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DIRITTI VIOLATI

di Fabrizio Franceschini, Dipartimento sulle politiche del lavoro

Come cambia il mondo del lavoro e come possiamo difenderci.

I forti cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società condizionano in modo inequivocabile il mondo del lavoro, che si adegua, cambia e si ristruttura in conformità a un nuovo modello di riorganizzazione globale, favorendo forme di sfruttamento, di controllo e di precarizzazione senza precedenti. L’introduzione di nuove tecnologie e l’uso del lavoro come forma di “ricatto”, genera divisione e frammentazione sociale, condannando il lavoratore alla solitudine e all’azzeramento dell’identità individuale a favore di un’omologazione agli standard imprenditoriali.

In questo modo vengono meno le rivendicazioni sui diritti fondamentali di ogni dipendente, come il diritto alla salute. Negli ultimi tempi l’esplosione delle malattie professionali, l’aumento delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro, insieme alle nuove forme invalidanti di stress, dovuti all’aumento dei ritmi produttivi, sono sotto gli occhi di tutti.

Il diritto allo sciopero è stato di fatto aggirato grazie ai recenti accordi siglati dai sindacati confederali e dalle associazioni imprenditoriali, come Confindustria, Confocooperative, Coop, Agci ecc..

Il “Testo Unico sulla rappresentanza” sottoscritto il 10 gennaio del 2014 ne è l’esempio. Sembra più un regolamento attuativo che un accordo, dove soltanto alcune Organizzazioni Sindacali si auto tutelano verso l’evidente crisi di rappresentanza all’interno delle aziende. Il T.U. non solo annulla tutti gli accordi precedenti, ma aggiunge questioni e norme fondamentali che riguardano la libertà sindacale. Infatti, le sigle sindacali che non sono stipulanti dell’accordo, devono accettare il testo unico per non incombere nell’impossibilità di presentare una propria lista alle elezioni delle rappresentanze interne (RSU/RSA). I sindacati firmatari, infatti, non potranno più organizzare iniziative di sciopero o di contrasto contro un contratto o un accordo aziendale, sottoscritto almeno dal 50% + 1 delle RSU/RSA o dai sindacati maggioritari di categoria, salvo incorrere nella soppressione dei diritti sindacali e in sanzioni economiche, che possono ricadere anche sui lavoratori che aderiscono all’eventuale azione di dissenso. Addirittura non si potrà più protestare o indire scioperi durante le fasi di trattativa! Contestualmente l’accordo in questione diventa uno strumento per affidare tutte le azioni sindacali sotto la tutela di sindacati “amici” in grado di annullare l’azione di sindacati “scomodi”.

Si tratta di un accordo che obbliga alla concertazione e cancella la democrazia nei luoghi di lavoro, ma soprattutto revoca la facoltà che avevano le lavoratrici e i lavoratori del settore privato, di poter scegliere liberamente i propri delegati sindacali, rischiando di dover subire accordi a ribasso, sia sul piano salariale che sui diritti.

Con la firma del Testo Unico si rinuncia agli strumenti di opposizione sindacale, si cede al volere delle aziende e si apre una strada grande come un’autostrada per un disegno di legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro, molto simile all’accodo stesso. Legge già annunciata dal governo, come dimostrano le ripetute dichiarazioni di molti ministri, membri del parlamento e dei segretari generali di CGIL CISL UIL.

Alla luce di quanto succede nel settore privato, è necessario dare una risposta concreta alle politiche di Austerity, ai ricatti aziendali, contro il razzismo e il maschilismo sul lavoro, contro l’azzeramento delle identità individuali. Per la difesa dello statuto dei lavoratori e della costituzione, che contengono tutele per il lavoro e per i lavoratori e nonostante questo sono regolarmente aggirate da nuovi disegni di legge e accordi a vari livelli.

In opposizione alle misure governative di privatizzazione, che speculano sul costo dei servizi pubblici, come la sanità, i trasporti e la scuola, rilanciamo la nostra proposta che parte dalle trentacinque ore settimanali e arriva alla facoltà di decentrare le trattative a livello locale, dando la possibilità di scelta a ogni singolo lavoratore.

L’idea nasce dall’esigenza di tutelare il cittadino non solo sul piano sociale ma anche su quello lavorativo, garantendogli un migliore tenore di vita, contrapponendo la riduzione dell’orario settimanale all’aumento dei ritmi produttivi e alle nuove forme di riorganizzazione del lavoro. La proposta non solo garantirebbe una riduzione d’orario e un conseguente miglioramento delle condizioni di vita del lavoratore e delle loro famiglie, ma ci sarebbe subito un aumento salariale indiretto e la possibilità di creare nuovi posti di lavoro.

Inoltre sul piano negoziale il lavoratore potrà scegliere liberamente a chi delegare e se farsi rappresentare, derogando ai contratti di categoria, e agli accordi aziendali, riappropriandosi della contrattazione e rendere più conveniente la sua condizione di lavoratore dipendente.

Difendere il diritto allo sciopero e la democrazia nei posti di lavoro è il primo passo per la difesa di tutti gli altri diritti conquistati in tanti anni di lotte e battaglie, sia sindacali che politiche.

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