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QUANTE MORTI, ANCORA, PRIMA CHE LA PIETÀ E LA COMPASSIONE SORREGGANO LA RAGIONE?

di Giandiego Marigo, Politiche abitative e per gli anziani

Un pensionato si è suicidato a Barzanò, provincia di Lecco, nella florida e ricca Brianza, nei giorni fra il 7 e 8 Settembre.

Un biglietto “Scusatemi non so dove andare” ed una corda per impiccarsi. L’unica risposta che l’anziano settantenne è riuscito a concepire allo sfratto che lo avrebbe buttato per la strada.
L’ha trovato così, appeso, imnpiccato proprio quell’ufficiale giudiziario che aveva tentato più di una volta l’esecuzione dello sfratto.

Alla notizia non è dato grande rilievo, compare così, senza nomi e cognomi con una spiegazione sommaria dei motivi su alcuni giornali online locali e di secondaria importanza.

Non è mica qualcuno che conta, ma solo un vecchio che si è impiccato per disperazione, un signor nessuno la cui morte non sposta nulla e non tocca, in fondo, alcuna coscienza. Un dato statistisco che nemmeno arriverà là dove si decidono le politiche che creano questi accadimenti.

Per noi, invece, è sintomatico, simbolicamente indicativo, ma noi siamo socialisti e quindi di parte.
Non è l’unico caso di disperazione che sfocia nella morte.

A questi fatti non viene dato rilievo, da molto tempo, solo all’inizio del lungo cunicolo di questa crisi se ne teneva il conto ed era devastante, poi il silenzio calò ed il tutto continuò ad avvennire, ma avvolto dall’indifferenza dei cavalieri senza macchia della stampa nostrana telecomandati nel non dare eccessiva importanza alla cosa. La scusa del non voler essere sciacalli è già pronta, peccato che valga solo in casi some questo.
I suicidi però sono continuati, una lunghissima serie, imprenditori, operai licenziati, indebitati d’ogni genere.
Sino a questa notizia nascosta fra le pieghe della cronaca locale, fra una gara di calcetto e le imprese d’un sindaco leghista della brianza e continueranno ancora, nonostante siano la peggiore soluzione possibile.

Ed ancora il caso di Barzanò è simbolico, l’ufficiale giudiziario, il medesimo che ha poi scoperto il cadavere aveva, qualche giorno prima tentato di eseguire lo sfratto ed il pensionato lo aveva accolto con una pistola, che si era puntato alla tempia, minacciando il suicidio se si fosse eseguito lo sfratto. Quel giorno l’ufficiale aveva desistito, ma la decisione e l’esecuzione era solo rimandata. Non c’è pietà alla Ragioneria della Morte, un uomo vale molto meno di un pugno di danaro a debito. Lo sfratto andava eseguito, chissà se la rabbia avesse avuto ragione della disperazione, passando per la follia e quella pistola avesse puntato in altra direzione, oggi staremmo parlando di un omicidio.

Chi scrive conosce bene la tematica, per averla provata sulla propria pelle. Disperazione, assenza di scelte, un infinito interminabile tunnel da cui non si esce più, non vivi quantomeno. Le Banche, Equitalia, le Finanziarie dei prestiti facili ad usura autorizzata, i padroni di casa, ALER, IACP, la proprietà, non perdona non c’è umanesimo che tenga, pura ragioneria in salsa nazista.

La disperazione diventa una realtà generalizzata e la crudeltà di un sistema che si occupa sempre meno dei suoi abitanti, una condizione oggettiva.

Quanto può pesare un anziano con problemi economici, un invalido, una madre separata, un operaio senza lavoro sulla bilancia di un recupero bancario, di un atto giudiziario di Equitalia, sul recupero di un credito di una finanziaria Trangugia et Divora, su uno sfratto esecutivo. Meno di nulla.

In fondo perdere gli ultimi risolve un sacco di problemi, in questo caso libera la casa senza creare un senzatetto, efficienza capitalistica, nemmeno il sopracitato ragioniere nazista avrebbe potuto fare meglio.

Una storia esemplificativa, simbolica che raccoglie in sé il senso di due grandissime assenze di questo Stato malato d’indifferenza e dipendenza dalle elite finanziarie, quella verso gli anziani e quella sulle politiche abitative ed evidenzia la crudeltà inutile d’un sistema che non guarda in faccia al debitore, piccolo ed indifeso ovviamente, perchè il grande pescecane della finanza che deruba con uno Schema Ponzi 30-40.000 risparmiatori o che si approrpia di montagne di danaro pubblico, quello non si suicida, al massimo emigra verso spiagge assolate o trasferische la propria azienda in Olanda, piuttosto che in Polonia o alle Caiman.

Queste metodologie di recupero vanno modificate, una misura di umanità e di considerazione per i viventi va inserita e garantita. I molti messi in ginocchio ed umiliati da questa crisi incolpevolmente debitori nei confronti dello stato o di privati di Banche o Finanziarie debbono poter avere una via di scampo. La soluzione non può essere il suicidio, la disperazione o la follia.

Non solo ma i casi vanno valutati e devono essere gli enti locali, le istituzioni, lo Stato e la legge a garantire, dividendo i truffatori dagli incolpevoli, la possibilità di sopravvivvere a chi si è trovato, senza premeditazione e senza colpa, sul ciglio di questo baratro.

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