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NO ALLA BANALIZZAZIONE DELLA MORTE

di Rainero Schembri

Se vogliamo cambiare il nostro Paese è assolutamente necessario incidere drasticamente anche sull’offerta culturale della televisione. L’obiettivo di oscurare il Grande Fratello, promosso da Antonio Diomede a nome della REA (Associazione di piccole radio e televisioni europee) e che ha registrato migliaia di adesioni, non è un attentato alla libertà ma una strenua difesa della libertà a non essere bombardati da messaggi vacui, privi di ogni valore etico.

Nel caso specifico Diomede denunciava alcune oscenità trasmesse in orario non protetto e quindi in chiara violazione della legge. Certo la persona adulta può semplicemente cambiare canale. Ma i bambini No. Sono attratti dal proibito e da quello che fanno i grandi. E lo scoprono nel modo più avvilente possibile. Bravo Diomede.

Ma forse è il caso di iniziare anche un’altra battaglia radicale contro la Tv. La battaglia contro ‘La banalizzazione della morte”. Cosa possiamo aspettarci da un giovane di 18 anni, magari debole di carattere, che probabilmente ha visto nella sua breve vita più di 18 mila uccisioni al cinema, in tv o nei video giochi? Che uccidere è come sbucciare una caramella o fare sesso al Grande Fratello. Basta, quindi, con i polizieschi da due soldi, con l’assoluta necessità di far morire qualcuno ad ogni costo. La banalizzazione della morte rappresenta il più grave attentato alla vita.

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