DIRITTO! APPUNTO, DIRITTO

di Giandiego Marigo, Responsabile Politiche abitative e per gli anziani

Abitare, nelle società primitive, voleva dire costruire la propria casa nel luogo più consono, magari non da soli, creando comunità e gruppi, ma il diritto all’abitare era insito nel fatto d’essere nati e di calpestare la faccia sorridente della Madre Terra.

Nel neolitico delle Società Gilaniche e del Principio Femminile, negli anni, nei secoli misteriosi della Dea Madre, delle società circolari e senza potere, abitare non era nemmeno un diritto era molto più semplicemente, normale.

Solo l’evoluzione, ammesso che si possa chiamare tale, dell’arbitrario concetto di proprietà, stabilito dagli uomini del ferro e della filosofia Greca ed Occidentale, venuti dal Nord e Dall’Ovest modificò questo assioma, che pure perdura arrivando sino a noi. Occupando un suo spazio più che doveroso nella nostra carta costituzionale.

L’idea del possedere, molto più di quanto occorra a vivere bene, l’idea dell’accumulo, della competizione e della verticalità, la stratificazione in classi della società. Tutto questo, legato alla fase storica di quel che ricordiamo e che chiamiamo verità, di quel che abbiamo scritto od ancor meglio che le classi dirigenti ed i vincitori hanno fatto scrivere ha spazzato via il concetto semplice e, profondamente umano, che ogni essere vivente abbia diritto inalienabile alla propria tana, per sostituirlo con l’idea del possesso e l’invenzione conseguente della povertà, dell’affitto e della vendita.

Nelle società elementari, pur ormai deformate dalla filosofia vincente della proprietà e della competizione, comunque permane una semplicità, per la quale sarebbe impossibile anche solo pensare ad in “SENZA TETTO”.

Devono essere società organizzate ed evolute (sic) per avere questo discutibile privilegio.

Nelle città moderne la piaga dei “senza casa” è una realtà, tanto più tangibile quanto il modello capitalista vi abbia avuto successo.

Sino alle metropoli del terzo mondo, ma non solo, o dell’ex impero sovietico, dove il fenomeno assume aspetti dilaganti, epidemici e preoccupanti.

I bambini abbandonati e riuniti in bande delle megalopoli sudamericane o i piccoli abitanti delle fogne di Bucarest, i piccoli figli della guerra mediorientale o siriana o quelli dell’ex Jugoslavia, i mille giovani abbandonati di Città del Messico, preda di Narcos e mercanti d’organi, il fenomeno dei Clochard delle grandi metropoli del capitalismo avanzato del Primo Mondo che aumentano in maniera esponenziale con l’acuirsi degli effetti di questa crisi epocale.

Senza andare lontano i bambini armati di Napoli ed il fenomeno delle baraccopoli romane sono evidenze nostrane, così come l’aumento dei clochard milanesi e dei mendicanti i Lombardia. Tutte cose che fingiamo di non vedere, sinché ci comoda, sinché non diventano un nostro problema, ma che esistono qui, ora, ad un passo da noi.

Tutto questo è profondamente legato all’idea della casa ed alla sua deformazione mostruosa nella società capitalistica e post-capitalistica.

Si veda Roma, per esempio, con interi quartieri abbandonati e fatiscenti o Napoli con le sue Piazze di Camorra, il tutto completamente fuori da ogni controllo dello stato, tutto questo è connesso ad una idea di società, ad una visione di mondo, ad un concetto di proprietà e di conseguente povertà.

Tutto questo è legato ad una “filosofia e ad una spiritualità” che facilitano e permettono a questa visione di esistere e di permeare la nostra società.

L’unica salvezza per questo mondo sta nella modificazione di questo concetto, nella sconfitta di questa filosofia.

Tutto è connesso, sinché il 10% della popolazione mondiale possiederà il 90% dell’intera ricchezza planetaria è ovvio che emergano follie, brutalità e mostruosità.

Redistribuire la ricchezza è una necessità inalienabile, legata alla salvezza stessa del Pianeta, ma per farlo è indispensabile cambiare il substrato filosofico e spirituale sul quale camminano le nostre strutture sociali.

Non vi è adattamento possibile, non vi è gradualità o giustizia che siano praticabili in un contesto che le nega all’origine e che per salvare sé stesso deve presupporre una profonda ingiustizia ed un totale arbitrio.

Certo, vi sovverrà chiedere cosa c’entri questo con le politiche abitative. In realtà è proprio sul diritto alla casa che si misura, anche, una civiltà ed è dalla cattiva gestione di questo diritto che è nata la crisi che sta modificando il mondo.

Per molti anni si è costretto ogni giovane coppia ad infilarsi in un cunicolo di debito per comprare, pagando profumatamente, un proprio diritto.

Impedendo, di fatto, l’auto-organizzazione, rendendo impossibile qualsiasi altro approccio organizzativo che non fosse l’acquisto del proprio “luogo di abitazione”.

Nessuno propone, ovviamente, il ritorno al neolitico ed alle società gilaniche, anche se una profonda riflessione sulle “società senza potere” sarebbe indispensabile e sanificatrice, ma certamente un sistema come quello che ci ha portati sin qui è fallimentare, omicida e profondamente iniquo.

Dove vuole arrivare questa riflessione?

A proporre una società ed un sistema che premettano strutture e filosofie profondamente sociali ed egualitarie, a proporre il socialismo come panacea dei mali del mondo? Anche, ma non solo! Soprattutto vuole riportare l’idea del “diritto alla casa” nel suo alveo che è quello dei “fondamentali”.

Vuole proporre la partecipazione ed il controllo democratico dal basso, in un contesto di forte impegno dello Stato senza finalità di lucro nelle politiche abitative.

In un momento in cui “il Sistema” sembra essere totalmente e strutturalmente affascinato dal “privato” e dal “remunerativo”, non tanto e non solo per vezzo capitalistico, ma anche per un profonda permeazione di una cultura dominante che ci ha invasi e dominati per secoli, sino a riempire come un unico pensiero le mostre scuole e le nostre università.

Un Lavoro mostruoso? Una “rivoluzione”? Assolutamente si! Ma combattuta con le armi della cultura, della spiritualità e dell’uso della comunicazione. Usando dove occorrano tutte le parole necessarie ad esprimere un concetto. Iniziamo con il dire che la casa è un diritto assoluto, inalienabile ed è dovere di uno Stato che si definisca civile e democratico provvedere a questa esigenza primaria.

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2 pensieri su “DIRITTO! APPUNTO, DIRITTO”

  1. Concordo praticamente tutto. “Diritto” è la parola più importante da ribadire al mondo oggi. Difficile è ottenerne l’applicazione globale almeno laddove ci sono le peggiori aberrazioni, ma non impossibile. Non prendetemi per provocatore, sono molto serio nel chiedere se si possono fare proposte dal basso. Ho un blog, evoluzionario.eu, e cerco di darci dentro civilmente.

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