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LE STRADE CHE PARTONO DA ROMA

di Paolo Bagnoli

Se è vero, come recita un vecchio adagio, che tutte le strade conducono a Roma, non è certamente vero il contrario. Ossia, non tutto ciò che parte da Roma conduce a un qualcosa di positivo. Ci riferiamo a quanto succede in un segmento del microcosmo del socialismo italiano diciamo organizzato o sedicente tale. Tra pochi mesi nella capitale si terranno le elezioni per scegliere il sindaco che succederà a Ignazio Marino.

Il Pd ha scelto, quale candidato, l’on.Roberto Giachetti; a sinistra correrà l’ex-pd, on. Stefano Fassina. Con il primo si è schierato il partito, già incistato nel Pd del sen. Riccardo Nencini; con il secondo si è schierato il gruppo di Risorgimento Socialista, ossia un “insieme” di militanti, alcuni dentro altri fuori del Psi, guidati dall’avv. Franco Bartolomei, oggi sospeso dal partito nenciniano e, fino a qualche mese orsono, artefice di un tentativo, andato a vuoto prima ancora di partire, di ricostituzione di un nuovo soggetto del socialismo italiano. Tale idea che aveva riscosso alcune significative attenzioni. Il tentativo è andato fallito poiché non è pensabile di costruire un partito alternativo a quello in cui si milita e con il quale non si vuole rescindere il rapporto.

Non sappiamo quanto Nencini o Bartolomei possano incidere sul positivo di Giachetti e di Fassina; quello che sappiamo è che entrambe sono la prova provata di scelte sbagliate poiché, al di là del giudizio che se ne può dare nel merito specifico, rinunciano all’idea che il socialismo, soprattutto se vuole essere di nuovo un soggetto della politica democratica italiana, come chi scrive auspica, deve essere innanzitutto concepito come un pensiero compiuto, culturalmente e socialmente insediato a sinistra; geneticamente autonomo e non per paura di contaminazione, ma per oggettiva e naturale ragione storica.

Se Nencini sembra avere oramai da tempo, in cambio di qualche posto, rinunciato a fare del Psi qualcosa di degno di questo nome, Bartolomei come potrà mai pensare che le sue vecchie affermazioni per un nuovo soggetto socialista possano prendere corpo al fianco di Fassina? Continuerà a essere “tra color che son sospesi”!

Questa situazione, tuttavia, ci dice quanto l’esigenza di un Partito socialista autonomo e di sinistra sia viva e come lo spazio politico, almeno quello virtuale – quello reale si conquista nella lotta politica – sia ancora libero per coloro che al progetto di una forza nuova, ma dalla radici nella storia italiana, credono e non per vizio di reducismo, quanto perché di esso hanno bisogno la democrazia italiana e la sinistra italiana che potrà rinascere solo in sinergia con esso.

Per tali ragioni occorre “non mollare”, ma chiamare a raccolta non solo gli scontenti del presente, bensì i progettisti del futuro per iniziare un percorso difficile e pure dall’esito non scontato, ma non per questo quasi doveroso per chi crede che le sorti della libertà e della giustizia sociale, ossia della democrazia sostanziale, solo il socialismo possa rappresentarle.

Il cammino è lungo e difficile; la realtà poi dirà se i fatti ci saranno, nel vuoto di essi gli pseudofatti di Nencini e Bartolomei rappresentano solo una realtà che tale non è.

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