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L’EMERGENZA ROMANA HA RADICI MOLTO ANTICHE

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Sicuramente non è una novità la politica sciagurata dei governi Italiani sulle politiche abitative, non stupisce nessuno che si privilegi l’acquisto e che si spinga in questo senso anche al di là di qualsiasi logica. Le leggi di mercato si affermano con il tempo ed il mercato degli immobili è sempre un boccone ghiotto. Non è una novità, dicevamo, e numerosi film del periodo realista ce ne hanno accuratamente illustrato le logiche. Secondo le quali creare un enorme bacino di aspettativa per quanto riguarda le case popolari ed in affitto, facilita gli affari dei pescecani dell’immobiliarismo.

I palazzinari hanno funestato le grandi città e caratterizzato un periodo della nostra storia politica, deturpando le nostre città per interessi che nulla avevano a che fare con il “diritto alla casa”.
Diritto , anzi che è stato, negli anni, vilipeso e deriso con una politica degli sfratti repressiva, scriteriata ed a tratti criminale.

È notizia di oggi la gravità della situazione romana con 23.000 famiglie in lista a fronte di una capacità ed una volontà pressoché nulla di assegnazione. Eppure ogni anno, statisticamente si liberano almeno un migliaio di appartamenti ma ne vengono assegnati meno di 100.

Questo avviene perché anche dal punto di vista culturale l’affitto a prezzi calmierati è l’ultima spiaggia e passa l’idea che chi non ha casa propria sia , fondamentalmente, un marginale ed un fallito. Salvo poi gonfiare le vele di un razzismo illogico sostenendo che l’assegnazione di alloggi popolari sia gestita solo verso gli extracomunitari.
Le politiche sulla casa sono, oggettivamente l’ultima preoccupazione del legislatore che predilige, da tempo, politiche di falsa facilitazione di accesso al credito (tristemente, anche se solo apparentemente, responsabili della crisi attuale per altro) piuttosto che una reale politica sul diritto all’abitazione.

Questo in un contesto in cui si tenta di modificare la costituzione senza averla mai realizzata pienamente e lo stato del “diritto alla casa” ne è tristissima e palese testimonianza.

Di fronte a paesi che, come la Svezia, preferiscono rinunciare a grandi eventi di vetrina e dirottare fondi alle politiche abitative popolari. Noi abbiamo, da tempo, il nullismo e la totale assenza dello Stato a questo livello, anzi quel che esiste viene abbandonato a sé stesso, privatizzato, svenduto attuando un principio del tutto distorto di “alleggerimento dell’intervento dello stato come imprenditore e/o affittuario.

Lo situazione attuale quindi, degenerata ed umiliante e perennemente in emergenza ha radici lontane nel tempo ed è il risultato di politiche dissennate, clientelari legate ad interessi loschi e pochissimo chiari e comunque non finalizzate al benessere popolare, ma piuttosto d’immagine e spessissimo sommarie e raffazzonate quando non esistenti o solo apparentemente presenti in forma di carrozzoni divora risorse.

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