LA TRASFORMAZIONE DEI VALORI IN PREZZI: UNA LUNGA CONTROVERSIA MARXISTA

di Daniele Colognesi, coordinatore della rubrica ‘L’ideologia Socialista’

Ladislaus von Bortkiewicz (San Pietroburgo, 1868 – Berlino, 1931), il primo economista a mettere in discussione seriamente (nel 1906) la trasformazione dei valori in prezzi proposta da Karl Marx nel III libro de “Il Capitale”.
Ladislaus von Bortkiewicz (San Pietroburgo, 1868 – Berlino, 1931), il primo economista a mettere in discussione seriamente (nel 1906) la trasformazione dei valori in prezzi proposta da Karl Marx nel III libro de “Il Capitale”.

La genesi del “problema della trasformazione”

La trasformazione dei valori delle merci nei loro prezzi di produzione nel quadro del sistema economico di Karl Marx venne presentata nel III libro de “Il Capitale”, pubblicato dal Friedrich Engels nel 1894, a ben undici anni dalla morte dell’autore, che, tuttavia, lo scrisse certamente tra il 1863 e il 1880. Poco dopo la pubblicazione di quest’opera, nel 1896, un noto economista universitario austriaco, Eugen von Böhm-Bawerk, formulò una critica radicale a tutto il sistema economico marxista, sostenendo che i risultati ottenuti nel I libro de “Il Capitale” e basati completamente sulla teoria del valore-lavoro, fossero in flagrante contraddizione con quelli ricavati nel III libro della stessa opera. Una famosa risposta tesa a difendere la coerenza del programma di ricerca di Marx venne redatta nel 1904 da uno dei teorici di punta del movimento operaio tedesco, il celebre Rudolf Hilferding. Tuttavia la prima analisi critica completa di ciò che sarà poi conosciuto con il nome di “problema della trasformazione”, fu effettuata dallo statistico ed economista Ladislaus von Bortkiewicz tra il 1906 e il 1907 in due saggi molto dettagliati che, sfortunatamente, non ottennero la necessaria attenzione, come invece meritavano.

L’atteggiamento di von Bortkiewicz era però del tutto diverso da quello di von Böhm-Bawerk dato che il primo era apertamente un neo-ricardiano, mentre il secondo fu uno dei maggiori sostenitori dell’approccio neo-classico (o marginalista) alle scienze economiche. In effetti von Bortkiewicz non intendeva affatto smantellare i risultati di Marx riguardanti sia la teoria del valore-lavoro che la formazione del tasso medio di profitto; ma, all’opposto, cercava di analizzare la procedura marxiana, di scoprire quelli che poi considerò due gravi errori e, in ultimo, di proporre un nuovo approccio corretto basato su una trattazione matematica più avanzata della problema della trasformazione.

In primo luogo, secondo la sua interpretazione, i prezzi e i valori delle merci in ingresso al processo produttivo dovevano esser determinati simultaneamente ai prezzi e ai valori delle merci che successivamente uscivano da tale processo. Così il prezzo (e il valore) d’ingresso di ciascuna merce doveva essere necessariamente identico al prezzo (e al valore) d’uscita della stessa.

In secondo luogo, sempre considerando l’interpretazione di von Bortkiewicz della teoria del valore-lavoro, prezzi e valori formano due sistemi distinti e indipendenti: per ciò che riguarda le loro grandezze relative i prezzi non dipendono dai valori e vice versa. Ovvero, i prezzi delle merci in uscita dipendono dai prezzi delle merci in entrata usate per produrle, mentre i valori delle merci in uscita dipendono dai valori delle merci in entrata usate per produrle.

Sraffa e la sua influenza sui marxisti

Dal lato neo-ricardiano i lavori di von Bortkiewicz furono studiati dal noto economista anglo-italiano Piero Sraffa nel periodo 1943-1945 e, successivamente, vennero generalizzati e integrati nella sua opera più nota: “Produzione di merci a mezzo di merci” del 1960. Dal lato marxista fu invece Paul Sweezy a far conoscere il problema della trasformazione, già nel 1942, al pubblico americano. In questo modo tale problema divenne uno degli argomenti più importanti per le correnti economiche neo-ricardiane e marxiste, arrivando a coinvolgere un vasto numero di ricercatori, quali: Joseph Winternitz (1948), Francis Seton (1957), Paul Samuelson (1957, 1971), Michio Morishima (1973) e Anwar Shaik (1977) per citarne solo alcuni. Però la riformulazione finale dell’approccio sraffiano al problema della trasformazione in termini marxisti venne compiuta solo nel 1977 da Ian Steedman, che, almeno in quel momento, concluse la disputa in favore della scuola neo-ricardiana con il suo famoso libro “Marx dopo Sraffa”. Era divenuto chiaro come le correzioni di von Bortkiewicz-Sraffa al sistema economico di Marx non fossero affatto dei punti secondari, ma, all’opposto, implicassero una revisione generale di varie idee-chiave. Per esempio, il concetto di caduta tendenziale del saggio di profitto andava abbandonato e il sistema dei valori, benché legittimo, risultava del tutto ridondante togliendo all’idea dello sfruttamento della classe lavoratrice la sua base teorica stabile e obiettiva.

Critiche alla soluzione sraffiana: una riabilitazione di Marx?

L’attacco sraffiano allo status speciale e privilegiato del cosiddetto “capitale variabile” (ossia i salari e gli stipendi) nel sistema marxiano spinse due economisti marxisti, Gérard Duménil e Duncan K. Foley a reagire, mettendo in discussione la legittimità di considerare il capitale variabile in modo duale tramite i due aspetti dei beni consumati dai lavoratori: i loro prezzi e i loro valori. Fu l’atto di nascita della cosiddetta “Nuova Interpretazione” che venne successivamente seguita da un approccio ancora più radicale (noto come “Interpretazione a singolo sistema”), dove l’esistenza del sistema duale (prezzi e valori) veniva del tutto rigettata: i prezzi di produzione e i profitti medi dipendono dal tasso generale di profitto basato sul valore, così non c’è un sistema di prezzi separato; ma i prezzi influenzano le grandezze dei valori, così non vi è neppure un sistema di valori separato. In questo modo è possibile riottenere rigorosamente le tre famose eguaglianze aggregate di Marx: la somma di tutti i valori coincide con la somma di tutti i prezzi; la somma di tutti i profitti coincide con la somma di tutti i plusvalori; i tassi di profitto generali calcolati con i prezzi e con i valori sono identici. Tuttavia la più drastica confutazione delle due correzioni di von Bortkiewicz-Sraffa giunse solo con la cosiddetta “Interpretazione temporale a singolo sistema”, in cui la valutazione è dipendente dal tempo, cosicché i prezzi d’ingresso e di uscita possono differire.

Non c’è bisogno di dire che tutt’e tre le interpretazioni non-sraffiane in generale (e l’interpretazione temporale a singolo sistema in particolare) sono oggetto di una vivace controversia che dura da più di venti anni e che è stata riassunta in modo accurato proprio da uno degli inventori dell’interpretazione temporale a singolo sistema, Andrew J. Kliman, in un libro stimolante e provocatorio del 2007: “Reclaiming Marx’s Capital” (purtroppo non tradotto in italiano). Fra i tanti, un argomento particolarmente interessante di questo dibattito è la possibilità di descrivere gli schemi di riproduzione semplice di Marx nell’ambito dell’interpretazione temporale a singolo sistema, dato che von Bortkiewicz usò proprio uno di questi schemi (precisamente il modello a tre settori) per dimostrare la pretesa incoerenza del metodo originale proposto da Marx per risolvere il problema della trasformazione. Ma l’interpretazione temporale a singolo sistema veniva vista dai suoi proponenti proprio come l’esatta ricostruzione filologica del metodo marxiano, così Kliman doveva necessariamente fornire una confutazione della prova di von Bortkiewicz degli errori di Marx riguardanti lo schema di riproduzione semplice. Ciò è stato fatto nel 1988 (in realtà per un modello leggermente più semplice, a due soli settori), mostrando che, tra due cicli contigui, esiste un equilibrio di riproduzione anche se i prezzi d’ingresso e di uscita differiscono tra loro.

Una completa riabilitazione dell’economia marxista? Forse è ancora presto per dirlo dato che le controversie continuano: nel 2012, poco dopo lo scoppio della crisi economica, Kliman ha scritto un secondo libro in cui difende la vecchia nozione marxiana di caduta tendenziale del saggio di profitto, suscitando, come previsto, reazioni molto vivaci.

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