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CHI SI RICORDA ANCORA DI THOMAS SANKARA?

di Rainero Schembri

Esattamente un anno fa, nell’ottobre del 2014, Blaise Compaoré, dopo 25 anni di Presidenza del Burkina Faso e a seguito di una rivolta popolare, è scappato in Costa d’Avorio. Nonostante abbia gestito il potere per un quarto di secolo, Compaoré entrerà nella storia soprattutto per aver ucciso con le proprie mani il precedente Presidente Thomas Sankara, considerato da molti storici il Che dell’Africa, che ha cercato di far uscire dalla profonda miseria l’ex Alto Volta da lui ribattezzato Burkina Faso (Terra degli uomini integri).

Purtroppo, a differenza del Che latino americano, diventato una vera icona, il Che africano è praticamente caduto nell’oblio. Eppure, nei cinque anni del suo mandato presidenziale (1983-1987) ha tentato di compiere una delle più profonde rivoluzioni sociali mai compiute in Africa. Sankara ha cercato di costituire un fronte economico africano capace di sospendere i rimborsi degli ingenti debiti con gli Stati Uniti e con l’Europa, di investire molte risorse nella riforma sanitaria e scolastica, di fornire due pasti e cinque litri d’acqua al giorno a tutti i cittadini, di promuovere una massiccia campagna di vaccinazione, di migliorare la condizione delle donne, di abolire la poligamia, di vietare l’infibulazione, di costruire scuole e ospedali, di lottare contro la desertificazione, di redistribuire le terre ai contadini, di togliere numerosi privilegi ai militari e alla parte più ricca della popolazione, di ridurre al minimo lo stipendio presidenziale (viveva con pochissimo).

Questo sogno si è spezzato il 15 ottobre del 1987 con l’avallo di Francia, Stati Uniti e militari liberiani. La sua morte ha segnato anche la fine di quasi tutte le riforme. Diceva Sankara: “Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità”.

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