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CHI SONO I VERI NEMICI DEL PAPA?

di Rainero Schembri

In un noto albergo Romano tre grandi vaticanisti si sono incontrati con un gruppo di ambasciatori latino americani e qualche giornalista per commentare il recente viaggio di Papa Francesco a Cuba e Stati Uniti. Parliamo di Valentina Alazraki (Vaticanista Televisiva Tv Messico), Francis Rocca (Vaticanista del Wall Street Journal) e Alan Holdren (Vaticanista Catholic News Agency). A promuovere l’incontro è stato Mediatrends America-Europa, Osservatorio indipendente che studia le tendenze dell’informazione internazionale. A fare, invece, gli onori di casa ci ha pensato Roberto Montoya, giornalista peruviano che da molti anni lavora in Italia e che, in quest’occasione, ha sollecitato i colleghi a esprimere un parere sul significato di questo viaggio.

In estrema sintesi i tre vaticanisti hanno sostenuto che il viaggio del Papa ha lasciato senz’altro un forte impatto morale anche se è difficile immaginare che ci siano conseguenze, soprattutto a breve termine, sul piano politico. Come esempio è stato citato il deciso No del Papa alla pena di morte che solo pochi giorni dopo la sua partenza é stato ignorato da una implacabile condanna capitale; lo stesso vale per sua opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Viceversa, l’ esortazione agli immigranti a difendere la loro identità religiosa, potrebbe avere dei riflessi positivi, come anche il forte richiamo alla libertà religiosa, seriamente minacciata in diverse parti del mondo. I tre vaticanisti sono in ogni caso concordi nel sottolineare la grande capacità del Papa a collocarsi al di sopra delle parti senza lasciarsi inquadrare in categorie politiche molto care alla stampa.

La sensazione complessiva, comunque, è che il Papa stia guadagnando un crescente consenso tre la gente normale, anche tra quella di estrazione e formazione religiosa completamente diversa dalla sua. Nel frattempo, però, crescono anche le resistenze all’interno della Curia romana. Molte delle sue prese di posizione iniziano, inoltre, a destare forti ‘preoccupazioni’ in certi ambienti economici. Non a caso il suo insistente interesse per i più poveri, per la parte più umile della popolazione, per l’ecologia, da alcuni comincia a essere catalogato come qualcosa che non è semplicemente cristiano ma ‘cristiano di sinistra’. Da qui a definirlo un comunista il passo è abbastanza breve. Ed è un brutto, anzi, bruttissimo segno, che certamente non fa sperare niente di buono.

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