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NESSUNO È TROPPO VECCHIO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Abbiamo avuto per centinaia di secoli società fondate sugli “Anziani”.

Il sapere, il conoscere erano preziosi e l’anziano aveva rilevanza, peso politico, sin troppo a volte, sconfinando nel paternalismo che finiva con il bloccare la società con il proprio conservatorismo ed in nome della tradizione. Sicuramente una società moderna non può fondarsi sulla tradizione orale, non può essere, quindi, una gerontocrazia. Nonostante a tratti sotto il regno di “Re Napolitano” ci sia parsa tale.

Fra questo e quello che oggi è la dismissione e l’abbandono degli anziani , però, ci sono , davvero miglia e miglia, forse anni luce.

Il capitalismo ha via via distrutto tutte le tradizioni, sostituendole con Valori a Pagamento e privatizzando sempre più ogni aspetto della vita umana. Con quella medesima arroganza e protervia piratesca con la quale il primo Uomo Accumulatore si alzò da un gruppo di uguali e piantati quattro paletti definì sua “proprietà privata inviolabile” un pezzo di terra. La medesima che li porta a brevettare i semi e ad impossessarsi dei beni comuni, come l’acqua.

Se un tempo l’anziano era un patrimonio ed un valore aggiunto nella struttura patriarcale, pur discutibile che fosse, oggi egli diventa un fastidio, un peso, un costo.

Nella struttura famigliare frammentata e polverizzata della società dei consumi non c’è posto per lui ed ancor meno ve n’è in quello che sta sorgendo dalle ceneri di questa crisi inventata.

Il vecchio allora diviene fastidio per la famiglia ormai polverizzata ed incapace di gestirlo al proprio interno.

In questa società, nel Primo Mondo Pseudo Civilizzato egli allora come tutti gli emarginati o viene fatto scomparire oppure diviene, per chi possa permetterselo, un businness remunerativo. Si esternalizza l’anziano, lo si monetizza, lo si fa divenire un affare per qualcuno, come il disabile o l’invalido.

Le Case di Riposo a prezzi da albergo a cinque stelle, la sanità privata o convenzionata stanno lì a dimostrarlo con dolorosa evidenza, mentre senza parere il numero degli anziani senza fissa dimora aumenta notevolmente.

Il Liberismo poi, quantificando e dando un prezzo a qualsiasi cosa materiale ed immateriale ingigantisce il fenomeno. Nutrendo l’impoverimento generale ed in special modo delle classi intermedie, contraendo lo Stato Sociale sino alle estreme conseguenze, inserendo il concetto e la possibilità che una parte della società, quella debole, fragile e costosa possa essere perduta o meglio rinunciata.

È così che i deboli divengono non più parte dell’umanità, ma centri di costo ed è così che l’immenso patrimonio di esperienza di intere generazioni viene vanificato in un’orgia d’immagini, di esteriorità, di corpi giovani e scolpiti, in una società edonista dove discostarsi dalla norma o essere fragili diviene colpa, malattia, fastidio.

Questo non vale solo per gli anziani, ma per tutti gli ultimi ed i diversi, ma l’anziano più di ogni altro è “costoso” perchè tocca anche lavorare per lui, come per l’invalido, per pagargli la pensione.

Questa è l’immagine che passa a livello sociale e non stupirebbe se “Arancia Meccanica” si realizzasse così, da qualche parte nel mondo. O se le camere di suicidio della fantascienza diventassero reali.

La visione socialista non può accettare che parte della società sia un peso, che energia positiva e sapere vada inutilmente sprecato, che lo Stato si defili di fronte alle proprie responsabilità con banali scuse ragionieristiche o peggio che tenti di privatizzare la cura e l’assistenza rendendole origini di biechi profitti. Non può accettare l’appropriazione indebita di una vita intera di lavoro in nome del massimo profitto.

Le ultime leggi pensionistiche, nefande ed impopolari, soprattutto utili ai poteri forti ed ai loro ragionieri, invece, si muovono decisamente in questo senso, così come la distruzione sistematica della sanità pubblica e le leggi sempre più assurde e privatistiche dell’edilizia pubblica e convenzionata, ma non solo i comuni e le regioni hanno sempre meno possibilità d’azione ed organizzazione nei confronti degli anziani e sempre più tendono a non guardare, a non voler vedere quello che avviene da quella parte.

Moltissime cose si potrebbero fare se la società in cui viviamo fosse a misura d’uomo e non a contabilizzazione di redditto. Gli anziani potrebbero essere una risorsa , come sono potenzialmente, per la famiglia e per la società intera, per il volontariato, per la cura dei piccoli e dei deboli, per iniziative d’importante solidarietà quali gli orti sociali, la distribuzione di cibo a prezzi calmierati, l’assistenza domiciliare per mille ed un lavoro socialmente utile ch’essi potrebbero svolgere dimostrando così la propria centralità ed importanza funzionale.

Ma stranamente, pur in una struttura sistemica dove i giovani faticano ad entrare, i vecchi e gli anziani sono dimenticati, abbandonati in case di riposo dove i loro figli pagano rette faraoniche o peggio lasciati a sé stessi, abbandonati in appartamenti e case di cui si attende solo, nel caso siano di proprietà, e spesso lo sono, ch’essi possano essere ereditati e rivenduti o affittati.

Non ci piacciono le generalizzazioni, ma oggi è sin troppo evidente come vadano le cose e noi, come partito avremo ed abbiamo il coraggio di dire che solo un cambiamento profondo del paradigma ed una valorizzazione dell’essere vivente rispetto al “Bene Materiale”, può realmente cambiare l’andamento degenerante che stiamo vivendo.

Certo la gradualità è fondamentale e le vere “rivoluzioni” non sono armate, ma popolari e partecipate, ma questa società va modificata e profondamente riformata, partendo dall’intervento dello Stato nel Welfare State e dal concetto di sussidiarietà inserito mostruosamente negli ultimi anni, soprattutto al Nord, che va sostituito con solidarietà, mutualismo, cooperazione e perchè no “compassione”.

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