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LA GOVERNABILITA’

di Filippo Russo, Rapporti con le Associazioni di Convergenza Socialista

La parola governabilità era estranea al linguaggio politico fino ed oltre la metà del secolo da poco trascorso, vi è entrata prepotentemente grazie al manifesto politico della Trilaterale, poi diffuso sotterraneamente da politologi prezzolati, da logge massoniche, da circoli e salotti neoligarchici. Su impulso di H. Kissinger e D. Rockfeller tre sociologi reazionari, un americano, un francese ed un giapponese, scrissero nel 1975 un trattato dal titolo “Crisis of Democracy”.

Nel trattato, riprendendo i testi di Aristotele, si sosteneva che la democrazia è sicuramente un male se favorisce l’uguaglianza, la partecipazione dei cittadini alla vita politica, se rafforza cioè la pressione dei molti, delle masse sui governi, i tre sostennero che per far abbandonare ai governi la cattiva abitudine di prendersi cura dei cittadini comuni, cioè di coloro che non sono ricchi, né potenti, occorresse individuare un nuovo valore, la governabilità.

Peccato che la governabilità, nelle sue tre accezioni, durata dei governi, rapidità nella formazione di nuovi governi, predominanza dell’Esecutivo sugli altri Poteri, nulla abbia a che vedere con la democrazia, anzi sia valore ad essa del tutto antitetico: motore della democrazia è infatti il dialogo, il confronto trasparente fra le diverse forze politiche e fra le forze politiche e i corpi intermedi della società, i sindacati, le associazioni, i movimenti.

I paesi che avevano maggiore governabilità nel 1975, la Jugoslavia di Tito, l’URSS di Breznev, la Siria degli Assad oggi non esistono più, mentre gli USA, ove non si tiene in nessun conto la governabilità, restano il paese più grande e potente del mondo. Negli USA i Presidenti, capi dell’Esecutivo, durano in carica 4, massimo 8 anni, ogni quattro anni i nuovi governi si formano attraverso un processo lentissimo di circa un anno, cui partecipano direttamente gli elettori, attraverso le Primarie, negli USA l’Esecutivo non può modificare la Costituzione, tutelata dalla Corte Suprema, non può condizionare la volontà del Parlamento, perché non può scioglierlo, i Presidenti non sono neppure liberi di scegliere i ministri, le persone da loro designate vengono sottoposte al vaglio dei Senatori, chiamati a valutarne competenze e moralità. Il governo centrale e i governi locali USA certamente subiscono le pressioni delle lobby più potenti del pianeta, ma la democrazia in America resta viva, perché le “regole” della governabilità non hanno attecchito, non a caso le attuali Primarie hanno fatto emergere Sanders, un autentico socialista, uno dei politici più di Sinistra del pianeta.

Va dato atto a Kissinger e Rockfeller che con il loro manifesto reazionario intendevano rafforzare l’influenza delle lobby, ma non eliminare tutti i principi democratici, quali la divisione dei Poteri e il dovere per i governi di fondare la propria legittimazione sul consenso della maggioranza degli elettori. In Italia invece lo slogan della “governabilità” è stato adoprato da alcuni personaggi, come Licio Gelli, quale clava atta a distruggere la democrazia.

Se ad ottobre la maggioranza degli elettori approverà le riforme costituzionali renziste, il Senato sarà ridotto ad organo pleonastico, come ai tempi del Ventennio, e Renzi potrà finalmente fare quanto immaginato dal fascistissimo Gelli: in nome della governabilità un solo partito con il 25/30% dei voti comanderà in Parlamento, un solo uomo comanderà quel partito e potrà inserire servi e lobbisti in tutti i gangli vitali dello Stato, la Magistratura, anche restasse autonoma, diverrebbe allora impotente, non avendo più la collaborazione degli altri corpi dello Stato. Con un Si o un No quindi ad ottobre si deciderà il destino di noi tutti: diverremo sudditi in un regime fascistoide o resteremo cittadini?

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