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TELEMATICA E LAVORO: UN’OPPORTUNITA’ SOCIALE

di Roberto Spagnuolo, Dipartimento Lavoro

Per parlare del rapporto tra telematica, mondo del lavoro ed effetti sociali, è necessario fare una breve premessa per individuare quale tipo di legame, e in che ambito, intercorre tra il lavoratore e l’informatica nelle telecomunicazioni, al fine di poter parlare di opportunità e non di disutilità. L’avvento e lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (NTIC), già a partire dagli anni settanta, è stato applaudito come il salvatore della vita familiare e dell’ambiente, visto che nasceva a valle dello shock petrolifero e riportava i lavoratori dalla sede di lavoro, spesso lontana, a casa. Tuttavia, i primi utilizzi sono stati per lo più in funzione dell’abbassamento dei costi del lavoro, spostando la sede dove costava meno sia come struttura che come lavoratori disponibili nel territorio circostante: c.d. delocalizzazione.

È evidente che mettere in mobilità localmente ed assumere all’estero non è un’opportunità ma con il tempo la telematica ha reso evidenti anche grandi meriti sia nel lavoro che per la famiglia, slegando di fatto l’attività lavorativa dalla sede e dal tempo di lavoro ed offrendo pari opportunità ai più svantaggiati nel lavoro. Tuttavia, è chiaro che ciò può avvenire solo dove sia possibile, almeno in parte, una dematerializzazione del lavoro e la conseguente formazione del lavoratore al fine di poter utilizzare al meglio i nuovi strumenti di lavoro.

È stato possibile quindi con lo sviluppo tecnologico alleviare problemi ai disabili, alle mamme sole, ai parenti che necessitano di continua assistenza, in modo da non dover misurare i propri valori familiari con uno stipendio minimo, avendo inoltre preclusa ogni possibilità di carriera. Tuttavia il legislatore non ha attuato tali opportunità in modo coerente con le necessità familiari che via via si andavano a cumulare a seguito della costante modesta crescita del Paese, con conseguente maggiore richiesta di impegno sul lavoro per gli insiders minore disponibilità di posti per gli outsiders, con ulteriore crescita delle spese per assistenze sociali.

Perché la telematica sia una opportunità nel futuro del lavoro è necessario che tutti ne sappiano sfruttare i vantaggi e ciò può avvenire solo con un’adeguata conoscenza, perché l’ignoranza escluderà molti lavoratori dal mercato del terziario più prolifico per sbocchi di attività: i servizi alle famiglie e alle imprese. Torna quindi un tema strutturale fondamentale, la formazione di base e on the job del lavoratore come elemento con risvolti familiari e sociali decisamente più importanti, perché legati contestualmente al proprio lavoro ed alla famiglia e di cui debbono seguirsi le evoluzioni tecniche per non essere esclusi dai relativi benefici sociali. Poiché i bisogni familiari e sociali, pur essendo generali nella loro esistenza, sono personali nella loro definizione dei contorni, per poter meglio far aderire un’attività lavorativa alle proprie esigenze di vita ne occorre adattare caso per caso strumenti e obiettivi organizzativi.

Ciò può avvenire solo mediante uno scambio di volontà negoziali che tuteli i diritti sociali e personali del lavoratore, indisponibili per definizione, e al contempo i diritti datoriali alla prestazione, per costruire un’organizzazione del lavoro funzionale al profitto aziendale e al benessere familiare. Il livello negoziale più adatto a definire tali bisogni è quello decentrato sino all’individuale, per meglio affinare la combinazione organizzativa ottimale tra sedi, tempi, prodotti/servizi finali e procedure di lavoro, raccordando a tal fine tutti gli strumenti che il progresso tecnico ha, e avrà, a disposizione.

La più concreta opportunità della telematica quindi, non è nello strumento ma nel tempo di vita contenuto nello strumento e che, indirettamente, intacca la struttura degli istituti del lavoro conosciuti sino ad oggi, i quali devono essere oggetto di nuova contrattazione per personalizzarne gli approcci organizzativi e, di conseguenza, sociali. Al riguardo e partendo da un dato concreto, il ddl sulla legge di stabilità 2016* in tema di interventi sull’occupazione prevede misure per l’incremento della produttività, per il rafforzamento della partecipazione dei dipendenti all’impresa e per lo sviluppo delle politiche a sostegno dei lavoratori e dei propri familiari.

Gli interventi vanno sotto il nome di “incentivazione della contrattazione collettiva decentrata” e si sostanziano in sgravi fiscali, contributivi ed esclusioni dal monte redditi da lavoro dipendente delle risorse destinate alla produttività e contrattate localmente, nonché stanziamenti maggiori per la promozione della conciliazione tra vita professionale e vita privata.

Proprio su quest’ultimo obiettivo, possiamo fare alcune considerazioni sull’intervento previsto che, in un’ottica di Social Compact, possano far emergere alcune migliorie sociali applicabili alla misura, pur nella sua buona intenzione di partenza. In particolare essa prevede l’intervento solo in termini finanziari, attraverso una maggiore remunerazione della produttività concordata localmente, esclusione dal monte redditi da lavoro dipendente di tali importi e finanziamenti per conciliare vita e lavoro, ciò che manca, a nostro avviso, per completare l’effetto sul benessere socialmente più innovativo è prevedere la modificabilità locale, anche in deroga dei contratti e delle leggi generali, degli istituti interni all’organizzazione del lavoro dipendente, finanche a parità di remunerazione, incentivando con la liberazione, anche parziale, dal tempo e dal luogo di lavoro un maggior impegno nel risultato finale della prestazione.

Ciò facendo si generano allo stesso tempo due contributi positivi al benessere collettivo, uno quantitativo, nel risparmio in infrastrutture ed in energia, nella maggiore produttività anche a parità di salario, nella crescita del valore professionale misurata dal valore del prodotto; ed uno qualitativo, nella maggior soddisfazione e autostima del lavoratore padrone del proprio tempo ma con maggiore responsabilità sul risultato finale e soprattutto nella migliore cura dei rapporti familiari non più antagonisti del lavoro. Il tutto sempre in un contesto di investimenti in formazione scolastica e professionale continua per l’intero ciclo sociale del lavoro.

*Art. 12 AS2111, art.1 commi 87-95 AC3444.

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