Case, appartamenti, poveri

LA TENDENZA DEL SISTEMA ALLA “DEFORMA”

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Dovevo questa narrazione e relazione per impegno preso prima della tornata referendaria. Essa riguarda il convegno tenuto dalla Unione Inquilini (UI) Lombarda presso il Residence sociale “Aldo Dice Ventisei per Uno”. In via Oglio, 8 a Milano.

Due parole innanzi tutto sull’occupazione che ci ha accolti, per questa riunione, perché di questo si tratta. Un fabbricato parzialmente terminato di proprietà comunale-sindacale, che oggi è centro di accoglienza, emergenza e resistenza.

Un luogo molto bello a suo modo, decisamente altro, ove si respira aria di alternativa reale, anche se solo parzialmente funzionante. Il riscaldamento, per esempio, pur avendo importanti attrezzature non è funzionante e si ricorre a stufette. Non funzionano gli ascensori, che su nove piani di centro residenziale si sente, mentre l’elettricità viene erogata.

L’aspetto generale è quello del residence, ma accoglie occupanti, sfrattati e famiglie in grave emergenza. Il lavoro che da sempre UI porta avanti.

Ha spazi importanti e comuni, la filosofia della condivisione e della solidarietà, viene portata avanti una trattoria sociale, le camere infatti non sono adeguatamente attrezzate per funzioni di cucina, palestre. Sale musica, lavanderie, solarium. Una occupazione importante, utile, perfettamente e correttamente organizzata che in una città “guidata per il popolo” come per esempio è oggi Napoli sarebbe stata già da tempo istituzionalizzata e facilitata, ma che nella Milano della pseudo-sinistra dell’Expo e lì, tollerata, con una certa malagrazia, tra color che son sospesi.

Dette queste doverose due parole sulla splendida cornice veniamo alla riunione, viva, partecipata e rappresentativa.

Un sindacato di base che sa di cosa si stia parlando, che ha numeri e capacità per intervenire sull’argomento. Qui non può mancare da parte nostra un’altra digressione, sulla frammentazione, inutile dolorosa ed incomprensibile dei sindacati di base. UI, infatti lavora con la CUB mentre, incomprensibilmente, gli altri sindacati vanno ognuno per sé USB, COBAS, UNICOBAS e via così (ve ne sono altre minimali e specifiche). In una frammentazione di sigle che potrebbero e dovrebbero, quantomeno trovare una unità di azione.

Onde poter davvero divenire punto di riferimento, oltre e fuori dalla Triplice dei sindacati istituzionali e tradunionisti, come sarebbe utile, come servirebbe al movimento tutto ed alle sorti dell’AreA di Progresso e Civiltà, in particolare.

Sullo specifico punto per punto della riforma lombarda non entreremo qui, pur riconoscendone l’utilità, lo faremo in fase successiva. Vi sono da dire però alcune cose generali ed estremamente importanti, d’analisi.

È confermata, tristemente, la tendenza dell’intero sistema paese alla deforma, a riforme cioè che non colgono il senso del miglioramento della condizione popolare, ma che interpretano gli interessi ragionieristico-finanziari di una ristretta élite di potere.

Nel caso delle politiche abitative si tratta di una pericolosissima tendenza alla privatizzazione, non solo dei beni immobili ma anche dei criteri di selezione al loro accesso, di una sostanziale modificazione della visione e del concetto stesso di edilizia popolare che diviene per l’occasione edilizia sociale, cambiando profondamente la propria filosofia.

Non quindi la difesa e l’affermazione di un diritto ed un argine alla povertà, ma una speculazione a leggi di mercato sull’esistenza di un bisogno diffuso. Come da filosofia elitario-finanziaria, come da motivazioni che mossero il tentativo di modificare la nostra costituzione.

Tale tendenza è generalizzata, non solo lombarda, trasversale, e questo la dice lunga, lunghissima, sulle reali intenzioni della Lega, per esempio che con una mano finge l’opposizione dura mentre con l’altra accarezza ed implementa il sistema.

La vocazione alla deforma riguarda tutti, dai presidenti Leghisti del Nord sino ai puristi della pseudo-sinistra piddina della Toscana o della Puglia, per esempio. Questa scelta privatistica, questo gioco mostruoso con le percentuali e le corsie differenti per differenti graduatorie, questa divisione fra bisogno ed esigenza, questo adeguamento alle leggi di mercato (leggi arbitrarie, inventate e non scientifiche per altro, fortemente influenzate dal punto di vista e dagli interessi di parte, che nulla hanno a che spartire con la gestione del bisogno e con la risposta all’emergenza) riguarda tutto il comparto dell’edilizia popolare nazionale (ed ancora una volta ci sovviene come la risposta possa essere solamente l’attuazione di reali politiche realmente riformistiche, sociali e socialiste).

A questo articolo di narrazione e relazione ne seguiranno un paio sull’enumerazione dei paragrafi della legge regionale e sui difetti profondi e formali che in essa si enumerano, ma la filosofia che la muove e la visione che la infetta è quella stessa che infetta tutta la politica di questo paese, quanto meno quella Bipolare e che nessuno se non una ristretta minoranza di tenaci combattenti sociali sembra voler toccare. Non ci pare infatti che a Roma o Torino (laboratori M5S) siano in atto progetti di edilizia popolare significativi e non ci sembrano nemmeno prossimi a venire. Anzi ci pare che le rispettive amministrazioni non se ne occupino affatto.

I comuni hanno, allo stato, e finiamo con questo, ancora competenza e potere rispetto a questo argomento, così come le regioni, sebbene la tendenza generale sia alla dismissione ed alla privatizzazione, da cui l’esigenza di un atteggiamento estremamente attivo e di una mobilitazione, laddove possibile, puntuale e di massa.

È quindi forte l’esigenza d’una forte unità di azione dal basso che produca effetti, anche immediati, sul corpo di riforme regionali dettate da un misterioso, non troppo alla fine, e non chiarissimo centro scritte quasi con la carta carbone.

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