CI VUOL CORAGGIO, OGGIGIORNO, IN POLITICA, AD AUTODEFINIRSI: LA “RIVOLUZIONE SOCIALISTA” DI ENRICO ROSSI

CI VUOL CORAGGIO, OGGIGIORNO, IN POLITICA, AD AUTODEFINIRSI: LA “RIVOLUZIONE SOCIALISTA” DI ENRICO ROSSI

Recensione di Marco Moriconi, referente di Convergenza Socialista a Pietrasanta (Lucca)

Il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, da qualche mese è uscito allo scoperto candidandosi alla segreteria nazionale del Partito Democratico in alternativa (“ma non in contrapposizione”) a Matteo Renzi.

Rossi si è laureato in filosofia a Pisa con Remo Bodei, con una tesi su Ágnes Heller, la filosofa ungherese allieva di G. Lukács, nota per la “teoria dei bisogni radicali” ed esponente di spicco della “scuola di Budapest”, corrente filosofica del dissenso marxista dei paesi dell’est europeo. Ha pubblicato per Donzelli nel 2014 “Viaggio in Toscana” e quest’anno “Italia centrata-Ripensare la geometria dei territori” (edizioni Quodlibet, un saggio con contributi di vari studiosi di ambito economico, paesaggistico, legislativo, urbanistico e artistico che si amplia alla macro-area di Toscana, Umbria e Marche) e “Rivoluzione socialista”, (128 pagine, 15 euro, per l’editore Castelvecchi). E’ di quest’ultimo testo che vorrei scrivere brevemente, un volume che è in pratica anche alla base della proposta programmatica, culturale e “ideologica”, se vogliamo, del futuro candidato alla guida del PD nazionale. Rossi sta andando in giro per la Toscana per la presentazione del libro e di fatto già della sua candidatura. Un saggio-intervista curato dal giornalista Peppino Caldarola, ex-direttore de “L’Unità” di circa un ventennio fa ed ex-parlamentare degli allora DS, che ha accettato l’incarico di portavoce della candidatura Rossi a segretario nazionale; è prossima inoltre la formalizzazione dell’associazione “Democratici Socialisti” che si rivolge ad iscritti e simpatizzanti. Un testo di approfondita analisi dell’attualità, lineare e di agevole lettura che reca il sottotitolo “Idee e proposte per cambiare l’Italia”. Nel testo è presente una selezione di interventi del Presidente della Giunta Toscana apparsi negli ultimi due anni sul web, spesso dal tono etico-politico, sul sito di Huffington Post e sulla propria pagina Facebook ed una postfazione di Tommaso Giuntella, presidente del Centro Studi Democrazie Digitali.

L’assunto da cui inizia il proprio discorso è che dopo trent’anni di predominio dell’ideologia liberista, “consistita prima di tutto nell’accettazione del mondo così com’è”, la sinistra non è scomparsa. E con ottimismo pone al centro l’esigenza di “risvegliare nei giovani l’ardore della politica […] perché emerga e cresca una nuova generazione che abbia vocazione per la politica e fede nel socialismo”. In quarta di copertina, Rossi aggiunge: “Penso ad un socialismo per millennials perché il capitalismo non è un tabù”. Nei suoi interventi infatti l’autore evidenzia i nuovi tentativi di cambiamento rappresentati da Sanders e Corbyn, da Podemos e Syriza, proposte che suscitano entusiasmi tra i giovani e rimettono in discussione proprio il mondo così com’è. Tra una citazione di Keynes e una di La Pira, dei vecchi e più recenti padri del progressismo italiano, Rossi parte dai mali del sistema che una “nuova sinistra” deve rimettere al centro della propria analisi e della propria azione politico-programmatica, dalla xenofobia ai nazionalismi emergenti, dalle disuguaglianze economiche e sociali alle crisi nei sistemi democratici, prospettando il recupero dei propri valori e idee fondative.

L’autore trattando di aspetti diversi a seconda dei vari interventi delinea quindi la sua visione, per il PD e per la scena politica italiana, con un’impostazione che rifiuta “tanto l’estremismo parolaio e inconcludente quanto il pragmatismo amorale”. Propone quindi provvedimenti legislativi che tornino a distinguere più nettamente la destra dalla sinistra, a cominciare dalla rivalutazione del principio della progressività fiscale. La sua critica più convincente è quella relativa alle politiche di abbandono del sistema di protezione sociale dei più deboli, colpa, osserva chiaramente Rossi, non solo delle note politiche di austerità dell’Unione Europea ma anche di coloro, al governo in Italia, che hanno dirottato risorse finanziare disponibili verso altri settori di bilancio.

Di fatto, pur presentandosi come ambientalista ed attento alle peculiarità dei territori non risulta che abbia tenuto in grande considerazione le istanze portate sul suo tavolo dai cittadini toscani ad esempio sulle grandi opere infrastrutturali, vedi la messa in sicurezza della statale Aurelia e la costruzione dell’autostrada tirrenica. Pur ponendo il problema della crisi della rappresentanza democratica ha talvolta poco rispettato le prerogative istituzionali dello stesso Consiglio Regionale e non ha valorizzato i processi di partecipazione popolare, in certi casi negandoli come nel caso della riforma della sanità regionale, vedi la raccolta delle 55.000 firme raccolte per lo svolgimento del referendum abrogativo della legge di riforma sanitaria approvata al termine della precedente legislatura, e come nel caso dei progetti sull’aeroporto fiorentino per la realizzazione della nuova pista. Che dire poi della legge elettorale regionale approvata nel 2014 che risulta una vera e propria anticipazione dell’Italicum, ironicamente ribattezzata “Toscanellum”, con tanto di sbarramenti minimi e listino bloccato, con il ritorno ad un confuso sistema di preferenze ed un elevato premio di maggioranza oltre alla previsione di ballottaggio con una quota di voti minore del 40%? Gli interessi pubblici devono prevalere su quelli privati, sostiene giustamente un Rossi che si presenta quale strenuo difensore dei “beni comuni”, ma anche in terra toscana, regione certo non tra le peggiori amministrate, non sono mancate misure dal sapore liberista.

Recentemente ho visto il presidente della regione Toscana in televisione a disquisire con altri sulle cause della vittoria di Trump che a suo dire andava ricercata nella reazione alla globalizzazione neoliberista. Vero, ma mi chiedo cosa abbia fatto nel merito, in questi anni, nel suo “piccolo”: ha liberalizzato, ha “spezzettato” servizi pubblici e quei beni comuni, appunto, che dice di voler difendere.

Da questa operazione editoriale, evidentemente sincronizzata a quella mediatica e politica legata alla corsa alla segreteria nazionale del Partito Democratico, traspare una grande ambizione ed un mal celato orgoglio per i propri risultati amministrativi. Una carriera da coronare con un passaggio verso sud, in direzione Roma: un avanzamento che l’ha visto quale vice-sindaco e assessore e successivamente sindaco per un decennio (1990-1999) nella sua città, la Pontedera della Piaggio, poi il salto per un altro decennio alla guida del più importante assessorato regionale, anche in termini di bilancio, quello alla Sanità e dal 2010 quale Presidente della Giunta Regionale Toscana. Attualmente riveste anche la carica di Vice Presidente della Conferenza delle Regioni Periferiche e Marittime Europee ed è membro del Comitato delle Regioni Europeo.

Un libro senz’altro utile a prefigurarci cosa ci aspetta sulla scena nazionale del Partito Democratico, un volumetto con una copertina volutamente ammiccante, di un rosso vivace, con un titolo non troppo onesto intellettualmente, per un politico certamente di indubbia esperienza che si presenta come di sinistra e alternativo a Renzi, senza esserlo. Il Presidente non spara mai a zero su Renzi riconoscendo spesso come positiva e dinamica la sua azione politica e come valido l’impianto della riforma costituzionale, annunciando conseguentemente il suo sì al referendum.

Un amministratore che usa in modo veramente disinvolto parole come Sinistra e Socialismo, lotta al liberismo, ridistribuzione della ricchezza, welfare state, rivoluzione addirittura, termini e concetti che non fanno parte del suo orizzonte né tanto meno delle sue scelte politiche, che in Toscana conosciamo sulla nostra pelle, e che inutile dirlo, non sono più bagaglio culturale e politico del suo partito.

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