Giandiego Marigo, Convergenza Socialista, Codogno

ESSERE MINORANZA

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Molti sbraitano, progettano, si illudono, quantomeno in questo contesto e allo stato, vagheggiando di una visione alternativa maggioritaria.

Teorizzando ‘masse critiche’ e grandi mutamenti in nome di una coscienza diffusa e realmente influente nell’ordine delle cose. Credo umilmente sia necessario fare i conti con la realtà, porsi obiettivi possibili se davvero si vuole, in qualche modo, influenzare e dirottare la corsa suicida di questo sistema.

Siamo minoranza e non sto parlando dell’opinione momentanea o del progressismo dozzinale e di facciata, comunque perdente in questa fase storica. Sto parlando dell’elevazione spirituale e pratica, sto parlando di comportamenti, di una cultura altra e realmente alternativa a-sistemica, sto parlando di una visione altra, aliena da questa che viviamo, perché fondata su postulati e premesse completamente diversi. L’ipocrisia attuale nella quale sguazziamo non può produrre alcun cambiamento, lo nega in sé. È un poco come parlare di ecumenismo e di divino unitario proclamando a gran voce, con corredo di armi e di croci, dalla forza dei propri eserciti che la propria visione/strada è l’unica, si badi, non la migliore o la più moderna ed avanzata, ma l’unica strada realmente valida. Un’assoluta ipocrisia.

Tal quale a quella di teorizzare progressismo avendo come punto di riferimento l’élite mondiale. La realtà è che siamo minoranza.

Una delle accuse che ci vengono, normalmente, mosse da chi è venuto dopo è che noi che abbiamo percorso gli anni 60-70-80 (80 già molto in calo devo dire) abbiamo coltivato un’illusione: d’essere quel che non eravamo e che poi, di fronte all’evidenza massacrante di una ‘maggioranza silenziosa’ che non avevamo previsto, siamo sbandati, disperdendoci. Piegati ed umiliati dal reale.

Le cose non stanno esattamente così, eravamo coscienti di essere minoranza, talmente coscienti da chiamarci fuori dal sistema, dall’arco costituzionale, dall’accozzaglia parlamentare. Siniche lo siamo stati, coscienti di essere minoranza, abbiamo inciso, perché usavamo le armi (pacifiche) adatte alla bisogna, sapevamo di avere di fronte un sistema ed uno Stato (di conseguenza) che non ci era affatto amico, mai!

Sapevamo di dover contrastare una cultura dominante costruita per negarci, per isolarci ed infatti funzionavamo, conquistavamo spazio ascolto, credito. Non ci illudevamo d’essere “di governo” in una struttura capitalistica, perché conoscevamo il sistema e sapevamo che non avremmo potuto se non al prezzo di noi stessi.

Ed infatti, puntualmente, nel momento in cui il Sistema è riuscito ad illuderci di poterlo governare eccoci riassorbiti e ridotti a fenomeno modaiolo. Quando non addirittura criminalizzati ed ingabbiati. Eravamo minoranza, ma per fermarci hanno dovuto ricorrere all’invenzione del terrorismo, allo Stato Forte, alle stragi in serie, all’eroina svenduta ad ogni angolo di strada. Al mercato nero della marijuana.

Ci hanno ingabbiati e ridotti in provetta, hanno piegato e portato al tradimento i più deboli, recuperato e riprogrammato i figli dell’alta borghesia che per un attimo gli erano sfuggiti.

Questo è avvenuto e continua ad avvenire perché si inserisce in un retroterra del tutto immaturo spiritualmente un pensiero che non può essere praticato se non con un alto livello di coscienza e con un’acquisizione di qualità superiore che non tutti hanno e che ancor meno sono disposti a pagare al suo prezzo.

La visione economicistica, in questo contesto, ha fatto tutti i danni possibili e persino di più. Ancora oggi fra le ceneri di quella che chiamammo sinistra, si aggirano tenaci ed instancabili i sostenitori della divisione fra il piano economico e quello spirituale-filosofico. Quelli che con la scusa di pensare prima alle necessità pragmatiche, finiscono per non pensare proprio a nulla, anche perché il popolo, culturalmente colonizzato e mediaticamente ipnotizzato, ha come orientamento e riferimento culturale un modello che li rinnega e li relega al ruolo dei “rompicoglioni disposti a vendersi per uno sgabello di seconda fila alla mensa dei potenti”.

Essere minoranza, coscienti di lavorare lì, di dover crescere, coscienti della necessità di cambiare radicalmente la qualità e la definizione stessa dei linguaggi e dei messaggi, perché il sistema in sé, nelle sue promesse, nei suoi riferimenti, nelle sue prospettive ha il seme della negazione di quel che andiamo predicando. Sono davvero stanco di sentire progetti di “sinistra di governo” senza sentire alcun progetto di “sinistra”.

L’esperienza ci ha dimostrato che fluire verso il sistema, cercando la moderazione, il compromesso, la gradualità condivisa, il centro significa corrompersi nella sostanza, perdere il proprio lume filosofico-ideale e sull’altare del ‘mostro pragma’, veder morire, nemmeno tanto lentamente, quel che di buono e di vero c’è in noi. Questo non solo a livello tecnico-pratico esteriore, ma e soprattutto a livello interiore ed ideale. Non ci sono bastate le parabole che sin qui hanno prostituito qualsiasi “sinistra di governo”?

Può esistere un’alternativa al sistema che lo conservi e che non ne modifichi la sostanza? Non credo.

Certo io non sono nessuno, non insegno all’università, non ho certificazioni accademiche da accampare e, di conseguenza, questo intervento resterà nell’angolo delle facezie dilettantistiche. Persino fra i miei, che pure mi sono vicini e condividono, a tratti, la mia visione; perché anche loro andranno cercando (in modo inconsapevole ma sicuramente) attestati e riconoscimenti, intellettualità riconosciute e conclamate o icone santificate e leader carismatici, che, per carità sono validissimi e rispettabili, assolutamente credibili e qualificati, addirittura fondamentali; ma che per loro natura, per essere cresciuti all’interno di un sistema corrotto sono a loro volte corrotti dal sistema.

È difficile in realtà essere minoranza, molto difficile, più semplice illudersi di non esserlo, perché si è , generalmente, perseguitati ed oppressi alla faccia di una democrazia sostanziale del tutto inesistente. Discorso difficile? Farneticazione senza senso d’un supponente e delirante scribacchino da strapazzo. Così è, se preferite, sono abituato a camminare solo.

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3 pensieri riguardo “ESSERE MINORANZA”

  1. Chi, dopo avere a lungo riflettuto, ha maturato alcune convinzioni solide e per quanto gli è stato possibile le ha messe alla prova nella sua vita pubblica e privata non deve aver paura di essere in minoranza anche quando vede che la maggioranza continua a ignorarle, a disprezzarle o a combatterle. Sono quindi d’accordo con te sul fatto che non bisogna illudersi che sia facile diventare maggioranza.
    Occorre tener presente che spesso sono state le minoranze per non dire singole persone che hanno elaborato le idee che hanno fatto progredire la civiltà umana. (Tenendo per altro presente che ci sono state anche minoranze e singole persone che, professando idee buone, hanno commesso crimini contro l’umanità).
    Ti chiederei però, di far conoscere ai lettori di C.S. qualche particolare in più delle tue idee politiche e della tua esperienza.
    Un cordiale saluto, Giorgio Pizzol

  2. Lavoro con C:S e ne seguo la linea, non pedissequamente … non potrei, per me sarebbe contro-natura, ma partecipando ed accettando di esserne protagonista. Così com’è giusto in un grippo socialista, libertrio, non verticistico e tendenzialmente orizzontale, dove si parte dal basso … nel di C.S. Anche per statuTo. Scrivo spesso su queste pagine e nel web ,,, Ci sarà sicuramente modo, anche perchè lo voglio fortemente, di illustrare le mie convinzioni e le mie idee, che allo stato, si riflettono per moltissimi aspetti nella linea di questo piccolo, meraviglioso partito cui ho sin qui contribuito.

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