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PETIZIONE PER UNA LEGGE SULLA DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI

Iniziamo con forza il dibattito sulla ‘democrazia interna’ ai partiti politici.

Come Convergenza Socialista presentiamo la nostra proposta di Disegno di Legge (scarica il testo della proposta di legge), convinti della necessità di regolamentare in senso democratico e trasparente la vita interna ai partiti politici.

Come Convergenza Socialista promuoviamo una petizione per una legge sulla democrazia interna ai partiti politici che condividiamo e che invitiamo a firmare.

firma la petizione su change.org

Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei Deputati

L’articolo 49 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La disposizione costituzionale appare del tutto chiara: ribadisce cioè la garanzia del diritto di associazione, già disposta dall’articolo 18 in via generale, in relazione a quelle particolari associazioni rappresentate dai partiti; afferma che tale diritto può essere esercitato, fatto salvo il rispetto delle norme penali, senza alcuna limitazione; prescrive però ai partiti che svolgano la loro attività per concorrere a determinare la politica nazionale, che qui denomineremo partiti politici, l’obbligo di adottare il metodo democratico.

È da ritenere che l’obbligo suddetto sia prescritto sotto due aspetti: per il primo ogni partito è tenuto ad agire con metodo democratico nei confronti degli altri partiti e dei cittadini in genere; per il secondo è tenuto ad adottare e ad osservare il metodo stesso nella propria organizzazione interna.

Rileviamo che il Costituente e il legislatore ordinario, mentre hanno definito l’obbligo in parola per quanto attiene al primo aspetto dettando norme per lo svolgimento delle elezioni degli organi costituzionali e per lo svolgimento dell’attività politica in genere, nulla ha disposto per l’attuazione dell’obbligo stesso quanto al secondo aspetto.
Pertanto non esiste alcuna norma giuridica che consenta di giudicare se i partiti politici adottino e rispettino il metodo democratico nella propria organizzazione interna.

Problematiche senza una apposita legge:

Riteniamo che la carenza normativa in questa materia sia stata e sia tuttora fonte di gravi rischi e abbia già comportato gravi conseguenze negative per il funzionamento della vita politica e, quindi, per la società nel suo complesso. I partiti politici hanno perso credibilità essendo ritenuti centri di potere guidati da cricche di politicanti senza alcun ‘atteggiamento’ democratico nella conduzione dei partiti stessi.

Constatiamo che i partiti politici sono lo strumento principale, per non dire unico, attraverso cui si determina la volontà politica nazionale in quanto essi sono le uniche associazioni che dispongono dell’organizzazione che consente di svolgere un’azione continuativa di orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto di partecipare direttamente alle competizioni elettorali.

È facile intuire che, in assenza di qualsiasi vincolo giuridico, i gruppi dirigenti di qualsiasi partito abbiano la tendenza a conservare la propria posizione. È sempre possibile che essi, a questo scopo, adottino una prassi organizzativa tale che consenta loro sia di controllare l’accesso al partito accogliendovi prevalentemente persone di loro gradimento sia di procedere alla formazione delle cariche direttive col metodo della cooptazione. Tale prassi potrà essere di fatto adottata anche quando le norme organizzative del partito siano sostanzialmente fondate sul metodo democratico poiché i garanti dell’osservanza di tali norme sono gli stessi organi dirigenti.

Tutta l’organizzazione del partito in tal modo si svolge secondo le scelte discrezionalmente operate dai gruppi dirigenti i quali sono nella condizione di essere assolutamente svincolati da qualsiasi controllo e da qualsiasi responsabilità verso gli iscritti.

Può così accadere, che i dirigenti dei partiti possano non solo decidere a loro discrezione le iniziative del partito ma decidere anche chi andrà a ricoprire le cariche nelle pubbliche istituzioni e, in definitiva, come dovranno essere condotte le istituzioni stesse. È evidente che quando ciò si verifica il sistema di democrazia rappresentativa stabilito dalle norme costituzionali risulta gravemente invalidato.

Il metodo democratico nella formazione della volontà politica viene così sostituito, prima all’interno dei partiti e poi all’interno delle istituzioni, dal metodo delle relazioni personali dei singoli con coloro che dispongono del potere politico. Detto fenomeno, oltre ad essere in contrasto con i principi democratici dettati dalla Costituzione, è assai pericoloso perché instaura una spirale viziosa nella quale gli effetti negativi sono a loro volta causa di effetti ancora più negativi sia per le istituzioni che per la società.
In questo contesto si è creato, nel tempo, e soprattutto a partire dalla fine degli anni novanta, un distacco sempre più marcato fra cittadini e istituzioni. Distacco che si è poi trasformato, specie nell’ultimo decennio, in ostilità aperta e in veri e propri tentativi eversivi nei confronti degli istituti della democrazia rappresentativa, a partire dal Parlamento della Repubblica.

Ciò ha condotto all’attuale e assai pericolosa crisi politica e istituzionale che rischia di avere sbocchi sempre più antidemocratici data anche la concomitanza della crisi economica.
Ora, tutti coloro che credono ancora nei valori della Costituzione Italiana hanno il dovere di impegnarsi al fine di contrastare il processo che ci ha condotto nella situazione attuale e di ristabilire il corretto funzionamento delle istituzioni .

La necessità del partito politico:

Una fondamentale premessa è nel fatto che qualsiasi soggetto politico che partecipi oppure intenda partecipare alle elezioni degli organi costituzionali deve essere riconducibile alla forma di partito politico, avente quindi uno Statuto, un Atto Costitutivo e una serie di procedure interne democratiche. Si premette, quindi, il necessario adattamento, con apposito provvedimento legislativo, in partito di qualsiasi soggetto politico che abbia intenzione di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Sono le procedure interne al partito politico ad essere oggetto di democratizzazione attraverso l’implementazione del presente disegno di legge.

Occorre:

– individuare i contenuti minimi del metodo democratico da prescrivere, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, ai partiti politici che intendono partecipare alle elezioni degli organi costituzionali e beneficiare dei contributi finanziari dello Stato disposti dalla legge a favore dei partiti e dei rispettivi gruppi parlamentari e regionali;

– ai partiti suindicati deve essere prescritto di approvare uno statuto che consenta: l’iscrizione di tutti cittadini in possesso del diritto di voto, salvo che non risultino iscritti ad altri partiti; il diritto per ogni iscritto di essere membro dell’assemblea del livello organizzativo minimo nonché di essere eletto alle cariche direttive e rappresentative del livello stesso e a membro delle assemblee di livello superiore;

– lo statuto deve prevedere che le cariche direttive e rappresentative di ogni livello, nonché le designazioni di candidature a cariche pubbliche siano conseguite a seguito di elezioni da parte delle assemblee dei vari livelli, elezioni che dovranno tenersi a scrutinio segreto e con voto personale.
Competenza delle assemblee dei rispettivi livelli è l’approvazione dei programmi annuali e pluriennali del partito nonché dei bilanci di previsione e dei conti consuntivi. All’assemblea del massimo livello compete l’approvazione dello statuto.

– rendere obbligatorio nello statuto che presso ogni livello organizzativo siano tenuti i seguenti libri sociali: il testo dello statuto; il registro degli iscritti; il registro del patrimonio. Ogni iscritto avrà diritto di prendere visione e ottenere copia di detti documenti;

– viene prescritto ai partiti: di depositare una copia dello statuto stesso presso gli enti locali, e presso la regione in cui svolgono la loro attività nonché presso il Ministero dell’Interno; di dare comunicazione agli stessi enti della convocazione delle assemblee degli iscritti nelle quali si svolgono le elezioni per le cariche direttive del partito e per le designazioni delle candidature a cariche pubbliche, nonché di depositare presso gli enti suddetti i verbali dello svolgimento delle assemblee stesse;

– ad ogni cittadino è garantito il diritto di prendere visione e di estrarre copia dei documenti depositati presso gli enti stessi nei modi indicati dagli articoli 24 e 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241. È prevista inoltre l’obbligatorietà dell’apertura a tutti gli iscritti a prescindere dal comune di residenza delle assemblee sopraindicate;

– qualsiasi violazione delle norme sopra esposte comporta la perdita del diritto di partecipare alle elezioni degli organi costituzionali nel territorio in cui opera il livello organizzativo del partito responsabile della violazione;

– a ciascun iscritto al partito è data facoltà di segnalare le violazioni delle norme sopra indicate agli organi preposti interni al partito (probi viri, organi di garanzia, ecc) e al sindaco, al presidente della provincia, al presidente della regione i quali sono tenuti, a loro volta, a presentare rapporto di quanto a loro conoscenza in relazione ai fatti segnalati al Ministro dell’interno e all’autorità giudiziaria per i provvedimenti di rispettiva competenza.

CHIEDIAMO

che il Disegno di Legge venga recepito e discusso nelle sedi istituzionali di competenza.

La normativa qui esposta si basa sui principi elementari del rispetto, della trasparenza e della responsabilità che devono stare alla base di qualsiasi convivenza democratica interna ai partiti politici.

Riteniamo che solo se questi principi troveranno accoglienza nell’organizzazione interna dei partiti sarà possibile affrontare i problemi del rinnovamento delle istituzioni democratiche.

In caso contrario, qualsiasi riforma istituzionale, più o meno radicale, non potrà che essere illusoria perché non eliminerà la condizione che vizia all’origine la volontà istituzionale cioè l’influenza delle persone che dispongono degli apparati organizzativi dei partiti.

Se invece, a seguito dell’entrata in vigore delle norme qui proposte, sarà possibile instaurare un costume democratico nell’organizzazione interna dei partiti è possibile confidare in una inversione delle tendenze negative a cui siamo abituati da diversi decenni.

Una volta data piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione, tutti cittadini potranno sentirsi garantiti non solo nel loro diritto di aderire ai partiti politici o di fondarne di nuovi, ma anche in quello di partecipare con il proprio contributo personale alle scelte dei partiti stessi e quindi alle scelte della politica nazionale.
Riteniamo che, raggiunto tale risultato, i cittadini dovranno prendere coscienza non solo di essere titolari dei diritti suindicati, ma anche del dovere di esercitarli come per altro prescrivono gli art. 2 e 54 della stessa Costituzione.

Ogni cittadino dovrà assumersi allora la propria parte di responsabilità nel concorrere attivamente alla formazione della volontà politica nazionale.

È ragionevole ipotizzare che da questa ripresa della coscienza civica si possa formare un flusso di energie positive capace di rafforzare le istituzioni democratiche e di accrescere la loro efficacia di intervento per la soluzione dei problemi della società.

Pertanto si auspica che il presente disegno di legge possa essere quanto prima preso in esame da (Camera o Senato) e, opportunamente integrato perfezionato dal dibattito, possa essere approvato.

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1 commento su “PETIZIONE PER UNA LEGGE SULLA DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI”

  1. Finalmente una iniziativa ottima. Io vorrei si prevedesse pure qualcosa per i sindacalisti che hanno ricoperto cariche importanti, un periodo di moratoria alla candidatura in politica. La democrazia andrebbe affrontata anche per le organizzazioni di carattere sociale. Tipo sindacati dei lavoratori dipendenti e datori di lavoro. Pure per i magistrati che si occupano di penale nei confronti di persone che ricoprono cariche politiche. Non mi piace che un magistrato usi le “porte girevoli” tra la Magistratura e la Politica.

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