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UNA RIFORMA INSUFFICIENTE, NON PENSATA PER LA GENTE MA PER IL PROFITTO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Si può ancora chiamare riforma? Una legge pensata, non già per risolvere i problemi di chi maggiormente soffre, ma semmai per ottimizzare i profitti?

Una legge che non parte né dalla riqualificazione del patrimonio, che non affronta le tematiche del bisogno se non per porci un argine numerico e statistico limitando al 20% del totale degli assegnatari quelli provenienti da segnalazioni d’urgenza e di reale emergenza.

Una legge che limita la possibilità di intervento dei comuni ad ogni livello, da quello costruttivo, a quello della creazione dei bandi di assegnazione. Che estranea il tessuto sociale dal controllo dei criteri di assegnazione. Che apre la strada all’intervento privato ad ogni livello, dalla proprietà dei beni alla manutenzione.

Si può definire riforma, parlando di edilizia popolare, qualche cosa che non parta dai bisogni, ma che si ponga il problema della resa? E si badi non della quadratura o del costo zero, non della sostenibilità, che sarebbe comunque problematico affrontando queste tematiche, ma quello di una resa effettiva, quantificata in aspettative di guadagno.

Sino alla modificazione dei criteri di assegnazione che passano da quelli del reale bisogno e della gravità della condizione famigliare a quelli di chi possa garantire un maggior reddito alle aziende in questione. Tutto questo mentre si allontanano le istituzioni comunali dalla gestione e dal controllo?

Si può chiamare riforma una legge che non risponde alle reali problematiche, ma ipocritamente le elenca senza proporre soluzioni reali?

Si faccia caso alla tematica del recupero degli alloggi degradati, per i quali vengono stanziate risorse, ma assolutamente insufficienti ed in modo quasi irridente, come a dire il problema esiste ma non abbiamo alcuna intenzione di risolverlo.

Nessun intervento strutturale per un settore che, da solo, con il recupero di numerosi alloggi risolverebbe parte delle tematiche di pressione della domanda nelle grandi città, come Roma o Milano.

Quella di cui sto parlando è, solo casualmente, la Riforma (o anche per lei, come per quella istituzionale si dovrebbe coniare il neologismo di Deforma) Lombarda.

Da ultimo l’apertura ai privati, a vari livelli, si muove sempre e comunque verso la trasformazione del criterio con qui l’edilizia popolare viene pensata, da una risposta ai bisogni ad una struttura normalizzata e quindi succube ai criteri capitalistici della resa e del guadagno, criterio che ha disumanizzato il mondo intero e sta , gravemente influenzando la “visione” sull’edilizia popolare.

Torna di grandissima attualità una tematica antica, quella del diritto alla casa e della protezione dei meno abbienti dai soprusi di un sistema che non li calcola e non li comprende, se non come dati statistici necessari per mantenere il criterio di “popolarità”.

Torna d’attualità la tematica degli sfratti, a svariati livelli, da una parte i risultati d’una crisi selvaggia che ha fortemente colpito le famiglie svantaggiate, dall’altra nella struttura stessa dell’edilizia popolare che nella sua smania privatistica si pone l’obbiettivo della liberazione degli appartamenti occupati, chiamandola “lotta per la legalità” e dello svuotamento di molti di quelli regolarmente assegnati, per riservarli ad un redditizio mercato montante.

Il concetto stesso di Stato Sociale passa da qui, come l’impegno dello Stato come referente del Bene Comune, così come passa da qui qualsiasi concetto ed obiettivo ridistributivo e di equità, ma sicuramente quello del diritto alla casa è un fronte dove si misura il dettato costituzionale e la sua attuazione, così, come la volontà ad avviarsi verso un paese più giusto e comprensivo, nei confronti dei proprio popolo.

Senza alcun dubbio di qui passa la differenza fra un paese ad Indirizzo Socialista ed uno che invece scelga nel Liberismo e nel Capitalismo Sfrenato il proprio futuro. Abbiamo parlato della Riforma Lombarda, ma essa è abbastanza identica a sé stessa in ogni regione, a meno che non esista una salvaguardia forte ed organizzata a livello regionale che riesca realmente ad influenzare e modificare le scelte che lo Stato ispira alle Regioni.

Ed è questo l’obbiettivo intermedio, creare ed esserci in questa fascia di reazione e resistenza per il diritto alla casa.

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