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UN INIZIO DI DISCUSSIONE SULLA TEMATICA DELL’ANZIANO IN QUESTO PAESE

di Giandiego Marigo, Dipartimento politiche abitative e per gli anziani

Nelle società pre-capitalistiche, si badi non necessariamente migliori, il ruolo dell’anziano era sacrale.
Quest’importanza, anche molto discutibile in alcune sue fasi paternalistiche, arrivò a lambire gli inizi del ‘900, dove la civiltà contadina aveva ancora una sua caratteristica ed importanza. L’anziano in quelle organizzazioni aveva ruoli di potere, persino eccessivi, tanto è vero che, con la parola “anziano” ancora oggi si identificano ruoli di garanzia e di controllo in molte libere associazioni di umani. Sebbene non sempre chi li ricopre sia effettivamente una persona di età avanzata.

È quindi della modernità e del liberismo Maltusiano l’atteggiamento di dimenticanza-sfruttamento della figura dell’anziano.

In una società dei diritti la cura non è più compito della sola famiglia o del clan o del gruppo essa viene, giustamente, addossata alla società. Forse per questo, con l’aumento della vita media ed i diritti pensionistici si arriva, gradualmente allo stato attuale dell’anziano, concepito come peso sociale, come ostacolo alla circolazione del lavoro giovanile e peggio come pacco a perdere un onere gravoso ed inutile che è meglio non avere. Poco importa che proprio gli anziani siano gli artefici ed i creatori manuali di questo sistema e delle sue fondamenta.

La gerontocrazia di potere, non va confusa, con un ruolo sociale dell’anziano, essa vale per gli appartenenti all’elite, che anzi, fanno del prolungamento della vita un loro obiettivo ed uno status symbol.
Nella società, invece, l’anziano diviene, nella migliore delle ipotesi, deposito di contante pronta cassa. Altro è il privilegio dei garantiti, coloro che, nonostante la stretta d’una crisi fortissimamente selettiva e classista, sono riusciti a scamparla ad acquisire cioè diritti pensionistici di privilegio o rafforzati, nella stragrande maggioranza dei casi, da scelte di investimenti privatistici.

Di fatto però è in questa fascia sociale che si evidenziano in modo, a tratti, drammatico gli strascichi di povertà ed esclusione che la crisi inventata dall’elite finanziaria si trascina dietro, su questa fascia con particolarissima evidenza per gli espulsi prematuramente dal mondo del lavoro si accumulano le evidenze terribili di arretramento e povertà che sono il risultato drammatico del “capitalismo finanziario”.

All’oggi siamo di fronte alle premesse d’un “Orbis Horribilis” che si sviluppa ogni giorno di più riservando all’anziano debole, cioè al pensionato intorno ai 1000 euro un futuro di privazioni, povertà e sopravvivenza al limite. Se a questo si aggiunge la graduale ma rapida dismissione dello Stato Sociale, di quello che denominiamo con un inglesismo forse inutile Welfare State il quadro assume colori cupi e preoccupanti.

Con la privatizzazione e la finanziarizzazione di tutti i nodi fondamentali di assistenza e di cura, l’intento depopolativo diviene evidente ed anche l’obbiettivo di questo intento appare chiaro. Gli anziani fragili, deboli, quelli che definimmo proletari e che oggi, in tempi di preteso interclassismo, chiamiamo solamente e dispregiativamente poveri, senza connotazione classista, costoro sono destinati ad essere perduti nel nuovo mondo dei privi di scrupoli.

Con buona pace dell’aumento dell’aspettativa di vita che è servito da paravento e pretesto ad intenti malevoli e crudeli da parte dell’elite finanziaria, che l’ha usato strumentalmente, un poco dovunque nel mondo occidentale, per aumentare l’età pensionabile dei lavoratori, diminuendone anche, contemporaneamente gli emolumenti.
Il progetto appare chiaro. Allargare la forbice fra garantiti e fragili, ponendoli in antagonismo diretto. Questa degli antagonismi è un’arma molto usata dal Sistema che la sfrutta su tematiche fondamentali, quali il lavoro o l’assistenza, arrivando a dichiarare in modo più o meno velato, che i limiti evidenti dello Stato Sociale attuale, per esempio nel supporto dei giovani senza lavoro, piuttosto che delle giovani famiglie è legato al peso del sistema pensionistico ed all’assistenza degli incapienti, dei poveri, dei vecchi e dei migranti, che non ripagano nel dovuto modo per i servizi ricevuti. Questo è ovviamente un falso.

I lavoratori nei loro anni di attività hanno amplissimamente ripagato quel che ricevono in vecchiaia, quando e se lo ricevono, per altro. I migranti oggi sono garanti del sistema pensionistico, non già per gli eccessi del passato, ma per l’inettitudine e l’astuzia ladresca di chi doveva funzionare da garante e dei depositi dei lavoratori. È comunque evidente che il sistema capitalistico moderno ha perso qualsiasi forma di pudore e di rispetto, ammesso che mai ne abbia avuti.

I richiami furbeschi a figure come Olivetti risultano, per esempio anacronistici e suonano falsi e pretestuosi in questo contesto. Certo l’anziano dovrebbe essere un patrimonio ed una risorsa, in una società diversa da questa, che mantenga il rispetto per l’essere umano e che lo ponga come tematica centrale, al posto del profitto, per esempio, e del potere. Però appare chiaro come questo divenga possibile solo con un profondo cambiamento valoriale. filosofico e di fondo.

In un sistema diverso da questo l’anziano ancora abile potrebbe essere un valore aggiunto per il volontariato, per alcuni lavori di cura ed accompagnamento socialmente utili.

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