James Meade Nobel agathotopia

RISCOPRIAMO L’AGATHOTOPIA

di Renato Gatti, economista

Premessa

Si parla molto in questi tempi di reddito di cittadinanza, di salario garantito, di lavoro di cittadinanza, come riconoscimento di un problema di povertà dilagante e disoccupazione ancora alta, a dieci anni ormai dallo scoppio della crisi.

E’ disarmante che si parli di questi argomenti senza mai interrogarsi sulle cause della crisi del 2007 che partendo dal mondo del capitalismo finanziario si è scaricato sugli stati causando le crisi del debito pubblico, dando il via a periodi di recessione più o meno lunghi e differenziati dalla reattività dei vari paesi, comunque traducendosi poi in disoccupazione a doppia cifra con punte incredibili in Italia e Spagna (e non si può fare a meno di considerare la ricaduta dal capitalismo finanziario, che causa come ultimo risultato la disoccupazione di milioni di persone, come un classico esempio di lotta di classe).

Di fronte a tanto sfacelo arrivano proposte che vorrebbero attutire i disagi di disoccupati, esodati, poveri, emarginati con una filosofia che va dal pietoso assistenzialismo ad una versione aggiornata del welfare. Proposte che, nella loro condivisibile ambizione di venir in aiuto dei meno fortunati, trovano, a mio parere, un limite di analisi e quindi di conseguente propositività.

Infatti quelle proposte non prendono atto che la crisi che stiamo attraversando è una crisi di sistema, una crisi di gravità tale da dover essere affrontata con visione ampia e sistemica e non con i pannicelli caldi.
Se poi pensiamo che con la rivoluzione 4.0 è iniziata la diffusione di un nuovo modo di produzione caratterizzato da uno sviluppo enorme nella tecnologia: con le macchine che si parlano fra di loro (IOT M2M), con i big data, con le stampanti 3d, con la robotizzazione, ci rendiamo conto che questo nuovo modo di produrre comporta la necessità di affrontare il problema della disoccupazione tecnologica derivante dalla sostituzione del lavoro con macchine sempre più intelligenti (IA) capaci di autoistruirsi e di automodificare il loro agire, in modo globale, sistemico, rivoluzionario; occorre cioè inventarsi un nuovo modello redistributivo completamente innovativo e radicale.
Le proposte oggi in discussione non sono per nulla all’altezza del tema che stiamo affrontando, altezza e profondità di pensiero che troviamo invece nel libro di James Meade “AGATHOTOPIA”.

L’INCIPIT

Il libro si apre con una visione che spiega le finalità dello stesso, la ricerca di proposte efficaci, efficienti e possibili.

“ Recentemente ho preso il mare per visitare l’isola di Utopia che, mi è stato detto, costituisce un Luogo Perfetto dove vivere. Purtroppo non ho potuto trovare questa terra in Nessun Posto. Tuttavia, sulla strada del ritorno, casualmente mi accadde di vedere la vicina isola di Agathotopia, i cui abitanti non rivendicano certo la perfezione dei loro ordinamenti sociali, ma asseriscono che la loro contrada è un Buon Posto dove vivere”.

I due perni sui quali si regge il lavoro di Meade sono: da una parte la convinzione che il liberismo puro non è in grado di risolvere i disequilibri ma soprattutto non è in grado di combattere la disoccupazione e l’ineguaglianza, dall’altra la diffidenza verso i sistemi con economia pianificata con tratti di burocratismo e limitazione alla creatività.

Questi due perni sono gli stessi del suo maestro Keynes, ma Meade si contraddistingue per proporre una teoria di mutamento generale dell’economia che in Keynes non c’è ed una sottolineatura della convinzione che per perseguire un mondo più egualitario non è più sufficiente agire sui flussi di reddito, ma occorre agire sugli assetti proprietari, convinzione più radicale dell’indicazione di una certa socializzazione pur presente in Keynes.

Il libro fu presentato nel marzo del 1988 a Roma al convegno della Lega Nazionale delle Cooperative, allora diretta da Lanfranco Turci cui parteciparono sia lo stesso Meade che Achille Occhetto. Il convegno dibatteva la possibilità di introdurre nuovo capitale azionario nelle società cooperative e quindi aprire le stesse a nuovi soci apportatori di capitale oltre che di lavoro. Più in generale si discutevano gli articoli 45 e seguenti della nostra Costituzione.
La proposta di mutamento generale dell’economia presente nell’ Agathotopia nasce dalla sintesi, fatta in questo testo, di proposte già formulate ed analizzate in altri suoi testi, e rappresenta la vera diversità con le discussioni di questi giorni su reddito di cittadinanza et similia, proprio per la sua struttura radicale, di mutamento generale, di preparazione scientifica e di completezza storico politica.

GLI ORDINAMENTI SOCIALI DEGLI AGATHOTOPIANI

Gli ordinamenti organicamente proposti da Meade seguono tre filoni complementari:

La cogestione
Il Welfare
La socializzazione

LA COGESTIONE

L’impresa più caratteristica dell’economia agathotopiana, accanto alla vecchia impresa capitalista e a imprese cooperative, è la Società di Lavoro-Capitale dove i portatori di capitale detengono Certificati Azionari del Capitale e i lavoratori detengono Certificati Azionari del Lavoro. A parte l’origine dei titoli azionari, entrambi i tipi danno uguali diritti in termini di dividendo e di voto in Consiglio di Amministrazione, composto, quest’ultimo, da un numero uguale di detentori di Capitale e Lavoratori, con la consapevolezza che una miglior conduzione dell’impresa porta uguali vantaggi, in termini di dividendo, per entrambi i tipi di detentori di Certificati Azionari, a tal punto che si è convinti che “tutte le decisioni abbisognino dell’approvazione dei rappresentanti sia dei lavoratori che dei detentori del capitale”.

La caratteristica di questa proposta è l’ampliamento della guida dell’impresa e la possibilità di retribuire a mezzo del dividendo, nella stessa misura lavoratori e capitalisti; dall’atro campo vi è da parte dei lavoratori l’esposizione ad un maggior rischio in caso di insuccesso aziendale, viene perciò a cadere la certezza di un salario fisso, sostituito da una ripartizione degli utili, quando ce ne fossero. Per questa ragione in questo tipo di impresa non tutti i lavoratori sono lavoratori soci, ma solo quelli che se la sentono di essere corresponsabilizzati e di rischiare, mentre altri lavoratori che non se la sentono di correre rischi possono essere assunti a salario fisso come nelle attuali imprese capitalistiche.

La proposta, che ricorda quella di Weitzman, è poi arricchita con approfondimenti in particolare per la gestione del pensionamento che fa perdere il diritto a detenere i Certificati Azionari del Lavoro. Ma viene pure contemplata la possibilità che il lavoratore acquisti Certificati Azionari del Capitale anche di imprese diverse da quella in cui si presta la propria attività lavorativa, rendendo più articolata la gestione tra Capitale e Lavoro, finalizzata ad una maggior collaborazione e corresponsabilità, minor conflittualità e una tendenza a ridurre le disuguaglianze reddituali e di status.

In conclusione:

“1. Le partnerships potrebbero incentivare notevolmente la cooperazione tra lavoro e capitale nella gestione più efficiente e proficua dell’impresa concorrenziale;
2. inoltre potrebbero determinare una forte espansione della domanda di mano d’opera e, di conseguenza, una riduzione della disoccupazione, successivamente al superamento rappresentato da una rigorosa applicazione del principio della parità di salario a parità di lavoro;
3. l’adozione del sistema delle partnerships non comporterebbe un automatico, sostanziale miglioramento della distribuzione del reddito tra lavoro e capitale;
4. l’adesione dei lavoratori a questo sistema potrebbe venire seriamente ostacolata dalle possibili conseguenze dell’assunzione di rischio”

In considerazione dei punti 3 e 4 si rendono necessari, nell’isola di Agathotopia, altri ordinamenti sociali.

IL WELFARE

Poiché il sistema cogestionale non riesce a garantire in pieno un processo di equalizzazione dei redditi e causa ostilità nei lavoratori che non se la sentono di assumersi dei rischi, gli agathotopiani hanno studiato una serie di contributi da distribuire tra i meno fortunati, contributi finanziati da un sistema fiscale adeguato.

Gli ordinamenti sociali previsti nell’isola sono una specie di reddito di cittadinanza che nell’isola viene chiamato Dividendo Sociale.

Esso vede parecchie configurazioni, ma la finale è un importo fisso uguale per tutti esentasse.
La forma di finanziamento di questo Dividendo Sociale sono i trasferimenti di ricchezza ereditaria ovvero le donazioni inter vivos, e una imposizione progressiva sui redditi.

Notiamo che, coerentemente con quanto sostenuto dal Meade appare una incisiva tassazione sui trasferimenti di ricchezza per via ereditaria o donazioni inter vivos; oltre a ricordarci l’impostazione einaudiana dell’eguaglianza dei punti di partenza, osserviamo che l’impostazione del modello redistributivo si allarga dai flussi di reddito per intaccare gli assetti proprietari.

Nel sistema così disegnato “il cittadino avrebbe a sua disposizione quattro fonti di reddito:

1) Il Dividendo Sociale che rappresenterebbe un introito stabile ed esente da imposte;
2) La remunerazione dei Certificati Azionari di Capitale;
3) L’eventuale quota della retribuzione del lavoro che venga percepita sotto forma di salario fisso;
4) L’ammontare totale o parziale della remunerazione derivante dalla partecipazione ai profitti d’impresa con i Certificati Azionari del Lavoro.

LA SOCIALIZZAZIONE

“Lo Stato di Agathotopia è proprietario di circa il 50% delle ricchezze della società e utilizza il ricavo derivante dalla remunerazione del capitale per concorrere al finanziamento del Dividendo Sociale”.

Questo ordinamento è il più rivoluzionario tra quelli realizzati sull’isola di Agathotipia; la proprietà è dello Stato che non gestisce in modo diretto le imprese che possiede, per non intralciare la libera concorrenza, ma ne gode i Dividendi di Capitale, procurandosi rilevanti risorse per finanziare il Dividendo Sociale. E’ con questa proposta che Meade realizza la sua affermazione per cui per mettere a punto un sistema il più possibile egualitario, non basta più agire solo sui flussi di reddito ma occorre rivedere e redistribuire gli assetti proprietari.

Il percorso è stato lungo e travagliato; si è realizzato attraverso misure fiscali che hanno penalizzato fiscalmente quanto viene ritenuto socialmente indesiderabile, piuttosto che dare sovvenzioni su ciò che si ritiene desiderabile; si è tassata fortemente la pubblicità ritenuta un danno sociale e uno spreco di risorse, un mezzo con cui i produttori cercano di sottrarsi a vicenda la clientela senza alcun vantaggio reale per il consumatore; si sono ulteriormente elevate le tassazioni su eredità e donazioni inter vivos; tutte misure che dopo anni hanno portato a questa trasformazione del Debito Pubblico in Credito Nazionale.

CONCLUSIONI

L’isola di Agathotopia, nonostante gli sforzi di James Meade, nonostante evitasse gli estremismi liberistici o quelli di una burocrazia pianificatrice, non ha trovato chi nel nostro mondo cercasse di imitarla.
L’Agathotopia di Meade, nonostante fosse realizzabile e perseguibile, anche o proprio perché non richiedeva la perfezione, si è trasformata in una Piccola Utopia.

Ma la rilettura di quel testo, letto da molti militanti comunisti che nel 1988 cercavano una “terza via”, da molti economisti ormai disabituati a disegnare modifiche globali dell’economia pragmaticamente legati all’esistente, proibendosi così di sognare, ci dà una indicazione sulla grande rivoluzione nel modo di produzione in atto sotto il nome di industria 4.0.

La completa robotizzazione della produzione farebbe scomparire la classe operaia ed il lavoro dipendente così come farebbe scomparire il capitalismo così come lo conosciamo.

La piena proprietà privata dei mezzi di produzione, dei robots, darebbe ai detentori non il plusvalore, che non esisterebbe più, ma il potere dispotico di decidere nella redistribuzione della ricchezza prodotta: chi può consumare, quando può consumare, quanto può consumare, cosa può consumare. Un neo-schiavismo che solo la socializzazione dei mezzi di produzione può evitare affiancando al nuovo modo di produrre un nuovo modo di distribuire.

Una risposta globale, quella dell’isola di Agathotopia, che fa impallidire le proposte minimaliste fatte dai nostri politici e dai nostri economisti in questi giorni.
Non possiamo immaginarci, oggi, se e in che modo, in una economia completamente robotizzata, si possano generere delle crisi, comunque il sistema agathotopiano che esclude l’intervento dello stato per correggere o reindirizzare la produzione del PIL in caso di crisi, ovvero per indirizzare lo sviluppo delle ricerche e dei nuovi prodotti (escludiamo che il mondo si congeli sulle produzioni esistenti) sia da migliorare prevedendo un maggior ruolo decisorio nelle scelte economiche, pur con lo stesso spirito costruttivo dimostrato dal Meade.

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2 pensieri riguardo “RISCOPRIAMO L’AGATHOTOPIA”

  1. Cito per ora un solo passaggio: “Lo Stato possiede il 50% delle ricchezze..”. A parte la definizione di ricchezza (cosa non secondaria), mi viene da pensare come le multinazionali e le grandi società finanziarie si lascino persuadere a rinunciare volontariamente ad una parte consistente del loro capitale. Penso che qualcuno avrà già pensato ad un percorso abbastanza rapido visto che i tempi si sono fatti molto stringenti se non è addirittura troppo tardi.

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