Convergenza Socialista socialismo sinistra partito socialista CS Nuovo Stato Sociale Stop TTIP 7 Maggio Roma

CS ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 7 MAGGIO CONTRO IL TTIP

ESSERCI! 7 Maggio 2016, Roma
Senso vietato. Il TTIP non può entrare!

Il partito Convergenza Socialista, in quanto sostenitore della Campagna Stop TTIP promossa da Stop TTIP Italia (http://stop-ttip-italia.net/info/), aderisce alla manifestazione nazionale del 7 maggio prossimo che si svolgerà a Roma contro il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP).

Ore 15 ritrovo in Piazza della Repubblica e corteo fino a piazza del Popolo.

Il TTIP è il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti. E’ un trattato segreto, di libero scambio, in corso di negoziazione tra Unione Europea e Stati Uniti d’America.

Nell’Ottobre del 2014 sono state rese pubbliche solamente 18 paginette nelle quali non vi è traccia dei contenuti del negoziato ma si evince solo il mandato dell’Unione Europea a negoziare con gli USA. Grazie, comunque, ad alcune fughe di notizie su alcuni aspetti importanti del trattato siamo in grado di avere un quadro meno nebuloso su cosa ci aspetta. Il 28 Maggio 2015 la Commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza, 28 si e 3 no, la proposta di relazione sul TTIP.

L’accordo UE-USA si slega lungo tre direttrici principali. Aprire una zona enorme di libero scambio; uniformare e semplificare le normative tra le parti abbattendo le cosidette Non-Tariff Barriers; migliorare le normative.
Le problematiche legate all’accordo sono molteplici. Prima di tutto la segretezza. E’ incomprensibile come un possibile accordo che coinvolge e, se firmato, coinvolgerà la vita di milioni di europei sia tenuto segreto e, con la complicità esplicita dei media, si neghi qualsiasi discussione nei Paesi e nelle comunità. In perfetto stile europeo (di questa Europa), i cittadini vengono lasciati fuori da una discussione che li coinvolge direttamente e che influirà sulle generazioni future.

Vi è, inoltre, una incomprensione di fondo tra le parti relativamente al tema lavoro. L’Unione Europea ha adottato le normative dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di lavoro, mentre gli USA hanno ratificato solo due delle otto norme principali. E’ evidente, allora, come in questa ottica di profondo disaccordo, e considerando la volontà politica di pochi burocrati di raggiungere comunque un accordo, si possano creare e minacciare i diritti acquisiti dei lavoratori europei.

Ci sarebbe il problema dell’agricoltura europea, la quale se non più protetta potrebbe “americanizzarsi” lasciando strada libera alle colture OGM. Problematica che potrebbe emergere anche su altri fronti come l’uso di pesticidi, l’obbligo di etichettatura del cibo, l’uso del fracking per estrarre il gas, la protezione dei brevetti farmaceutici.
Se firmato, avremo il grave problema della fogacitazione delle piccole e medie imprese da parte delle multinazionali. Andando in una direzione completamente opposta a quella da noi auspicata, vedremo le grandi aziende, le grandi banche ed il grande capitale fare shopping delle attività piccole e medie presenti in Europa, non più concorrenziali in un contesto di pura libertà economica. Quello che è grande diventerebbe sempre più grande ed il medio-piccolo tenderebbe a scomparire dal tessuto economico delle società europee.

L’accordo prevederebbe la piena possibilità di privatizzare il pubblico. Gli Stati sarebbero, allora, inermi su temi caldi come l’acqua, l’elettricità, la sanità, la scuola. Tutto potrebbe essere potenzialmente privatizzato.
Per concludere, ci sarebbe l’Investor-State Dispute Settlement (ISDS). Un passaggio del trattato che prevederebbe la possibilità per i privati, di qualsiasi tipo e dimensione, di portare in tribunale quegli Stati che abbiano violato (secondo gli accusatori) norme di diritto internazionale in materia di investimenti.

Alcuni esempi già accaduti. Il gruppo Veolia nel 2012 fa causa all’Egitto attraverso il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie relative agli investimenti della Banca Mondiale. Motivazione: la nuova legge sul lavoro del governo egiziano ribalterebbe gli impegni presi in un precedente accordo per lo smaltimento dei rifiuti. La Philip Morris nel 2010 e nel 2011 porta in tribunale l’Uruguay e l’Australia per le loro campagne anti-fumo. Il gruppo Vattenfall nel 2009 porta in tribunale la Germania per l’abbandono dell’energia nucleare.

Per tutte queste motivazioni Convergenza Socialista sostiene la campagna Stop TTIP, aderisce alla manifestazione del 7 Maggio a Roma ed invita tutti gli iscritti ed i simpatizzanti ad esserci.

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