decisamente intenzionata a controllare e gestire l’intera umanità. Del resto non è fantapolitica che già oggi: una ottantina di persone ha un reddito equivalente a 3,5 miliardi di individui (cioè la metà della popolazione mondiale); che poche compagnie telefoniche stanno acquistando tutte le frequenze televisive, radiofoniche, reti internet del mondo; che le coltivazioni OGM stanno completamente depauperando l’agricoltura tradizionale, creando mono culture estremamente pericolose da diversi punti di vista (tra cui la totale dipendenza dalle multinazionali dell’agricoltura); che club di ristretti magnati, come il Bilderberg, stanno condizionando le scelte governative di grandi e piccoli Stati.

Conclusione

A questo punto arriva la domanda da un milione di dollari: in questo contesto, cosa può fare un piccolo gruppo di persone, che certamente non dispone di adeguati mezzi finanziari, che non gestisce influenti organi d’informazione, che non può contare sulla notorietà di qualche aderente o su altre leve di pressione?

Razionalmente, poco o nulla. Invece, con una chiara Visione politica e un’adeguata dose di fantasia, molto. Nella sostanza occorre iniziare a lavorare intorno a un articolato e incisivo Progetto di Strategia Comunicativa con tre obiettivi:

1 – Diffondere la conoscenza di CS sul piano generale;
2 – Consentire la presenza di CS negli organismi decisionali a livello Comunale, Regionale, Nazionale ed Europeo;
3 – Individuare e sostenere alcune tematiche di forte impatto sociale.

Questo Progetto deve trovare un forte consenso all’interno di CS e soprattutto tra i membri disponibili a farsi carico di guidare singole iniziative. Anche se ogni località e ogni progetto ha ovviamente dei connotati particolari, i modi di procedere per raggiungere gli obiettivi sperati debbono necessariamente rientrare in una Visione d’insieme: l’unica capace di dare un’impronta forte e convincente alla presenza politica di Convergenza Socialista.

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