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L’EUROPA DEI POCHI. PRIMA ECONOMIA E FINANZA, POI LA POLITICA

di Manuel Santoro

Lasciate nel cassetto le vostre speranze sugli Stati Uniti d’Europa, sulla tanto sognata Unione politica europea. Basta leggere le 26 paginette del “Rapporto dei 5 presidenti”, relazione di Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea), elaborata in stretta collaborazione con Donald Tusk (presidente del Consiglio europeo), Jeroen Dijsselbloem (presidente dell’Eurogruppo), Mario Draghi (presidente della Banca Centrale) e Martin Schulz (presidente del Parlamento europeo).

“Occorrono progressi su quattro fronti: in primo luogo, verso un’Unione economica autentica che assicuri che ciascuna economia abbia le caratteristiche strutturali per prosperare nell’Unione monetaria. In secondo luogo, verso un’Unione finanziaria che garantisca l’integrità della nostra moneta in tutta l’Unione monetaria e accresca la condivisione dei rischi con il settore privato. Ciò significa completare l’Unione bancaria e accelerare l’Unione dei mercati dei capitali. In terzo luogo, verso un’Unione di bilancio che garantisca sia la sostenibilità che la stabilizzazione del bilancio. E, infine, verso un’Unione politica che ponga le basi di tutto ciò che precede attraverso un autentico controllo democratico, la legittimità e il rafforzamento istituzionale.”

E’ chiaro, quindi, che prima si vuole congelare, mettere in sicurezza, le strutture monetarie, finanziarie e bancarie, senza alcun “autentico controllo democratico” e solo successivamente permettere a ben 330 milioni di cittadini europei di essere partecipi della vita democratica, del destino della loro esistenza. Una Unione politica concessa solo a giochi fatti, quando gli interessi di pochi saranno al sicuro dalle fastidiose domande, e decisioni, dei molti.

Il processo di costruzione dell’Unione Europea dovrebbe, invece, essere invertito. Avremmo dovuto avviarlo in altro modo sin dall’inizio ma, ormai assuefatti, gli europei non se ne lamentano più. Dovremmo ribadire con forza il primato della politica e dei processi democratici. Prima la politica, la partecipazione collettiva, la condivisione degli obiettivi. E sia la politica e la partecipazione democratica a decidere delle sue sovrastrutture economico-finanziarie, dell’integrità della moneta, dei processi di stabilizzazione del bilancio e della condivisione dei rischi con il settore privato.

Dovremmo, infine, rinegoziare i trattati europei su basi totalmente nuove ed, invece, in questo processo oligarchico, del tutto senza senso, tracciato dai 5 ci ritroviamo una conferma della bontà e validità dei trattati europei che deformano assiomaticamente il vivere comune. Senza lotte, vere, reali, da parte di tutti, ecco tracciato il futuro dei nostri prossimi dieci anni.

Fase 1 (1° luglio 2015-30 giugno 2017): in questa prima fase (“approfondire facendo”), le istituzioni dell’UE e gli Stati membri della zona euro, valendosi degli strumenti esistenti, farebbero il migliore uso possibile dei vigenti trattati. In sintesi, ciò significa rilanciare la competitività e la convergenza strutturale, completare l’Unione finanziaria, attuare e mantenere politiche di bilancio responsabili a livello sia nazionale che di zona euro e rafforzare il controllo democratico”.


Fase 2
: in questa seconda fase (“completare l’UEM”), verrebbero concordate misure concrete di natura più ampia per completare l’architettura economica e istituzionale dell’UEM. In particolare, nel corso di questa seconda fase il processo di convergenza verrebbe reso più vincolante attraverso una serie di parametri di riferimento concordati per la convergenza che potrebbero avere carattere giuridico. Progressi significativi verso tali standard, e il loro continuo rispetto una volta raggiunti, potrebbero figurare tra le condizioni per la partecipazione degli Stati membri della zona euro ad un meccanismo di assorbimento degli shock per la zona euro nel corso di questa seconda fase.

Fase finale (al più tardi entro il 2025): alla fine della fase 2, e una volta che tutte le misure saranno entrate pienamente in vigore, un’UEM autentica e approfondita costituirebbe il contesto stabile e prospero per tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea che condividono la moneta unica, attraente e aperto all’adesione degli altri Stati membri dell’UE se lo desiderano. I presidenti delle istituzioni UE seguiranno l’attuazione delle raccomandazioni formulate nella presente relazione. Per preparare la transizione dalla fase 1 alla fase 2, nella primavera 2017 la Commissione presenterà un Libro bianco per valutare i progressi compiuti nella fase 1 e delineare le successive tappe necessarie, comprese misure di natura giuridica per completare l’UEM nella fase 2. Il Libro bianco si baserà sul contributo analitico di un gruppo consultivo di esperti, che approfondirà l’analisi delle precondizioni giuridiche, economiche e politiche delle proposte a più lungo termine contenute nella presente relazione. Sarà preparato in consultazione con i presidenti delle altre istituzioni dell’UE”.

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