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4.6 MILIONI DI POVERI. UN NUMERO CHE DOVREBBE FAR PAURA

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

4.6 milioni di poveri, sono una cifra da medioevo, significa povertà diffusa, visibile, tangibile. Verificabile nella pratica quotidiana, avendo la cura di alzare lo sguardo dal proprio piatto e dal proprio ombelico.

Per una Nazione occidentale che si vanta di essere Primo Mondo una vergogna assoluta, sono cifre che contraddicono senza alcun dubbio le affermazioni arrembanti ed illusorie del nostro Principe Rottamatore Fiorentino e della sua Favorita o dei suoi scherani che ci parlano di una ripresa dietro all’angolo e di famiglie, addirittura arricchite dalla crisi.

Lo ripeto 4.6 milioni di poveri assoluti, conclamati, al di sotto del limite di povertà. Quante famiglie, non rilevate e non dichiarate in difficoltà? Quanti i poveri relativi o gli impoveriti?

Il numero potrebbe impressionare. Questo paese non ha una legge sulle povertà, l’aiuto è delegato ai comuni, alle istituzioni caritatevoli, alle regioni a volte, comunque sinché ce n’è e non ce n’è mai a sufficienza, chissà perché, ma non ha una legge che protegga, per esempio la povertà assoluta dalla morsa feroce di Equitalia che ne ha ammazzato, sino ad oggi, più d’uno, ma che viene lasciata libera di continuare con i propri sistemi al limiti del lecito.

Non ha, questo paese, un reddito di cittadinanza, nemmeno per l’emergenza.

Gli stessi ammortizzatori sociali sono instabili, vengono verificati e messi in dubbio di volta in volta, sottoposti a mille critiche e ad altrettante verifiche, mentre una classe politica indecente strapagata, strafavorita, straprivilegiata, si permette di dire che in questo paese il reddito di cittadinanza sarebbe preda degli approfittatori. Loro che vivono foderati nel privilegio. Una classe politica insensibile e disonesta senza nemmeno l’onestà intellettuale di riconoscere un problema e di provare a porvi rimedio.

La filosofia liberista del “liberarsi dai pesi superflui” in loro ha fatto ben più che una breccia di qualunque schieramento essi siano, allo stato, come “entrano nel Ghota divengono suoi abitanti assumendone, volenti o nolenti i vizi e le forme” assumono atteggiamenti da “divo” e da “unto del signore” (in qualche modo, senza voler criticare ad ogni costo, il compleanno stesso dell’On.Di Maio, per esempio, ci dimostra come la grandeur sia in agguato e faccia parte del ruolo persino per quelli che vanno predicando moralità e correttezza, purtroppo).

Fatto sta che questo paese si disinteressa, in realtà, ai suoi poveri. Li perderebbe volentieri.

Certo una lacrima ed una frase di circostanza non si negano a nessuno persino ad immigrato affogato in un braccio di mare, ma da qui ad occuparsi del problema … beh il passo è molto lungo, praticamente impossibile da farsi.

Il mio modo di parlare è impolitico? No, non lo è!

Lo so benissimo che la risposta vera è lenta, graduale e frutto di una resistenza continua e di un’azione sociale forte ed ininterrotta. So ancora meglio che sta nella trasformazione di questa società in senso socialista e partecipativo. Sono perfettamente cosciente che la ridistribuzione della ricchezza, lo Stato sociale, la partecipazione e la solidarietà sono l’inizio della risposta.

Faccio parte del movimento dei GAP (gruppi di acquisto popolare) che lavorano proprio laddove il bisogno morde di più. Lavoro ininterrottamente sulla solidarietà sul mutualismo, sull’auto-organizzazione ma questo discorso mi deriva non già da una generica e qualunquistica risposta, ma dall’esperienza personale della povertà assoluta. Non sto parlando di qualche cosa di lontano da me, ma della mia realtà quotidiana e forse per questo non subisco alcuna fascinazione della retorica.

In questo paese la povertà non riceve risposta.

Faccio mio e credo, anzi sono certo che questa sia la strada scelta da Convergenza Socialista, lo slogan che sembra aver fatto breccia nel cuore e nelle intenzioni della Sinistra Europea, avendo caratterizzato, per esempio la campagna elettorale delle europee, ma anche, a mio umilissimo parere, essendo l’anima dell’azione dell’unico vero successo della sinistra alle amministrative, parlo di Napoli ovviamente e questo slogan è: PRIMA LE PERSONE.

Credo che questa sia l’essenza, prima gli esseri viventi, prima dei profitti, prima dell’efficienza, prima dell’assoluto superfluo di una classe politica dissipatrice ed immorale. PRIMA LE PERSONE. Prima dell’austerity, prima dell’Europa della finanza, prima dell’invenzione del PIL. Nelle intenzioni di chi vuole parlare agire ed essere l’alternativa di sistema.

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1 commento su “4.6 MILIONI DI POVERI. UN NUMERO CHE DOVREBBE FAR PAURA”

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