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LA NECESSITA’ DI UNA CONVERGENZA SOCIALISTA

di Pietro Spagnuolo, Presidente della Commissione nazionale di Garanzia

Lettera al direttore di puntocontinenti.it, Rainero Schembri

Caro direttore,

l’età della nostra maturazione vitale o, se preferisci, della nostra vecchiaia, mi induce a fare alcune considerazioni nel rispondere al tuo (provocatorio?) quesito se abbia ancora un senso auspicare un (forte!?) partito socialista.

Si tratta qui di considerazioni riguardanti l’uomo attraverso la sua sofferta Storia. Infatti fino a qualche lustro fa era facile individuarne le esigenze vitali ed esistenziali, quando si viveva in territori fisicamente circoscrivibili, dove chi sfruttava i suoi simili per ignobile arricchimento personale, era facilmente individuato e combattuto da chi propugnava il nobile ideale del socialismo. Ideale che notoriamente, prima ancora che come idea, dottrina filosofica e ideologia politica, nasce come reale partecipazione alle sofferenze della vita lavorativa.

Oggi però vedo le cose cambiate e anche se un padrone sfrutta i suoi dipendenti, non mi pare che gli stessi dipendenti possano e vogliano più prendersela con lui. Tutto questo perché è cambiato il mondo mentre l’Italia è rimasta ferma sulle sue pessime abitudini.

Il “padrone” non esiste più; si chiama “imprenditore” chi investe i capitali creando lavoro e questo è ormai accettato da tutti come un fatto non più da esecrare, tanto più se i lavoratori sono salvaguardati nella loro integrità fisica e morale (della dignità) da specifiche leggi. Il guaio è che gli imprenditori in Italia combattono ormai una battaglia, impossibile da vincere, contro un sistema fatto apposta per taglieggiarli, contro la finanza dominante; la politica parassitaria; le mafie; una battaglia in cui sempre più spesso si trovano con i loro dipendenti alleati. Questo perché l’Italia considera l’imprenditore come una preda su cui di fatto si accaniscono il fisco e la burocrazia, perdendosi in tal modo le opportunità su cui dovrebbe poter contare un Paese.

Noi che avevamo riposto tante aspettative, quasi-certezze più che speranze, all’avvento dell’Unione Europea, ora non sappiamo più con chi prendercela e perfino quel grande sconvolgimento provocato dalla tanto-troppo citata globalizzazione che pure ritenevamo una nostra grande opportunità da saper cogliere, consideriamo un male più che un problema.

L’”Internazionale Socialista” che esaltava orgogliosamente il gran partito dei lavoratori oggi non trova lavoratori ma disoccupati, il che fa tornare alla mente la domanda che il compianto Ugo La Malfa rivolse al compianto sindacalista Luciano Lama: ”ma perché il sindacato non tutela i disoccupati?

Eravamo negli anni ’70 del secolo scorso! Il problema non è più, dunque, regolare il lavoro, ma crearlo; cosa che un partito da solo non potrà risolvere, tanto meno quando esso – purtroppo lo abbiamo storicamente provato – pur nel più nobile degli intenti, volesse farsi Stato e inventare il lavoro. Sulla base di queste considerazioni, ritengo e rispondo che vi sia bisogno oggi di una convergenza socialista, convergenza di più forze politiche, auspicabilmente sovranazionali, su obiettivi squisitamente e concretamente sociali e socialisti, da inquadrare in programmi resi credibili dalla semplicità degli enunciati, mirati a soddisfare i bisogni non solo materiali dei cittadini (lavoro; casa; istruzione; sanità), ma soprattutto ad indirizzare i cittadini verso valori certamente da rinnovellare.

In conclusione ritengo che oggi il Socialismo (nazionale, europeo e mondiale), inteso come rilancio delle idee e degli ideali di una ritrovata politica per una solidarietà più concreta, dovrebbe essere il fine ideale e ideologico di una convergenza socialista.

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