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IL PIANO B

di Filippo Russo, Relazioni con le Associazioni

Come diceva il giudice Falcone tutte le vicende umane hanno un inizio ed una fine. E la Repubblica Democratica Italiana avrà fine, se ad ottobre la maggioranza di coloro che si recheranno alle urne voterà Si, autorizzando Renzi a trasformare il Senato in un organo pleonastico, come già fu al tempo del ventennio fascista. Liquidato il Senato, Renzi ordinerà a Mattarella di sciogliere il Parlamento; e dopo le nuove elezioni politiche,“adulterate” dall’Italicum, un solo partito con il 25/30% dei voti diventerà padrone del Parlamento ed un solo uomo resterà padrone del partito e dello Stato: avrà così inizio l’anno primo dell’Era Renzista, un futuro che avrà tutto il “tanfo” del passato che ha preceduto la Repubblica e la Costituzione.

Per costringere gli Italiani a votare Si Renzi userà le regalie e le minacce: venti euro al mese in più per i pubblici dipendenti con retribuzioni medio-basse, 100 euro in più ai pensionati che percepiscono meno di 500 euro mensili, e minaccerà le dimissioni e la perdita dei modesti benefici “generosamente” elargiti, dirà di dimettersi in caso di vittoria del No, chiederà ai suoi padroni, i governanti francesi e tedeschi, di far ballare lo spread, per creare sconcerto e disorientamento fra gli elettori, non “ammorbidibili con le “regalie” e, penso, la spunterà. A meno che la Sinistra antirenzista non sia in grado di elaborare un “Piano B”, un piano che probabilmente non dovrà attuarsi, ma senza il quale sarebbe difficile mantenere ed infondere la tranquillità indispensabile per conseguire la vittoria. Occorre cioè elaborare un piano che risponda a questa domanda: quale governo far seguire a Renzi, se davvero il premier si dimettesse?

Caduto Renzi, non si potrà correre a nuove elezioni, perché non si può eleggere la Camera dei Deputati con l’Italicum ed Il Senato con il proporzionale puro, perché non si può conservare l’antimoderno “bicameralismo perfetto”, perché non si può tenere una campagna elettorale in inverno, nel periodo in cui si dovrebbe approvare la Finanziaria per il 2017.

Renzi non è tenuto a dimettersi, ma se davvero lo facesse la Sinistra dovrebbe proporre un governo “istituzionale di unità nazionale”, quest’ultimo dovrebbe avere in programma solo tre punti:

  1. una riforma elettorale che si sostituisca all’incostituzionale e fascistoide Italicum;
  2. dare al Senato, eletto direttamente dai cittadini contemporaneamente all’altra Camera, poche competenze, ma in esclusiva (propongo le riforme costituzionali, la politica estera e l’approvazione dei trattati internazionali);
  3. redigere una Finanziaria che non solo confermi i modesti aumenti a pensionati e dipendenti pubblici, ma preveda ulteriori forme di sostegno alle famiglie e ai tanti giovani volenterosi in cerca di d’impegno lavorativo, tale finanziaria sarebbe più facile da difendere delle precedenti davanti alle istituzioni europee, proprio perché prodotta da un governo di unità nazionale.

Il governo istituzionale di unità nazionale dovrebbe essere presieduto e formato da persone che si impegnino a non candidarsi alle elezioni politiche del 2017 o del 2018. Il Primo Ministro dovrebbe essere un fedele “servitore dello Stato”, come fu Falcone, come è Cantone, i ministri potrebbero essere dei tecnici indicati da tutti i partiti che decideranno di sostenere il nuovo governo.

Se da settembre la variegata Sinistra italiana, nella quale comprendiamo anche i dissenzienti del PD, avrà il coraggio e la lungimiranza di proporre il Piano B, Renzi certamente perderà il referendum, poi forse non si dimetterà. Continuerà a governare male, come adesso, ma non per molto: fallito il “Golpe”, fallito Renzi, sarà abbandonato anche dai suoi potenti sponsor.

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