Codogno bassa lodigiana Marigo

UNA PROPOSTA CULTURALE, INTEGRATA E LUNGIMIRANTE PER LA BASSA LODIGIANA

di Giandiego Marigo, Politiche abitative e per gli anziani & referente CS a Codogno (Lodi)

La Bassa Lodigiana è un’entità, spesso nominata, ma altrettanto spesso solo meramente nominale, infatti in nessun altro luogo, come in questo pseudo-agglomerato, il provincialismo , la parcellizzazione e l’autonomismo distorto d’area istituzional-comunale ha mietuto e miete vittime. Di questi tempi, fra l’altro , l’abolizione, per quanto pretestuosa e raffazzonata, della provincia, anche in termini istituzionali, ha fatto il resto, aggiungendo confusione e vuoto istituzionale al male.

Non si sa e, forse, non si vuole sapere se quello che chiamammo lodigiano si unirà in una maxi provincia con Cremona, piuttosto che ritornare al proprio destino storico di Hinterland allargato della metropoli milanese.

Questo uscirà, come suole, da un attenta pesatura delle convenienze e dei vantaggi delle svariate rendite di posizione e degli interessi lobbistici che entreranno in gioco.

Resta e questa probabilmente resterebbe comunque in entrambi i casi, la devastazione culturale d’un vuoto quasi assoluto, che ha portato molti insigni intellettuali nati e residenti nell’area a definirla Mortorio, Cimitero delle idee, Dormitorio!

Non è un caso che la politica segua la generale debacle della zona geografica, dimostrandosi fra le più arretrate, cristallizzate e tarde del paese. Indifferente e pigra, eternamente bloccata in un’area grigia paleo-democristiana, contesa e divisa fra padroni delle terre, interessi della Logistica Milanese e sagrestie di varia natura e collocazione.

Ed ancora non a caso questa generale arretratezza produce il vice segretario del PD della difforma costituzionale ed una compagine M5S molto destorso-liberale. Oltre ad una granitica, incrollabile ed immortale area democristiana (ma forse alla fine stiamo parlando della medesima cosa), buona per ogni amministrazione e per ogni governo.

A questo silenzio dell’ attenzione ed al generale e leggero russare delle coscienze addormentate corrisponde com’è ovvio un vuoto culturale notevole. Pare destino e Karma per l’abitante della bassa inseguire i fenomeni e le novità di un certo livello migrando verso Crema, Piacenza e Milano. Accompagnato il tutto dall’assenza evidente di intermodalità pubblica che costringe l’indigeno all’uso di mezzi propri ed a contribuire, così, fattivamente al generale disastro ambientale che caratterizza la Pianura Padana ma pensare di andare a Milano, la sera, in treno è pura follia oltre che un’impossibilità reale.

Sembra evidente quindi, per noi di Convergenza Socialista, quantomeno, lo è, ma così sembra esserlo anche per molti intellettuali di rilievo che con noi hanno collaborato alla stesura di questo breve, documento che qualsiasi forma di risveglio, rivalsa, cambiamento evoluzione debba inesorabilmente passare per una rinascita culturale, un accrescimento di coscienza che passi dalla cultura, appunto e dalla conoscenza.

D’altra parte, ed ancora una volta non a caso, l’intera epopea socialista è iniziata con l’alfabetizzazione, le scuole domenicali e l’acquisizione e la riappropriazione, da parte delle masse popolari del bene “conoscenza ed alfabetizzazione”.

Oggi nella bassa, ma più in generale nel paese intero, la possibilità di un cambiamento reale passa, inequivocabilmente, dal socialismo e dalla cultura alta e popolare diffusa. Molti intellettuali sostengono sia la medesima cosa, noi riteniamo esista una Cultura Altra, diversa da quella del potere, ma essa diviene leggibile anche e soprattutto tramite la conoscenza di fondamentali riferimenti di cultura generale.

Siamo stanchi del deserto, siamo stanchi del silenzio delle coscienze, dell’indifferenza, dell’egoismo dell’ignoranza, dell’opportunismo della sapienza strumentalizzata. Della retorica d’un popolarismo becero e di un tradizionalismo di maniera che non ha alcun reale rispetto per le radici culturali.

Siamo stanchi dei sepolcri imbiancati d’una pseudo cultura nazional popolare che è solo rinuncia ed assenza.

Siamo stanchi delle conseguenze deleterie che questa adorazione dell’ignoranza e della cattiveria implementa e veicola.

A questo proposito ci appare necessario mettere in campo una proposta, che non ha nulla di velleitario, ma che nasce anzi dall’esperienza e dalla valutazione delle possibilità.

Essa contiene una visione, va detto, che non è quella attualmente di moda che passa dal misticismo della privatizzazione ad ogni costo e come panacea di tutti i mali e dal culto compulsivo del danaro o del personaggio di spicco, magari televisivo. Essa nasce cresce e si articola. Semmai, dalla valutazione delle necessità e delle possibilità e dalla valorizzazione reale delle forze di base e locali, dalla cultura che abbiamo o che potremmo avere qui ed ora, per poi aprirsi ad un respiro internazionale, globale ed universale.

Lontanissima, quindi, dalla politica dei “padroni del sapere” ma radicata nella scelta della conoscenza diffusa, condivisa e cosciente.

Circolarità ed Orizzontalità anche qui perché la misura di quello che facciamo e del cambiamento che portiamo è in quello che siamo.

Innanzi tutto si deve superare il provincialismo e la frammentazione infinitesimale delle sagre paesane, per carità, necessarie ed encomiabili ma che non possono rappresentare il senso compiuto di tutto quel che si fa qui da noi con un Sistema culturale integrato del basso lodigiano. Esso può essere studiato ed alimentato con fondi europei o di privati, con l’unione delle risorse dei comuni o con tutte e tre. Fondamentale infatti in tutto quel che diremo sarebbe il recupero dei beni culturali presenti e delle aree dismesse ed abbandonate. L’esempio dello spreco e della sottovalutazione di cui ha sofferto e si avvia a continuare a soffrire, persino in peggio, uno spazio come quello dell’Ex Ospedale Soave di Codogno ne è un esempio emblematico.

L’importante appare essere il superamento delle logiche localistiche e minimali, l’unione delle forze in un afflato sinergico che permetta di pensare alla Bassa come ad una sorta di città allargata. Sino a quando ed è solo un esempio, ce lo si passi, Casalpusterlengo non vorrà far sapere quello che accade dalle sue parti a Codogno, beh non si andrà da nessuna parte che non sia il luogo in cui già siamo.

Questo sistema integrato avrà una serie di obbiettivi qual, per esempio, la creazione di un Museo d’Arte Moderna del Basso Lodigiano. Opera fattiva di sostegno (anche economico) e diffusione nazionale ed internazionale degli artisti locali meritevoli (che una volta partita diviene anche un volano turistico e finanziario).

Nella bassa non esiste un luogo per la musica e per l’educazione all’ascolto. Nessun nome importante pensa, nemmeno lontanamente, se non in modo del tutto casuale ed assolutamente episodico di fermarsi ed esibirsi nella bassa.

Non esiste un’area coperta per la musica dal vivo, radio locali e gruppi di base sono trascurati, ci si affida alla città o ad altre esperienze extraregionali. Il territorio tace, pur avendo energie potenziali anche molto importanti, falsamente prodigo ma in realtà inaridito, come per l’agricoltura industriale dai fertilizzanti e dai pesticidi, così la cultura musicale dal Provincialismo, il localismo, e l’abuso di gruppi “cover e tribute”, ma soprattutto dall’impossibilità di rappresentarsi e sopravvivere facendolo.

Quello che proponiamo è un Sistema integrato per la diffusione della musica e dei musicisti (dalla contemporanea al jazz alla musica di consumo) con la creazione di un luogo per la musica live e di una radio Web di notizie e musica gestita dalle scuole e dal sistema educativo.

Il discorso sin qui fatto per la musica vale anche per il Teatro, sebbene in questo caso nessuno abbia pensato, genialmente e per loschi interessi privati, di abbattere e spianare i teatri per costruire parcheggi, come è stato fatto a Codogno con il Teatro dell’Opera comunale, quindi si possa contare, anche se inadeguatamente, su una piccola esistenza in essere di luoghi addetti, urge però un sistema che Distribuisca e Governi queste possibilità, creandone altre e quindi un Sistema integrato teatrale con valorizzazione anche del teatro di strada e la creazione di momenti di teatralità diffusa.

L’esperienza importante ed il successo internazionale del “Premio Novello 2015” a guida congiunta Amedeo Anelli – Lele Corvi ha dimostrato la possibilità non solo di quanto diremo poi, ma di quanto abbiamo detto sin qui. Gli spazi esistono ed anche l’esigenza a questa si deve unire, necessariamente la volontà politica.

Da qui discende la proposta di un Centro studi sull’umorismo, il fumetto e la stampa, che integrandosi con le strutture esistenti, le biblioteche comunali, la scuole e le esperienze territoriali dia stimolo ad un più generale e specifico. Centro per la lettura e la diffusione del libro.

Sempre in questo alveo e comunque sul filo dorato che collega queste esperienze si colloca la necessità del supporto storico e tradizionale, dello studio reale e non solo verbale e di comodo della cultura popolare e delle tradizioni ad essa collegate. Ad esso molti fanno riferimento, alcuni anche esibendo successi e attributi accademici inesistenti. Tale tematica non è mai stata realmente sviluppata ed ancor meno presa in carico, proponiamo quindi la creazione e l’implementazione di un Centro studi storici e della cura del patrimonio archivistico che metta mano alle storie locali in collaborazione con i centri nazionali di ricerca.

Queste proposte non sono “campate in aria” ed ancor meno soffrono di alcun “velleitarismo”, ma nascono da un attento studio del territorio e da un bagaglio esperienziale di notevole qualità. Sono praticabili da una politica avveduta, lungimirante che abbia a cuore gli interessi reali della gente ed in ultima analisi dell’area e dell’intero Paese, di riflesso, anziché la difesa dei propri (interessi) e di quelli di minoranze lobbistiche di vario genere, che sino ad oggi hanno infettato ed infettano questo territorio.

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