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I PRIMI PASSI DI CONVERGENZA SOCIALISTA

Relazione di Manuel Santoro, Segretario nazionale
Secondo incontro di CS. 29.11.2015, Roma

Ringrazio tutti i presenti per essere qui oggi.

Convergenza Socialista è un progetto ed una speranza, e molti di voi sanno già il lavoro che abbiamo intrapreso e che continueremo a fare.

CS è stata costituita nell’Aprile di questo anno. Allora eravamo in pochissimi a credere di poter intraprendere un percorso del tutto nuovo per la rinascita di una forza politica socialista in questo Paese. Con una propria piattaforma politica e programmatica sul ripensamento di un Nuovo Stato Sociale.

In Aprile eravamo cinque visionari. A Settembre, al nostro primo incontro, una quindicina. Oggi, due mesi dopo, siamo il doppio rispetto a settembre. Fra un anno saremo centinaia.

Mi piace ricordare che il nome “Convergenza Socialista” deriva da esperienze latino americane.

Lo dico perché pur essendo un mondo lontano, è un mondo che è stato attraversato da processi di radicali cambiamenti politici e sociali. Processi che non sono traslabili uno-ad-uno in un contesto europeo ma le cui esperienze politiche, sociali ed umane possono insegnarci molto.

Il nome “Convergenza Socialista” non è, quindi, inventato dal nulla. Già Lelio Basso ne parlava relativamente alla situazione cilena negli anni ’70.
Nel passato e nel presente ci sono stati e ci sono ancora “Convergencie Socialiste”. Dal Cile al Messico, sino all’Argentina.

Per noi, invece, che viviamo in un Paese dove il socialismo è di fatto defunto, si tratta di ricreare una pluralità ed un pluralismo socialista incanalandolo all’interno di una nuova forma organizzativa. Appunto la nostra Convergenza Socialista.

Tante anime che convergono su una posizione politica e programmatica definita e lavorano affinché l’essenza del socialismo, le sue idee, le sue lotte, tornino a far parte di un bagaglio condiviso, tra la gente. Ma per fare ciò dovremo dare l’esempio. Dovremo nuovamente insegnare alle generazioni contemporanee il significato vero del termine ‘socialismo’.

E’ prioritario riprendere un dialogo interrotto con le nostre comunità. E’ fondamentale lavorare insieme su una nuova Carta delle Necessità.

Nel disperato bisogno di correggere una situazione socio-economica ampiamente frantumata ed impoverita da anni di ruberie, di inettitudine politica e di immobilismo, cerchiamo di dare una mano a chi ne ha bisogno. Nel nostro piccolo questa è la missione che cerchiamo di perseguire al meglio.

Le diversissime realtà italiane hanno bisogno di sostegno, di assistenza, di solidarietà mentre il Paese intero sembra accontentarsi degli slogan roboanti, delle promesse riformiste dagli alti toni senza che, ad oggi, si sia visto uno straccio di miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

Evidentemente chi si accontenta è felice così, e non è stato picchiato né dalla fame né dagli stenti, a differenza di tanti altri nostri concittadini.

Il nostro ruolo è costruire solidarietà, cementare aggregazioni, offrire assistenza nei territori. Le nostre sezioni, oltre al necessario lavoro politico, devono divenire poli di assistenza e di solidarietà permanente.

Oggi fare politica ha assunto un significato molto diverso rispetto a diversi anni fa, rispetto a decenni fa. Il discorrere, l’analizzare le problematiche del Paese è ancora necessario ma non più sufficiente in quanto non fondamentale in un contesto di estesa sopravvivenza e di abbassamento dei bagagli culturali. I bisogni sono altri.

La nostra politica oggi deve, attraverso le sezioni territoriali, assistere la propria comunità, sostenere le giuste rivendicazioni di uomini e di donne. Soccorrere i casi più urgenti. La vita di sezione deve essere orgogliosamente di attiva resistenza politica ed assistenza civile.

Questo modus operandi è l’unica via che ci è concessa per far riemergere un senso comune di appartenenza, una causa comune, e che ci porti a poter efficacemente sostenere di aver dato un contributo umano e politico alla soddisfazione dei bisogni altrui.

Le politiche socialiste sono queste e diventano comprensibili solo con l’azione reale.

Cominceremo a focalizzarci sul lavoro territoriale, dove siamo presenti, operando secondo queste direttrici, pena la totale inutilità sociale e irrilevanza politica.

Anche se appena accennato, abbiamo già iniziato questo percorso. Dal radicamento locale all’aiuto reale alla comunità curda a Roma, dall’adesione alla Sinistra Europa ai contatti diretti con i socialismi dell’America Latina.

Il mese prossimo, a metà Dicembre, definiremo con i curdi a Roma, il nostro lavoro di aiuto presso il centro Ararat grazie al contributo fondamentale di Daniela, Maddalena, Annamaria e Francesco.

Per noi sarà il primo contributo reale per chi è in difficoltà. E sarà questo nostro primo lavoro a dover essere riflesso nel futuro lavoro territoriale, nel lavoro di sezione, certo in forme anche diverse, ma sempre nella direzione di aiutare chi ha necessità.

Quando avremo eletti nelle istituzioni locali il nostro lavoro politico avverrà certo anche in termini di azione legislativa, senza però osare di lasciare l’azione politica reale e di sostegno. La nostra azione politica avverrà allora su due fronti. Quello istituzionale e quello sociale.

L’aspetto interessante di Convergenza Socialista sta proprio nell’interessamento di un bacino di donne e di uomini che non si è mai considerato socialista o non ha mai saputo di esserlo ma si scopre socialista attraverso le nostre parole, le nostre azioni. Ripeto, servono esempi.

A questo servono i nostri incontri. Questa è la nostra forza.

Continuiamo a dare l’esempio vero, concreto, tangibile, di cosa significhi fare politica ed essere socialisti oggi in Italia. Incoraggiamo chi ha iniziato a fare politica per una causa comune.

Il partito della Convergenza Socialista è stato, sin dalla sua nascita, una novità assoluta nel ‘mondo socialista’ italiano e, per questo, è stato ignorato da chi pensava che il socialismo fosse cosa loro. Solo loro. Alcuni lo hanno anche deriso ma, naturalmente, non hanno capito nulla. Troppi tatticismi, nessuna strategia.

Non si tesserano a CS coloro che sono abituati a tenere i piedi in troppe scarpe.

Ora che CS comincia ad avere un suo perché, comincia a crescere e dotarsi di un minimo di organizzazione e struttura, emergono gli interessamenti, gli ammiccamenti, i tentativi di assorbimento di una rivoluzione, la nostra, nel metodo e nel merito. Unico modo, sempre ribadito, per una rinascita vera del socialismo italiano.

Permettetemi una maggior precisione di pensiero.

Il partito della Convergenza Socialista è stato ed è tutt’ora ignorato da un certo ‘mondo‘ che ha sempre ricercato, e sempre ricercherà, un costante reciclarsi, riadattarsi, ripresentarsi, uguale nelle proprie trasformazioni, per fini personalistici o per fini terzi.

Scrivo qui di un mondo che è fortunatamente minuscolo rispetto al vasto mondo di donne e uomini i quali nella loro opera quotidiana, nella loro essenza di esseri umani, contribuiscono con sacrifici del tutto personali per una quotidianità migliore.

Siamo lontani da masturbazioni mentali e da amletiche domande su altri processi aggregativi. Processi usati solo come taxi per fini terzi e per lidi più assolati. Solito schema visto, nel mio passato, diverse, troppe volte. In Convergenza Socialista si dice basta. Convergenza Socialista ha le potenzialità per diventare un punto di riferimento in Italia. Senza fretta. Nei tempi giusti con la giusta crescita. Senza ansie. Senza timori.

Il mio compito è di strutturare Convergenza Socialista, farla crescere nella quantità e nella qualità, organizzandola affinché superi senza affanni le sfide del domani. Quando saremo più forti, più strutturati, più organizzati, più visibili, saremo più capaci di far emergere un nuovo modo di intendere le politiche socialiste.

In un Paese che non cresce socialmente da troppi anni, in un’Europa dilaniata da divisioni politiche e in un mondo dove regna sovrano il colonialismo economico il quale condiziona fortemente la politica sino ai livelli più alti e suddivide anche i morti su basi economiche e politiche, è necessario costruire un nuovo interesse attivo e partecipato su quello che ci circonda quotidianamente.

Una società che vive e si evolve secondo direttrici economiche, politiche e, di conseguenza, sociali e comportamentali, dettate da pochi per il benessere di pochi e l’impoverimento di molti, richiede una politica, e quindi una forza, socialista forte, in ambito nazionale e internazionale, che sappia rispondere alle difficoltà di intere cittadinanze passate troppo velocemente da un capitalismo produttivo ad uno finanziario.

L’apprezzamento del lavoro come mansione utile anche alla collettività e necessaria per un appagamento personale non esiste più nelle forme che abbiamo conosciuto nel nostro non lontano passato. Al lavoro si è sostituito il denaro come motore che produce altro denaro, rigenerandosi.

Siamo arrivati a questo punto senza battere ciglio, senza un sussulto, senza una vera opposizione. Conosciamo il tragitto travagliato che il nostro Paese ha percorso negli ultimi decenni, così come conosciamo il degrado politico e sociale nei nostri quartieri, nelle nostre città.

Conosciamo tutti i rigenerati della politica italiana, i mentori della Seconda Repubblica, che con un semplice cambio di tunica hanno preteso che noi credessimo ad un nuovo avvenire da loro proposto, ad un nuovo traghettare verso rive più pulite e chiare.

Ma come potevano coloro che già non avevano avuto, nei decenni precedenti, gli strumenti giusti guidarci fuori da un pantano etico e politico?

La politica avrebbe dovuto fare un mea culpa purificatore e correggere le storture creatisi diversi decenni addietro. Non fu fatto e non credo, ora, ai nuovi maghi del nuovismo.

Dobbiamo conoscere prima di tutto chi ci avversa ed operare di conseguenza. Da una parte, per un’attività di riflessione, è fondamentale conoscere gli ingranaggi del sistema economico odierno e trovare le forze motrici per un modello di sviluppo alternativo, misurabile su fattori di sostenibilità economica e sociale.

Il nostro lavoro è, quindi, necessario e dovremo fare di tutto per ricreare i presupposti di crescita, iniziando proprio da dove questa crescita è richiesta. Dagli strati meno abbienti delle nostre città e periferie, dove l’indifferenza e la povertà regnano sovrane.

In questo senso, riprendo l’iniziativa sulla “Valorizzazione e recupero degli antichi mestieri” che ha l’obiettivo di offrire l’opportunità di un inserimento lavorativo professionale, e con l’aiuto delle istituzioni locali, assicurare gli strumenti e le competenze teoriche e pratiche necessarie, incluse quelle che possono favorire la creazione di microimprese artigiane.

Potremmo essere noi socialisti, ognuno nel proprio territorio, a creare un collegamento virtuoso tra cittadinanza, microimprese e istituzioni locali, dando così la possibilità alla comunità intera di tenere in vita i mestieri tradizionali a rischio di estinzione e favorire lo sviluppo di produzioni di nicchia con un conseguente aumento dell’interesse del turismo da prodotto.

Se riuscissimo noi di Convergenza Socialista ad essere il cordone ombelicale tra chi ha bisogno, i cittadini, e le istituzioni locali, cercando di far incontrare domanda ed offerta, avremmo fatto un gran passo in avanti verso un nuovo modo di intendere la politica, organizzata territorialmente, che ha un senso esistenziale, prima che politico.

Estendiamo ora questo modus operandi in altri campi.

Dalla lotta alla povertà e al disagio sociale alla necessità di un tetto, dall’assistenza sanitaria alla necessità sociale ed individuale dell’educazione e della cultura.

Un partito di ispirazione socialista focalizzato sul lavoro territoriale nei termini sin qui descritti avrebbe un motivo di esistere ed una sua utilità sociale che lo renderebbe forte, visibile e votabile. Penso non si possa più attendere oltre. Ora tocca agire.

Continuiamo nella nostra opera di ripensamento del filone programmatico socialista. Il Nuovo Stato Sociale, appunto.

Milton Friedman è deceduto ma ha vinto se non la guerra almeno le battaglie principali. Viviamo in un mondo regolato dalle politiche di un liberismo illiberale in cui i diritti fondamentali vengono attaccati e cancellati con troppa facilità.

Andiamo oltre le pure intenzioni, del tutto insufficienti a risolvere i problemi di struttura delle società globalizzate, e lavoriamo ad una Carta delle Necessità.

In un mondo realmente impoverito nelle risorse e nelle prospettive strategiche, in un mondo socialmente sfaldato ed economicamente polarizzato, in un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, il socialismo è l’unica fonte di speranza che l’uomo possieda.

Non vi è altro compito per il socialismo se non quello poc’anzi descritto, ed una forza socialista come la nostra deve saper interpretare il disagio umano con umiltà e perseveranza, combattendo alla radice la furbizia dei pochi e contribuire all’instaurarsi di un nuovo e necessario processo di rinnovamento culturale affinché i più abbiano la consapevolezza che solo mettendosi insieme, iniziando dai territori, riusciranno ad emarcipare se stessi, gli altri e le generazioni future dalle miserie umane.

Abbiamo vissuto sulla nostra pelle crisi terribili, generazione dopo generazione. Una crisi gravissima è, per noi italiani, ancora in corso e il nostro Paese stenta a risollevarsi. Senza una profonda e meditata consapevolezza della necessità di un diverso modo di intendere l’esistenza umana, sarà molto complicato poter serrare le fila e lottare per un futuro diverso e condiviso.

E’ nostro compito continuare il cammino intrapreso. E’ nostro compito dare risposte attuabili partendo dalle necessità stringenti delle donne e degli uomini nei tantissimi comuni e municipi italiani.

Un partito dei molti, e non dei pochi, lo si costruisce da li.

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