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LE PROBLEMATICHE DI TERNI

Relazione di Moreno Esposto, referente di Terni

La realtà ternana presenta problematiche per molti aspetti analoghe a quelle di molti altri centri abitati di media dimensione.
Dalla crisi dello storico indotto industriale, alla disoccupazione, anche nel nostro contesto aumentata negli ultimi anni, non solo per quanto riguarda l’industria, ma anche le attività di servizi. Pure l’inquinamento è una problematica che interessa Terni non in quantità minore delle grandi aree urbane, e l’emergenza abitativa, pur non raggiungendo le dimensioni delle metropoli, è tutt’altro che assente.

I processi di ridimensionamento dell’indotto industriale hanno il proprio incipit nella fine degli anni ’80, quando già si assistette alla chiusura delle Officine Bosco Industrie Meccaniche; da anni si va trascinando – tra alti e bassi – la crisi della Acciai Speciali Terni, anche a seguito dei processi di privatizzazione (promossi da Romano Prodi e dal suo “uomo sul territorio” Enrico Luigi Micheli), effettuati in modalità di svendita tale da non garantire da contratto neppure la salvaguardia del fatto che brevetti industriali e know how rimanessero patrimonio territoriale; l’avvicendarsi di a cessioni a società straniere (la tedesca Thyssenkrupp prima, poi la finlandese Outokumptu, quindi il nuovo riacquisto della stessa Thyssenkrupp) è coincisa con processi per cui l’acquisto di un concorrente avviene al fine di svuotarne la stessa concorrenzialità con l’industria madre, acquisendone brevetti e saperi, ridimensionandola ed eliminandola quando tale acquisizione può dirsi conclusa; si assiste quindi altresì a processi sui generis di “delocalizzazione”, ma non verso paesi in cui i costi del lavoro / capitale variabile sono inferiori, quanto verso la casa madre; tutto ciò. È bene ribadirlo, non solo di già per la stessa natura dei processi di concentrazione dei capitali e di incorporazione dei centri industriali, ma poiché gli stessi accordi di privatizzazione/cessione vennero fatti in modalità predatorie rispondenti agli interessi tanto degli industriali internazionali in combutta con politic e amministratori nazionali e locali, a discapito dei lavoratori e della collettività tutta.

Si è poi assistito anche alla crisi dell’industria chimica, la Basell in modo particolare, con processi di ridimensionamento e licenziamenti, fino alla chiusura dello stesso polo industriale.

La crisi del settore industriale a mio parere non rappresenta tuttavia un fulmine al ciel sereno, non è un accadimento inaspettato, estemporaneo e imprevedibile: già dagli anni ’80 se ne avvertivano le futuribili premesse, sebbene sia stato probabilmente dato poco credito e poco peso. Se sono in atto da tempo processi di de-industrializzazione di molte aree dell’Occidente, vuoi per la completamente assenza di lungimiranza di amministratori e politici, vuoi per un parallelo “crogiolarsi sul presente” diffuso nella mentalità media, non è stato pianificato, studiato e tentato di mettere in pratica nessun piano di graduale riconversione dell’economia, che parallelamente allo svilupparsi dei processi storici passasse per un ripensamento della stessa industria pesante, ossia alla sua graduale e progressiva riconversione atta a garantire i bisogni della presente epoca, oltre che della sostenibilità ambientale, così come al sincero sviluppo di alternative economiche, dal turismo (per quanto il territorio se valorizzato offrirebbe diverse opportunità a carattere storico-paesaggistico), all’agricoltura (già, chissà a che punto è il progetto di “orti urbani” enunciato sulla carta, che già è realtà in molte città europee?) fino alla riscoperta di arti e mestieri.

Sebbene quando si parla di Terni l’enfasi venga spesso posta sull’industria pesante, e in modo particolare sull’AST, non vanno dimenticati – come troppo spesso avviene – altri settori in cui i lavoratori affrontano situazioni non certo migliori: nel terziario, dove è passata praticamente in silenzio la vertenza degli operatori dei call center K4Up e Overing (parliamo di oltre centocinquanta persone che si sono viste sospese lo stipendio e sono poi andate incontro a licenziamento!); nel commercio: l’acquisizione della catena di supermercati Superconti da parte della Coop CentroItalia ha rappresentato la minaccia di messa in mobilità dei lavoratori, salvo poi la stipula di contratti ex novo con il nuovo datore di lavoro a stipendi e garanzie ridotti rispetto al contratto precedente.

Tutte queste problematiche, è qui banale dirlo, non possono che avere ripercussioni negative non solo sugli indotti di relativa spettanza, ma più in generale anche sul piccolo commercio e sul quadro economico locale tutto.

Contro la privatizzazione della società di trasporti pubblici UmbriaMobilità ci sono state forme di studio e mobilitazione, sottolineando gli effetti nefasti che si stanno via via più vedendo sia per i diritti dei lavoratori, sia nella garanzia del servizio universale per i viaggiatori: si assiste quindi ad un aumento del costo dei biglietti, a fronte di un taglio delle corse, con il venir sostanzialmente, se non formalmente, meno dei diritti dei cosiddetti “utenti non remunerativi”.

Passando ai problemi ambientali, per i quali lo stesso complesso dell’industria pesante non è esente da colpe e responsabilità, quello che balza agli occhi è la presenza di due inceneritori/”termovalorizzatori”: camini visibilmente fumanti anche quando in teoria dovrebbero essere spenti, rifiuti anche da fuori regione – a dispetto delle roboanti dichiarazioni di amministratori locali – “grazie” prima al decreto Ronchi sui ccr, poi allo SbloccaItalia renziano. In tutto ciò l’Arpa regionale sembra non vedere e non percepire, l’amministrazione comunale rifiuta proposte di valutazione d’impatto ambientale (VIA) o d’impatto sanitario (VIS) mentre sistematicamente accetta i rinnovi delle autorizzazioni; surreali convegni vengono fatti su come l’insorgere nel territorio di patologie tumorali superiori alla media nazionale sarebbero dovuti alle abitudini alimentari degli umbri, che sempre rispetto alla media consumerebbero troppe carni rosse e alla brace; dati spesso assenti od omessi … questo è in generale il quadro con cui la popolazione si trova a fare i conti; questo, tra manifestazioni, presidi, conferenze e attività di sensibilizzazione, proposte di alternative alla gestione dei rifiuti svolte dal Comitato di scopo, che in molti, ciascuno con le proprie capacità e la propria disponibilità, insieme a comitati di quartiere, da anni si anima.

Altra problematica ambientale, tra le molte, che si è fatta sentire con forza, è quella della discarica di Vocabolo Valle, nella quale nel corso degli anni vennero gettati anche dall’AST materiali industriali di scarto quali il percolato, che stanno inquinando seriamente i terreni coltivati.

Infine, tra le problematiche cui intendo qui brevemente accennare, non dimentichiamoci di quella dell’emergenza abitativa; per quanto sembra non avere le dimensioni, come accennavo all’inizio, di una città come Roma o Milano, tuttavia assume caratteristiche di drammaticità rispetto agli anni passati, tanto per famiglie italiane quanto straniere; credo che sarebbe utile incentivare forme di inchiesta sul fenomeno, così da creare una base effettiva per successive iniziative di assistenza, autorganizzazione, lotta agli sfratti, incentivazione all’adozione di misure atte a estendere l’abitabilità di immobili pubblici sfitti, combattendo forme di guerre tra poveri e i divide et impera; chiaramente tale attività andrebbe impostata non in modo “assistenziale”, ma vedendo come protagoniste le stesse famiglie che l’emergenza abitativa la vivono direttamente sulla propria pelle.

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