Volontà divisorie e distruttive

VOLONTÀ DIVISORIE E DISTRUTTIVE

di Giandiego Marigo, Politiche abitative e per gli anziani

Uno dei risultati peggiori che lo spirito “deformatore” che ha imperato e portato a termine nel Paese è la divisione, gravissima e difficilmente recuperabile che ha provocato all’interno di alcuni, importanti, organismi di partecipazione collettiva.

Per intenderci ‘La Triplice Sindacale’, l’ANPI, l’ARCI e mille altre istanze cosiddette di massa, dove l’AreA di Progresso e Civiltà si incontrava e si confrontava.

Questo andar contro le aspettative di quest’area, questa volontà di dividerla in Buoni e Cattivi, questa, in fondo, vocazione alla dicotomia è ben chiara, soprattutto nel PD, ma non solo.

Sin dai tempi della dichiarazione sciagurata della sua Vocazione Maggioritaria.

Già a quei tempi la reale intenzione appariva chiara, non già, il trovare nuovi modi per rappresentare la pluralità, ma semmai trovarne per eliminarla per stabilire un criterio di dittatura della maggioranza dove non basta però l’attuare quel che la maggioranza vota, ma si deve anche annullare il pensiero che sorregge il dissenso, per liberare pretestuosamente le mani del manovratore.

Sin da subito fu chiara la mission, azzerare ed azzittire il dissenso.

Si arrivò ad inventare i guardiani dei confini, pescando fra i gruppi pseudo dissidenti più vicini alla Grande Madre Puttana, affascinati da collanine e lustrini del suo escursus verso il potere, promettendo ai loro leader da operetta comodi sgabelli di seconda fila alla mensa dei potenti.

Mentre il corpo di quello che un tempo fu il Partito Comunista più forte d’Europa veniva smembrato, prostituito ed adattato alle rinnovate esigenze d’un collaborazionismo tutto Blairiano.

Le radici di questa dicotomia risalgono a quegli anni, con la speciosa e degradante discussione sul superamento della socialdemocrazia (persino di quella … mio dio) sull’altare del democraticismo liberale poi divenuto liberista nel giro di pochi mesi. Con la governabilità forzata, con il pretesto d’un maggioritario omicida e deleterio.

Tutto questo mentre gli organismi di cui sopra venivano svuotati dai loro contenuti, usati strumentalmente, divenivano palestra e pregustazione d’incarichi “politici” futuribili. O peggio, pretesto di “popolarismo” per i politici in carriera.

Doveva arrivare Renzi con la sua rottamazione strumentale e pretestuosa. Con il suo Rinnovamento ex democristiano travestito e rivisto, con la sua fanfaronaggine da Capitan Fracassa per dividere e frantumare ciò che nemmeno Berlusconi con il suo orgiastico e decadente impero era riuscito.

Doveva essere uno pseudo progressista a farlo, perché un uomo di destra avrebbe provocato un’immediata reazione di auto-difesa. Per cogliere “impreparati e scoperti gli organismi che i lavoratori nella loro storia avevano creato l’attacco doveva provenire dall’interno. Così è stato!

Dal giorno della sua invenzione gli uomini del PD, in posizioni di preminenza all’interno di queste organizzazioni hanno sperperato, sfruttando rendite di posizione legate alla storia del vecchio PCI o del vecchio PSI un patrimonio accumulato nel corso di un secolo, quasi. Un patrimonio Morale, etico, politico, di rappresentanza.

La pretesa autonomia di quegli organismi ha resistito, solo in parte, anche se proprio quest’ultima ha permesso ch’essi con un gesto d’orgoglio si riscattassero, ritrovando sé stessi nell’occasione referendaria, ma questo è legato anche all’entrismo di quella che chiamammo sinistra.

Quello che verrà guastato da questo referendum, dai suoi contenuti e dalle sue intenzioni, questa volta, sarà difficilmente recuperabile.

Anche se la vocazione poltronifera di molta sinistra d’assistenza e guardia confine permane, invariata, nonostante i nuovi travestimenti ed i cambi di denominazione.

L’incapacità d’autonomia e di distacco dalla mangiatoia comune, che a volte, si deve pur dirlo, passa proprio da organismi come quelli menzionati che sono oggetto di questa disquisizione.

Sorge da questa, pur miseranda, analisi l’esigenza fondamentale e imprescindibile di un’autonomia di quest’AreA. La necessità, da una parte di un distacco dal ventre molle e putrescente della Balena Bianca, dall’altra di una rinata e rinnovata creatività unificante e plurale, che sappia ricreare i termini che fecero nascere, crescere e fortificare queste stesse iniziative.

Certamente la culla di questa nascita passa dal Mutualismo, dall’Associazionismo, dal Movimentismo, dalle Iniziative Solidali, di Auto-Tutela e Contropotere, dal Sindacalismo di Base che pure hanno sofferto e soffrono di questa dicotomia profonda ma essi devono ritrovare nel confronto puntuale con la loro stessa vocazione popolare il metro di una indipendenza indispensabile e vivificante.

Personalmente sono Socialista e Libertario e quindi faccio risalire quest’esigenza anche ad una forma di “autonomia socialista” non casuale, ma che nasce dall’esigenza reale di definire un proprio campo, completamente diverso dal marasma del “Tutti uniti, Tutti insieme…Scusa ma quello non è il padrone” (tanto per parafrasare, motteggiando un vecchio spettacolo di Dario Fo).

Dentro a questo “Rinascimento” senza alcun dubbio deve vincere l’umiltà dell’ascolto e della partecipazione, La Logica e la Spiritualità dell’Orizzontalità e della Circolarità, il Principio Femminile e la Condivisione così come la coscienza della “superiore necessità” quello spirito che costruisce, anziché trovare e cercare le ragioni di divisione, ma la chiarezza dell’anti-capitalismo, anti-liberismo, anti-fascismo (pur coscienti che non sono gli anti ma i pro a fare la storia) la premessa di un “campo d’azione e d’intervento”…bèh quella appare indispensabile.

Dentro a queste premesse, però, è assolutamente non rinviabile il fare giustizia d’ogni personalismo, leaderismo, egotismo e rendita di posizione, pena l’annullamento d’ogni sforzo.

Quello che è stato rotto difficilmente potrà essere ricostruito, ma le ragioni che lo fecero nascere, quelle rimangono e la morte, per me, che sono uno spiritualista (non un religioso) è solo un pretesto di rinascita.

**Immagine: Banksy

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