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MANIFESTO PROGRAMMATICO PER LE ELEZIONI COMUNALI DI ROMA

Grazie al contributo di tutti gli iscritti CS romani

Per molti anni il prevalere delle politiche socialiste, quelle mirate cioè ad incentivare una forte presenza dello Stato ed a rafforzare lo Stato sociale, ha garantito in Europa crescita della ricchezza prodotta, calo della disoccupazione, diffusione del benessere. Sicuramente più eguaglianza e più giustizia sociale.

Poi, negli ultimi decenni, le politiche reazionarie neoliberiste e monetariste hanno preso il sopravvento, determinando un’inversione di tendenza caratterizzata da stagnazione economica, calo dell’occupazione, diffusione del malessere sociale. Incremento esponenziale del divario tra i più ricchi ed i più poveri; i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.

Un sempre più incisivo svuotamento del ruolo fondante dello Stato in favore di politiche privatistiche ha causato, in casa nostra, il tradimento del sogno europeo. La volontà di milioni di cittadini europei di finalmente avere una Europa politica, vibrante, partecipata, con istituzioni democratiche è stata disattesa sin da subito per far posto agli interessi di pochi.

L’Italia, così come tanti altri Paesi del ‘Sud’ ha subito, anche per l’inettitudine della propria classe politica, il peso di una Europa nata male. Nata per servire gli interessi dei signori della speculazione finanziaria e seguire i consigli delle logge massoniche neoelitarie (vale a dire dei “poteri forti”) e non per servire gli interessi dei popoli europei. Il degrado ci ha sommersi. La miseria economica, culturale e comportamentale si è ripresa fette di popolazione e di territorio che sin dal dopoguerra avevamo faticosamente bonificato. Roma, la Capitale d’Italia, ne è l’esempio più lampante. Città ormai irriconoscibile, per il diffuso degrado, rispetto a soli venti anni fa.

E’ tempo che anche Roma, la capitale d’Europa più oltraggiata ed immiserita dalle politiche neoliberiste, più corrosa da fenomeni macroscopici di corruzione, si risvegli dal languore della decadenza.

Salvare Roma dall’attuale degrado
Roma è la città più bella del mondo, per l’ambiente naturale ove è sorta e che le fa da cornice, perché l’hanno abbellita i più grandi architetti ed urbanisti del passato. Fino agli anni ‘50 del secolo passato, il XX, il 25% di tutto il turismo mondiale transnazionale era diretto in Italia, e Roma era la città che attraeva più turisti stranieri al mondo.

Oggi è surclassata da New York, Parigi e Londra, e fatica persino a tenere il passo con Barcellona: forse un demiurgo ha spostato i laghi, i colli e i monti? Un cataclisma ha abbattuto le sue tante importanti opere architettoniche? No, semplicemente l’amministrazione cittadina non ha saputo far fronte alle nuove necessità create dall’esplosione del turismo di massa.

Roma possiede le risorse per tornare ai vertici del turismo mondiale, per rilanciarsi come centro produttore di servizi e come polo industriale per prodotti di alta qualità, ma occorre una rivoluzione di cultura e di ottica nel concepire i compiti dell’amministrazione comunale.

Non dobbiamo pensare al nuovo sindaco di Roma come ad una guida, al capitano di una grande nave passeggeri in perfetta efficienza, che debba preoccuparsi solo delle pubbliche relazioni e di tracciare la rotta. Dobbiamo immaginarlo, invece, come il comandante di una grande nave che ha già subito seri danni, anche perché una parte della ciurma, dimentica dei propri doveri, si è data al brigantaggio ed alle razzie. Egli non solo dovrà tenere in riga e rimotivare quella parte maggioritaria della “ciurma” di impiegati comunali ancora disposta ad ubbidirgli, ma soprattutto dovrà chiedere la collaborazione di tutti i cittadini. Quindi, per prima cosa, dovrà informarli sulla reale situazione e, poi, dovrà chiedere loro di collaborare alla riparazione dei danni, di collaborare a scoprire e disarmare gli ammutinati, di collaborare a incoraggiare e sostenere quella parte maggioritaria dell’apparato comunale non dimentica del proprio specifico dovere di tutela degli interessi collettivi.
Il potenziale di crescita della città di Roma è immenso, ma i guasti della macchina amministrativa anche sono immensi.
La carenza più grave è nel sistema di trasporto pubblico. L’igiene urbana è assolutamente carente. Oggi i tanti denari impegnati per l’assistenza si accumulano nelle tasche di pochi, dei furbetti o anche dei disonesti, mentre nomadi, poveri, cittadini in difficoltà restano in condizioni di miseria e degrado indecenti. Migliaia di profittatori occupano abusivamente l’immenso patrimonio immobiliare del Comune, mentre migliaia di brave persone non hanno dove dormire.

Fra i dipendenti comunali si è diffusa, mai contrastata negli anni, quella mentalità da posto fisso sulla quale ha simpaticamente ironizzato il film “Quo Vado”. Fra i dirigenti, sia politici che amministrativi, si è diffuso un atteggiamento ipocrita: si dice di curare l’interesse pubblico ed invece si cura essenzialmente l’interesse personale, si sono creati rapporti perversi fra imprese ed associazioni che mungono soldi pubblici ed offrono, in cambio, preferenze ai politici e favori ai dirigenti degli apparati amministrativi.

Facciamo un esempio fra i tanti, tremendi sperperi degli ultimi anni: il secondo braccio, da piazza Bologna a piazzale Jonio, della Metro B, poco più di due chilometri, dieci anni di lavori e di danno ed intralcio gravissimo al traffico di superficie, stazioni grandi come tombe di Faraoni, ma più brutte e sicuramente più costose, e tutto questo scialo per che cosa? Per far correre, una volta aperto il tratto, appena tre vetture l’ora, in media!

Il degrado costante, le insufficienze permanenti, spingono i cittadini ad atteggiamenti opportunistici. Non si rispettano le regole per la sosta e la marcia dei veicoli, si cerca di evadere la tassazione comunale, si sfruttano i mezzi pubblici senza pagarne il biglietto, si cerca di spennare il turista. Ma tali comportamenti vanno considerati ‘falli di reazione’: tasse sempre più onerose a fronte di servizi sempre più carenti non invogliano al civismo.

Mobilitare i cittadini
Roma è stata costruita dagli imperatori e dai pontefici, ma se alcune vestigia del più lontano passato sono pervenute a noi quasi intatte lo dobbiamo alla tutela gratuita offerta dai cittadini, durante le guerre, le pestilenze, le sommosse, anche quando gli imperatori divennero stranieri e nemici, e i papi fuggirono via dalla loro diocesi.
Dalla deposizione di Romolo Augustolo al Sacco dei Lanzi nessun esercito poté soffermarsi in Roma contro la volontà dei suoi cittadini. Quando i Romani si arresero alle soldataglie di Carlo V, tutta l’Italia s’arrese. Invece, quando il popolo dell’Urbe si strinse a fianco dei cinquemila coraggiosi rivoluzionari di tutte le regioni, venuti nel 1849 a difendere la Repubblica Romana contro tutto e tutti, quando i borghesi, gli ebrei, gli artisti forestieri, i piccoli artigiani, i manovali, i pecorari e gli straccioni si mostrarono pronti a sacrificare i propri beni e la vita, l’inevitabile sconfitta militare si trasformò in una vittoria morale.

Oggi non occorre gridare “Roma o morte”. E’ sufficiente che i cittadini superino l’ottica miope dello stretto interesse personale. Non servono eroi, non si chieda molto a pochi, piuttosto poco a molti, rivolgendosi a tutto l’associazionismo, da quello sportivo a quello politico, dalle parrocchie ai diversi sindacati, ai centri sociali, e soprattutto a tutti i giovani delle università e delle scuole medie superiori, per tenere finalmente pulita ed in ordine la città, per promuovere una migliore educazione stradale, per prendersi cura dei poveri, dei profughi, degli affetti da handicap, degli anziani soli.

Non potrà esservi vero rinnovamento senza trasparenza: oggi il bilancio del comune è assolutamente opaco, illeggibile. Il Comune deve chiedere alle facoltà di Economia di organizzare seminari pubblici per analizzare il bilancio comunale, mettendone in luce le criticità e dando consigli utili a favorire una sempre maggiore trasparenza. Non può esserci partecipazione senza impegno, né impegno senza chiarezza sui fini, sui mezzi e sulle risorse.

Aprire alla vita il più grande patrimonio artistico e culturale del pianeta
Solo lo Stato straniero della Città del Vaticano sa mettere a disposizione dei visitatori in modo adeguato il proprio patrimonio artistico e culturale. Per il resto siamo al completo disastro.

Il monumento cittadino più visitato è il Colosseo, questo vuole dire che ogni giorno centinaia o migliaia di turisti rimarranno delusi. Infatti, tutta la maestà del Colosseo appare solo quando lo si guarda dall’esterno, all’interno, diversamente dall’Arena di Verona e da altri anfiteatri, è un inconcludente intrico di muri sbrecciati, essendo scomparse, tranne che in un piccolissimo settore, le gradinate, i vomitoria, la tribuna dell’Imperatore, e la stessa arena. Il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo resta praticamente inaccessibile perché disperso in un eccessivo numero di musei e a causa di biglietti d’ingresso proibitivi, i più interessanti musei vengono traversati, in condizioni umilianti, da mandrie di visitatori nei pochissimi giorni all’anno d’ingresso gratuito.

L’arte, la cultura, la bellezza vanno vissute. I tanti musei vuoti di Roma servono solo a stipendiare una pletora di impiegati poco solerti. Bisogna aprire invece i luoghi d’arte alla vita: ai turisti si offra una tessera a 15 euro utilizzabile in tutti i musei per quattro giorni, i biglietti d’ingresso ordinario ai musei siano portati a 2 euro, si abolisca la vergogna dei pochissimi giorni di gratuità. I musei dovranno diventare dei luoghi da vivere con librerie e bar e, ove possibile, con ristoranti e sale per conferenze. Solo il bioparco ha necessità di chiedere un biglietto d’ingresso più alto, ma che almeno conceda ingresso gratuito ai ragazzi inferiori di 14 anni, che potranno entrare però solo se accompagnati da adulti.

Sono stati riportati alla luce i luoghi fatali dell’Antica Roma, cari a tutti gli uomini della Terra, per farne che? Per imbalsamarli ed estraniarli dalla vita della città? Ritorni la vita almeno nel Primo Foro, sulla Via Sacra e nel Foro di Traiano, questi sacri luoghi, almeno durante le ore diurne, devono tornare a far parte della città: si tornino ad aprire i portoni delle chiese che affacciano sul Foro, l’edificio della Curia sia concesso a mostre e convegni, si scavi un tunnel di qualche decina di metri sotto via dei Fori Imperiali per rendere accessibile anche il Foro di Traiano.

Basta con “affittopoli” e degrado urbano
Mentre per risparmiare le Amministrazioni precedenti hanno ridotto i servizi essenziali, si sono sperperati ogni anno milioni di euro per prendere in affitto immobili da privati e per garantire la manutenzione dei moltissimi appartamenti di proprietà comunale, ove si sono piazzati migliaia di approfittatori. E’ uno scandalo che non ha eguali in nessun altra capitale europea.

Va gradualmente messo in vendita il patrimonio immobiliare non utilizzabile per uffici dell’Ente, senza però favorire la speculazione, cioè dando la preferenza a chi acquista l’immobile per risiedervi: per decenni il patrimonio comunale ha arricchito dei furbacci, da adesso in poi sia offerto a famiglie per bene, che possano amarlo e prendersene cura.

Vi sono poi anche degli immobili appartenenti al Comune ed in stato d’abbandono. Se ne faccia rapidamente il censimento e poi si concedano in comodato d’uso gratuito per due anni a quelle società o a quei privati che presentino un progetto per un restauro parziale o totale, a fini abitativi o d’uso commerciale o professionale; dopo i due anni l’immobile torni al Comune, se non restaurato, o resti in comodato per altri due anni, se restaurato, per poi venir affittato a prezzo di mercato.

Motivare culturalmente e moralmente i giovani
Il Comune deve impegnarsi seriamente per favorire l’impegno culturale e morale dei giovani, mobilitando le risorse delle famiglie. Tutte le scuole medie superiori dovrebbero, in prospettiva, diventare dei centri permanenti per attività culturali, restando aperte di pomeriggio e nei periodi non dedicati alle attività scolastiche. Iniziando dagli istituti più importanti, il Comune incentivi la creazione di circoli aperti agli studenti e agli ex studenti dell’istituto, e a tutto il personale scolastico. Tali circoli, autofinanziandosi esentasse, organizzino attività sportive, ricreative, teatrali, cinematografiche, di scrittura creativa, di ricerca sociale ed ambientale, etc.
Il Comune metterà a disposizione il personale delle proprie biblioteche e finanzierà gare e concorsi, anche attraendo sponsorizzazioni di prescelte imprese private.

Migliorare l’offerta dei servizi erogati dai privati
Spesso il turista, sia italiano che straniero, si sente, e non sempre a torto, raggirato.
Il Comune dovrà promuovere un marchio: ad es. l’immagine dell’angelo di Castello (quello che rinfodera la spada) con la scritta “Roma Città Aperta”. Gli uffici d’informazioni del Comune consiglieranno ai turisti solo i bar, i ristoranti e gli alberghi che esporranno il marchio di garanzia, ed il Comune vigilerà perché in detti locali siano garantiti servizi con un buon rapporto qualità prezzo.

Per migliorare la raccolta differenziata occorre far ricorso ai supermercati, e ad ogni altro esercizio commerciale che lo voglia, in modo che i cittadini siano incentivati con ricompense immediate, mediante buoni sconto.

Una parte della responsabilità dell’inadeguato afflusso di turisti è dovuto agli autisti di taxi, che invece di seguire la prassi dei colleghi delle altre capitali europee (passare cioè le sei ore del turno a guidare in cerca dei clienti) preferiscono restare parcheggiati in attesa che i clienti li trovino con aggravio di fatica e di spesa. Non vogliamo aprire il mercato alle multinazionali: si lasci pure il monopolio degli spostamenti di necessità alle cooperative dei tassisti (ad es. le tratte da e per gli aeroporti e le stazioni ferroviarie), ma occorre creare un settore di autopubbliche da diporto, collegate ai turisti tramite gli alberghi e i B&B.

Oggi i turisti faticano troppo nell’uso dei mezzi pubblici fuori del centro storico e questo rende disagevole il soggiorno in zone di periferia e semiperiferia, limitando altremodo la permanenza dei turisti in città. Con le autopubbliche da diporto, invece, andare e tornare da località importanti, esterne al centro storico, dovrà divenire piacevole ed economico. Solo così il Lido, Ostia Antica, l’Appia Antica, le Catacombe, Albano, Frascati, Tivoli, etc, potranno aprirsi al turismo di massa transnazionale e di qualità.

In ultimo l’impresa più urgente: riportare il sistema dei trasporti pubblici ad un livello europeo
La metropolitana leggera che collega Porta San Paolo a Ostia, linea divenuta sempre più vitale per la nostra città, è la peggiore linea ferroviaria d’Italia, e forse d’Europa. L’assenza, in pratica, del trasporto pubblico notturno costringe il cittadino a gravi disagi ed il turista a trattenersi in città il meno possibile. L’elenco dei disservizi potrebbe proseguire, ma sarebbe un inutile lamento.

Va abbandonato ogni progetto faraonico concepito solo per grandi appalti e grandi “magnate”. Basta con le metro sotterranee costosissime.

La priorità: dare maggiore efficienza al già esistente. Per ottenere ciò le linee esistenti vanno ridotte. Affidiamo il servizio pubblico notturno a cooperative di giovani incoraggiate dal Comune, che potrebbe cedere loro, in comodato d’uso, il parco dei mini bus delle inutili linee brevi. E’ vano disporre delle ciliegine (le linee di quartiere) sulla torta (il sistema dei trasporti), se questa si va sfaldando: occorre ridurre, non moltiplicare, le linee di superficie per offrire poi però un servizio nettamente migliore rispetto all’attuale. Occorre puntare sui tram e le metropolitane leggere, anche con scelte coraggiose come quelle fatte in grandi città dell’America Latina. Sulle principali arterie automobilistiche bisogna assolutamente ridurre il numero dei semafori, anche con innovative soluzioni per i flussi di traffico; nelle aree di periferia ricorrere ai sovrappassi in metallo (economicissimi). Evitare multe per fare cassa, ma educazione stradale affidata a volontari (come già sperimentato con successo a Bogotà). Si inviti a comportamenti più civili con l’affissione di cartoncini adesivi o con mimi che invitino alla correttezza, usando ironia e fantasia, con una adeguata gestualità.

Se Roma saprà risanarsi, ospitare nuovamente le Olimpiadi potrebbe divenire una opportunità, ma senza un radicale rinnovamento, quale quello qui proposto, le Olimpiadi diverrebbero funesta occasione per un nuovo tragico sacco della città.

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