L’ALLEANZA LATINO-MEDITERRANEA

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Quest’ Europa è matrigna, ormai ce ne siamo ben resi conto. Il sogno originale dell’Unione fra i popoli, della federazione che controbilanciasse in senso socialista e civile la tracotanza e lo strapotere dei “Gendarmi del Mondo” è decisamente fallito, sull’altare di un “ragionierismo filo-nazista”.

Sì è perso, forse in modo definitivo, in un modello liberista e crudele, che non ama i propri popoli e predilige grandemente le proprie banche. Lanciato in logiche di mercato, folli e disumane che, implicitamente e in segrete stanze, arrivano a teorizzare la depopolazione come forma di recupero della sostenibilità e come risposta all’immanente arrivo della robotica antropomorfa.

Le risposte elaborate dai sovranisti e dai nazionalisti, spesso alleati su discorsi pericolosamente di destra (e dico destra per comodità di comprensione, ma dovrei meglio definirli falsamente innovativi ma profondamente conservatori) sono non risposte. Pericolosamente orientate ad un ritorno al passato ed alla rinascita dei confini e degli stati nazione della fine dell’800.

Peggio alla sostituzione della élite europea e mondiale, con piccole e retrive élite nazionali, uniche padrone di monete presunte sovrane, dedicate ad autarchismi incrociati e difese di tradizioni presunte e campanili.
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CI VOLEVA BILL GATES PER PARLARE DI 4.0

di Renato Gatti

Premessa

Il recente intervento di Bill Gates sulla “tassazione dei robots”, porta all’attenzione della pubblica opinione le tematiche della rivoluzione 4.0.
Vediamo intanto il ragionamento di Bill Gates: “Al momento se un lavoratore umano guadagna 50 mila dollari lavorando in una fabbrica, il suo redito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello”.
Chiaramente il ragionamento ha valore come “problema da affrontare” più che come soluzione da adottare. Tassare i robots sarebbe, come tutte le tassazioni dei fattori della produzione, controproducente ed assumerebbe un vago sapore luddistico. Ma il problema posto ha un enorme valore ed importanza per cui cercherò di affrontarlo in questo articolo.

I temi affrontati

1. La rivoluzione 4.0
2. I riflessi economici
3. I riflessi sociali
4. Un nuovo modello redistributivo

La rivoluzione 4.0

Già da anni la catena di montaggio ha cambiato natura. Da un modello a lisca di pesce in cui confluivano i vari lavori divisi e parcellizzati, svolti da opersi e tecnici nelle varie fasi (le singole lische di pesce) fino all’arrivo del prodotto finito; si è passati ad un modello in cui macchine “intelligenti” svolgono tutte le operazioni ripetitive in modo programmato, relegando il lavoro umano ad una fase di controllo della fase produttiva svolta dalle macchine. Gli addetti per prodotto finito sono scesi drasticamente.
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SANTORO (CS): UN NUOVO STATO SOCIALE POICHE’ NON CI POSSONO ESSERE CITTADINI DI SERIE ZETA

“In uno Stato civile non ci possono essere cittadini di serie zeta”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “individui cioè spogliati dei più elementari diritti e mezzi di sostentamento. La crescente povertà, soprattutto quell’estrema, oltre a rappresentare una profonda ingiustizia sociale costituisce un’autentica mina collocata nelle fondamenta dello Stato.”

“Mentre il PD si accede sugli umori del ‘Compagno Zeta’, noi pensiamo al ‘Cittadino Zeta’, alla ‘Donna Zeta’, poiché abbiamo a cuore il destino del Paese e di tutti gli italiani”, continua Santoro. “Per superare la grave crisi economica occorre lavorare alla creazione, in Italia e in Europa, di un rinnovato welfare, un ‘Nuovo Stato Sociale’ capace di garantire con certezza e fermezza a tutti i cittadini la possibilità di nutrirsi, vestirsi, avere un tetto, curarsi, istruirsi e difendersi legalmente. Trattiamo qui della creazione di una rete di difesa dei diritti dell’uomo che consenta la definizione di una vera e propria impalcatura sociale da incentivare a qualsiasi costo e sacrificio. La priorità delle priorità’. E’ un’esigenza che riguarda tutti e andrà a beneficio di tutti, in termini d’inclusione sociale, capacità di spesa, sicurezza e sviluppo.”
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SIAMO ANCORA IN GRADO?

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

I saluti romani nelle ultime manifestazioni di piazza di sigle sindacali corporative, ambulanti, taxisti e consimili dovrebbero far riflettere. Ammesso e non concesso che si sia ancora in grado di farlo e, di conseguenza, di meditare una reazione decente.

Da una parte interrogarsi sulla debolezza e sullo svuotamento delle sigle sindacali tradizionali, ormai tradunioniste e svendute, attente molto più alle specifiche dei propri Caf e Patronati piuttosto che non al proprio ruolo storico di rappresentanza.

Dall’altra alla pochezza contenutistica di questo ribellismo modaiolo, falso super-partes, anti-politico ma teleguidato e legato al qualunquismo finto-destra. Avvallato, purtroppo, ed implementato non solo da sigle tradizionali quali Forza Nuova o Casa Pound, ma anche dall’ambiguità infinita ed ingannevole di M5S.
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POLITICA. SANTORO (CS): TRA SCISSIONI E MUTAZIONI, TRACCIO LA VIA PER IL FUTURO DEL SOCIALISMO ITALIANO

“Un primo messaggio chiaro a tutti i socialisti italiani: proviamo a convergere”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “tenuto conto della grande confusione nel mondo PD, della possibile scissione in atto e della mutazione genetica di SeL in Sinistra Italiana?”

“La via da percorrere è per me chiara”, continua Santoro, “e cercherò di tracciarla nel modo più trasparente possibile. Questa mia proposta politica aspira a costruire ponti affinché si arrivi a una grande convergenza dei socialisti italiani su una piattaforma ideologico-politico-programmatica precisa. Una piattaforma socialista che viva e si nutra di autonomia. Quella autonomia che i socialisti, spesso, hanno buttato alle ortiche pensando erroneamente di portare il socialismo in luoghi dove il socialismo non avrebbe mai potuto vivere.”

“Il primo aspetto sul quale convergere è nel definire il campo ideologico del socialismo, senza il quale si è vele al vento, senza il quale si è in perenne confusione progettuale. E tra chi considera il socialismo come un velleitario esercizio blairiano che ha l’obiettivo di rendere il capitalismo umanizzato, accettabile alle fibrillazioni del moderatismo di sinistra e alla finanza internazionale, e chi considera il socialismo alternativo al capitalismo, obiettivo da raggiungere attraverso un processo progressivo, turatianamente gradualista, penso che noi dovremmo incamminarci sulla seconda via. Proprio per il suo carattere evolutivo, il socialismo dovrà passare da fermate transitorie nelle quali si renderà il capitalismo più umano e nelle quali si incentiverà una presa di coscienza generalizzata sull’alternativa possibile, ma non sarà questo il nostro fine. I processi riformatori delle politiche socialiste si fermeranno quando avranno esaurito la propria funzione edificante di emancipazione della persona all’interno di una società progredita, avendo certificato il superamento del capitalismo in tutti i suoi risvolti.”
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RIFARE L’ITALIA!

Il socialismo contro la crisi del Paese

Discorso di Filippo Turati alla Camera dei Deputati
a cura di Daniele Colognesi


Presentiamo nelle pagine che seguono il lungo discorso pronunciato da Turati il 26 giugno del 1920 davanti alla Camera dei Deputati. Si tratta di un documento importante che, riletto quasi un secolo dopo, nonostante le profonde trasformazioni del Paese, si rivela ancora attuale, soprattutto nel metodo. Allora come oggi c’è una nazione, l’Italia, praticamente allo sbando: economicamente, socialmente, politicamente e moralmente; un paese che potrebbe ritrovare la strada maestra mediante la collaborazione (anche se solo temporanea) tra le sue classi sociali produttive: i lavoratori, i tecnici e quella parte dell’imprenditoria ancora sana e innovatrice.

È quindi uno dei testi più significativi della tradizione socialista italiana ed è ispirato al metodo della pianificazione e delle riforme di struttura, condivise dai lavoratori con i settori più dinamici e moderni del mondo imprenditoriale e delle professioni tecniche. Un sottile filo rosso lo lega idealmente alle elaborazioni di Rodolfo Morandi della fine degli anni ‘40 e ai programmi socialisti del primi governi di centro-sinistra. Nell’idea di Turati l’importanza del discorso traspare subito dal suo titolo, che è quanto mai emblematico e destinato a essere più volte ripreso da altri: «Rifare l’Italia!».
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POCO, POCHISSIMO SENSO

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

È quasi grottesco e sotto certi aspetti umiliante che l’ANSA definisca l’assemblea Piddina “kermesse della Sinistra”. Per quanto squalificato e inutile possa essere questo vocabolo ormai, per la memoria del suo significato è umiliante essere adoperato in questo contesto. Fra neo-liberisti più o meno radicali

Fra neo-liberisti più o meno radicali.

Tutti costoro, infatti, senza distinzioni hanno votato il Job Act, hanno accettato, implementato e permesso il ruolo attivo del Paese sui quadranti mondiali al fianco della NATO, hanno sprecato parole e teorie fantasiose sulla “Vocazione Maggioritaria” e questo vale, diciamolo anche per i primi fra i pentiti di pseudo-sinistra (mai sentiti in una autocritica) i Fassina ed i Civati, con una ovvia estensione per i supporters, i loro camerieri stolti Vendola, Pisapia e Boldrini.

Davvero che costoro definiscano l’idea di alternativa, diciamolo ancora per capirci, di Sinistra è umiliante ed in qualche modo dipinge il colore esatto e completo della nostra sconfitta nel secolo trascorso e del tentativo di annullamento del dissenso e del “pensiero socialista” in quello nuovo.
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KEYNES OGGI

di Renato Gatti

Il presente contributo non vuole certamente essere un compendio dell’opera di Keynes, ma vuol cercare di indicare alcune vie di approccio alle problematiche presenti nella situazione economica attuale, figlia della crisi del 2007, che rappresenta il culmine della crisi del sistema del capitalismo nella sua fase finanziaria.

Premessa

La Teoria generale di Keynes venne pubblicata nel 1936, quando ancora erano pienamente in atto le conseguenze del “Giovedì nero” e della Grande depressione. Il reddito nazionale degli Stati Uniti crollò e la disoccupazione raggiunse livelli estremamente alti.

In questa situazione la validità della legge di Say, in base alla quale è sempre verificata l’equivalenza tra produzione e domanda e, di conseguenza, è impossibile che il sistema economico funzioni al di sotto della piena occupazione, fu messa decisamente in dubbio.
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POLITICA. SANTORO (CS): LA SCISSIONE NEL PD POTREBBE FARE CHIAREZZA NEL SOCIALISMO ITALIANO

“Probabilmente scissione ci sarà e probabilmente sarà un bene anche per i socialisti”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “visto che in molti già si muovono e non vedono l’ora di approdare alla corte di Massimo D’Alema.”

“Oggi la galassia socialista si divide tra accasati, quasi-accasati e coloro che ancora immaginano un socialismo organizzato in autonomia, esattamente come il sottoscritto. Il PSI è legato a doppio filo con il PD renziano e seguirà naturalmente il ‘capo’, altri si stanno già muovendo per farsi accogliere con tutti gli onori da D’Alema, altri ancora pensano a Fassina e a Sinistra Italiana. Io, invece, penso all’autonomia socialista e a un partito socialista autonomo, esattamente come lo è Convergenza Socialista. Il mio dialogo è con chi persegue lo stesso fine.”

“La scissione nel PD, quindi”, continua Santoro, “potrà fare chiarezza ripulendo la galassia del socialismo italiano da tante stelle, sistemi, ammassi ed associazioni stellari, gas e polveri, lasciando il campo a chi, invece, pensa che il socialismo debba essere prima di tutto rappresentato da una forza autonoma ed autonomista. Se i socialisti ci sono e pensano che il socialismo non debba essere blairismo, neo-liberal, ma tenace rottura delle storture economico-sociali indotte dal capitalismo attraverso riforme di struttura, perché non dovrebbero far parte di un partito socialista, sempre nella sinistra italiana, invece di disgregarsi in mille rivoli che poco o nulla hanno di socialismo?”

“Domanda che passeremo ai posteri”, conclude Santoro, “i quali spero sapranno o avranno capito che senza un serio lavoro ideologico non si riuscirà a rendere pedonabile una vasta area della politica italiana che oggi è del tutto sommersa dalle acque.”

L’ATTUALITA’ DI TURATI

di Manuel Santoro, segretario nazionale

Ci sono alcuni spunti interessanti emersi dai due interventi, di Colognesi e di Bagnoli, su Filippo Turati pubblicati sulla nostra rubrica. Interventi che mi permettono alcune riflessioni.

Inizio, prima di tutto, ringraziando Paolo Bagnoli per aver contribuito alla discussione sul messaggio tuttora attuale di Turati e, auspicando una proficua collaborazione in futuro, voglio chiarire con chi legge che apprezzo di Bagnoli la schiettezza umana e la chiarezza politica, qualità abbastanza scarse nel mondo socialista odierno ma del tutto necessarie se si ha l’obiettivo di una seria ‘rifondazione’ del socialismo italiano. Sarà forse che reputo non rinviabile intavolare relazioni politiche con persone serie e lavoratrici, dalla dialettica chiara e dalla progettualità precisa, che con me condividono l’avversione per i doppiogiochisti e i furbetti. Il mio senso di responsabilità mi indica sempre la via, e il mio quotidiano lavoro politico ha un unico obiettivo. Rianimare il socialismo italiano, renderlo politicamente e organizzativamente autonomo, e il problema si pone in quale direzione e con chi.

Il primo e ineludibile punto sul quale organizzare un ragionamento è racchiuso in una semplice domanda. Cosa è il socialismo, quali sono i suoi obiettivi politici e sociali.
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