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L’EUROPA E LA GUERRA ASIMMETRICA

di Manuel Santoro

Il dramma francese è l’ultimo di una serie di tragedie umane vissute negli ultimi decenni. Tragedie volute ed attuate da organizzazioni militari, ISIS (Daesh) la più feroce, nate e cresciute con il nostro aiuto, il nostro diretto concorso, le nostre azioni miopi ed egocentriche, nel nome della sicurezza nazionale e degli interessi economici e politici di parte. Armare alcuni per eliminare altri. Bombardare per conquistare, anche solo corporativisticamente.

I valori occidentali, poi. Quante parole al vento. Quanti ne parlano in questi giorni di lutto. Quali sarebbero questi valori? Quelli di un Gino Strada che con la sua Emergency porta avanti una azione dall’alto valore morale ed umanitario oppure quelli di un Primo Ministro che arriva sorridente in Arabia Saudita (Paese in prima fila nel finanziamento dell’ISIS, impegnata nel conflitto tragico in Yemen e reo di costanti violazioni dei diritti umani) per consolidare rapporti commerciali? Quelli dei volontari che costantemente cercano di dare una mano ai popoli in fuga da guerre, miseria e carestie, oppure quelli delle grandi multinazionali o ‘Contractors’ del petrolio che, grazie alla guerra in Iraq, hanno acquisito licenze di estrazione/produzione? Ci sono tutti. Dalla Shell, alla Total; dalla BP alla Gazprom; dall’ENI alla Exxon; dalla Petronas alla turca TPAO.

Se rimarremo inermi, la militarizzazione delle nazioni per guerre asimmetriche sarà il nostro prossimo futuro. L’aumento delle spese per il riarmo e la sicurezza, l’implementazione di nuove legislazioni restrittive per i diritti civili e le libertà individuali saranno nel nostro domani, esattamente come più di un decennio fa negli Stati Uniti, nel dopo 11 Settembre. Io lì c’ero. Si diceva “sono un liberal, ma sono disposto a perdere alcuni dei nostri diritti civili pur di battere il terrorismo”. Arrivò il Patriot Act.

Conoscemmo il senso di timore verso il radicalizzarsi dei processi interni al Paese, non paura nei confronti di minacce esterne. Arrivò il prelievo all’alba senza mandato, l’imprigionamento senza alcun accesso legale, il carcere come viatico alla confessione forzata. Finimmo per osservare inermi la nascita dei campi di Guantanamo, delle gabbie del Camp Delta, delle torture di Abu Ghraib.

Non abbiamo mai fiatato. Come italiani ed europei, poi, siamo stati ad osservare l’evolversi inesorabile delle cause, prodotte da altri, che anni dopo avrebbero cambiato il mondo. In alcuni frangenti ci siamo anche accodati, festanti per un contratto miliardario in più, per una rogna diplomatica in meno.

Avevamo perso la capacità di reagire alle ingiustizie.

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